LAURANA, FrancescO. - Scultore, n. in Dalmazia, forse a Zara, nei primi decenni del Quattrocento, ed operoso a Napoli, nelle Marche, in Sicilia ed in Francia, m. probabilmente nel 1502. Problematica resta la sua prima educazione, ma forse egli fu tra gli scultori che lavoravano a Rimini, sotto la direzione di Agostino di Duccio e Matteo di Pasti nel tempio malatestiano: qualcuno volle addirittura vedere la mano del L. nelle sculture che adornano l'appartamento della Jole nel Palazzo Ducale di Urbino che sono invece - per ormai concorde parere di critica - opera del fiesolano Michele di Giovanni.
Comunque in giovinezza fu certamente a Napoli dove attese ad opere di scultura per l'arco aragonese e in genere per il Castelnuovo: quindi alla morte di Alfonso si recò in Francia, dove coniò medaglie per le più note personalità del tempo, effigiandole con rarissima maestria. Ma nel '68 è di nuovo in Italia e precisamente in Sicilia. A quell'anno probabilmente risale uno dei capolavori di lui, il ritratto di Eleonora d'Aragona, raffigurata a mezzo busto. A Sciacca diresse i lavori di una porta laterale della chiesa di S. Maria, dove nella lunetta è riconoscibile la sua mano. Sempre nel 1468 egli eseguì la cappella Mastrantonio nella chiesa di S. Francesco a Palermo, sebbene con l'aiuto di altri artisti. Le molte commissioni dovettero obbligarli ad affidare ad altri l'esecuzione di talune opere, come, ad es., la Madonna esistente nella cappella del duomo di Palermo, quella stessa che allo scultore fu commissionata per Monte S. Giuliano e che poi venne trattenuta nella città; e così pure l'altra, che venne eseguita successivamente al posto di quella, e che si trova nella cappella dell'Assunta nel duomo di Montesanguliano. Opera invece tutta dell'artista e da lui firmata è un'altra Madonna ancora, che si trova nella chiesa della Crocifissione di Noto, e così infine quella esistente in S. Agostino di Messina. Nel 1472 lo scultore è nuovamente a Napoli, dove tra l'altro esegue il busto di Beatrice d'Aragona, figlia di Ferdinando I; tale busto passò nel Museo di Berlino. Successivamente si recò in Urbino forse tra il '74 ed il '77, anno in cui tornò in Francia definitivamente. Nel periodo urbinate esegui il ritratto della duchessa Battista Sforza, del Museo nazionale di Firenze, e il profilo marmoreo di lei, ora nel Museo civico di Pesaro. A Marsiglia lo scultore lavorò dal '77 all'83 nell'antica Cattedrale, dove eseguì, non senza collaboratori, l'altare di S. Lazzaro; fu quindi ad Avignone ed in altre località della Francia, attendendo soprattutto ad eseguire monumenti funebri.
Esaminando le sue opere più certe e più meritatamente famose si deve riconoscere che egli fu uno dei massimi artisti del Rinascimento, portato ad una esaltazione lirica del soggetto rappresentato. Aspirava alla semplificazione delle forme mediante una sintesi geometrica dei volumi, cosicché richiama l'arte di Piero della Francesca, col quale evidentemente il L. dovette essere
LAURA - Grotta e l. di S. Caritone - Palestina, Wadi Fara.
di s. Saba, è «egumeno nella propria cella». S. Eutimio e s. Saba, nel sec. v, diedero molto incremento a tal genere di vita monastica; i monaci però che venivano ammessi a vivere nelle celle della l. dovevano prima subire un periodo di formazione e di prova in una specie di cenobio, che si trovava nella stessa località. Ma il sistema della l. non era esente da inconvenienti e rendeva difficile la sorveglianza; onde la tendenza a trasformare la vita anacoretica in quella cenobitica. La fondamentale distinzione dei due sistemi ricorre spesso nelle vite di s. Eutimio e di s. Saba, scritte da Cirillo di Scitopoli, e il diverso modo di vivere è descritto a vivaci colori da Evagrio Scolastico (Hist. eccl., II, 21: PG 86, 2477-84).
Abituale in Palestina, il nome e l'istituto della l. si diffuse nelle varie parti dell'Impero bizantino. Con il tempo però il termine l. divenne sinonimo di monastero, sia che la fondazione si trasformasse da l. in cenobio, sia che fin da principio sorgesse come tale (l. cenobitica). Anzi, nei tempi più recenti, l. (ή λάμβα πρός, e trascr. lavora) diventa un titolo onorifico, per qualificare un cenobio celebre, ampio e popolato; per cui nella Russia sono detti l. soltanto quattro grandi monasteri: la l. di S. Sergio presso Mosca, la l. Pecerskij di Kiev, la l. di S. Alessandro Nevskij presso Pietrogrado (tutte e tre residenza del Mercopolia), e la l. dell'Assunzione a Počaev in Volinia.
La più famosa l. di Palestina, che tutt'ora esiste, è quella di S. Saba a Gerusalemme, presso il torrente Cedron, chiamata la «Grande l.», oggi «Mar Saba», occupata da monaci dissidenti. Particolare importanza storica hanno avuto anche le grandi l. del Monte Athos e del Monte Sinai.
Con la l. palestinese ha stretta affinità la «Secta» o Skiti (ή σκήτη), che richiama il tenore di vita praticato anticamente in Egitto, specie nei deserti della Nitria e di Sketi (Σκήτη ο Σκήτης), e poi imitato altrove, PATMOS (v.): perciò «secta» e «l.» erano considerati vocaboli quasi sinonimi (De Meester [V. BIBLICA.], p. 299). Ma mentre in origine la «secta» era sui iuris, nei tempi più recenti, assumendo una fisionomia giuridica

di s. Saba, è «egumeno nella propria cella». S. Eutimio e s. Saba, nel sec. v, diedero molto incremento a tal genere di vita monastica; i monaci però che venivano ammessi a vivere nelle celle della 1. dovevano prima subire un periodo di fo
LAURANA FRANCESCO - LAURENTIE PIERRE-SÉBASTIEN
in relazione, e una ideale parentela con il massimo pittore siciliano, Antonello da Messina. Ma un'arte siffatta, tanto coerente e personale, non si concilia sempre con molte opere che allo scultore vengono attribuite, segno che non s'è ancora disgiunta a pieno la sua personalità da quella dei numerosi collaboratori.