LAUS PERENNIS (ἈΠΑΝΤΑΧῸΣ ΛΕΙΤΟΥΡΓΌΣ [OPPONERE])

LAUS PERENNIS (ἀπανταχὸς λειτουργός [opponere]). - Gli storici del monachismo antico intendono per l. p. la salmodia perpetua, cioè l'organizzazione dell'ufficiatura praticata ininterrottamente per l'intera giornata, dienotique (l'ufficio del νυχθύμερον). Si ebbero a tale proposito due centri indipendenti; Acemeti (v.) in Oriente e il monastero di Agauno (v.) in Occidente.

I. In Oriente

Ansioso di realizzare il detto evangelo Coporet semper orare et non deficere (Lc. 18, 1), s. Alessandro l'Acemeta (inizio del sec. v), pensò, dopo varie esperienze, di instaurare tra i suoi monaci la «Dosologia perpetua» che rendesse possibile alla comunità ciò che non è possibile all'individuo. Stabili perciò tra di essi un turno che assicurasse la perennità della salmodia. Essendo i monaci di nazionalità diverse, egli li divise in gruppi etnici, due per ogni lingua di origine (greca, siria, copta e latina; si ebbero così, sembra, 8 gruppi nel monastero dell'Eufrate e 6 in quello di Costantinopoli). Questi cori si alternavano in modo che la salmodia non sostasse un solo istante, né di giorno né di notte.

È stata attribuita a s. Alessandro l'istituzione di 7 ore canoniche, ma egli non parla di 7 ore per l'intera giornata, bensì di 7 ore per il corso diurno e 7 per quello notturno (14 ore canoniche). Ciò non corrisponde al nostro ciclo settimanale: l'ufficiatura tradizionale non riconosce l'organizzazione definitiva dal cursus di Alessandro, il quale, dopo sette anni del suo sistema liturgico pervenne alla «dossologia perenne», che comportava l'istituzione di 24 ministeria, corrispondenti alle 24 ore del νυχθύμερον. Col sec. VI gli Acemeti scompaiono.

II. In Occidente

Nella inaugurazione del grande monastero di S. Maurizio d'Agauno (515), sorto sul luogo del sacrificio di s. Maurizio e conosci, s. Sigismondo re di Borgogna e i padri del Concilio, ivi convocato, espressero il voto che sulla tomba dei santi martiri si cantassero le lodi del Signore di giorno e di notte, ininterrottamente (Mansi, VIII, 531-38; cf. Hefele-Leclercq, II, pp. 1017-22). Per questo i monaci dovevano dividersi in nove (al. cinque) norme o cori, che si sarebbero dovuti alternare secondo le ore canoniche («succedentes» sibi officii canonicis), affinché «de noctuque indesineret Domino famulentur».

È molto probabile che l'idea di questa l. p., dal biografo di s. Sigismondo detta «institutum opus» (Vita s. Sigismondi, n. 6; Acta SS. Mari, I, Anversa 1680, p. 87), sia stata suggerita dalla pratica degli Acemeti; mancano però testimonianze al riguardo. È certo tuttavia che l'istituzione d'Agauno fu il prototipo, nei secc. VIII, di fondazioni similari in molte parti delle Gallie. J. Mabillon e H. Leclercq lo dimostrano, p. es., per la chiesa di S. Benigno a Digione, per i monasteri di St-Marcel a Chalon-sur-Saône, di St-Denis e St-Germain di Parigi, St-Médard di Soissons, e per le celebri abbazie di Luxeuil, S. Martino di Tours e St-Riquier (Centula). L'istituzione aggancceva fu adottata anche da monasteri femminili, come quello di Laon fondato da S. Salaberga, e quello di Remiremont (Habendense) eretto da s. Romario e s. Amato (cf. Vita Amati, n. 10; MGH, Script. rer. Mer., IV, p. 218).

La l. p. pur non modificando il cursus dell'Ufficio divino, che rimaneva con il suo ordine di salmi e di letture, richiedeva un ordinamento speciale di tutta la vita del monastero: si eliminava la notte, come se l'esistenza vi trascorresse in un giorno perpetuo. Espressione di grande fervore, la l. p. esigeva dai monaci uno sforzo sovrumano, per cui dopo il sec. VIII decade. In varie chiese i principi secolari sostituirono i monaci con i «canonici».

In Roma troviamo qualcosa di simile alla l. p. nell'ufficiatura liturgica che nell'alto medioevo i monaci cantavano solennemente, giorno e notte, nelle basiliche loro affidate: «laudes et hymnos nocte dieque modulantur de cantent» (Lib. Pont., II, p. 58). Per la basilica di S. Pietro erano celebri i monasteri S. Giovanni e Paolo, S. Stefano Maggiore, S. Stefano Minore, e S. Martino.

BIBL.: Per l'Oriente: agli articoli citati alla V. Acemeti si aggiungeva: V. Grumel, in DSP, I, coll. 169-75. Per l'Occidente: J. Mabillon, Annales O. S. B., I, Lucca 1739, pp. 26-27; id., Acta Sanct. O. S. B., s. sec. IV, parte II, prefazione, nn. 204-12; S. Baumer, Histoire du Bréviaire, I, Parigi 1905, pp. 221-22; M. Besson, Monastrium Acumenae, Friburgo 1913; M. Reynoud, La Charte de St Sigismond pour St Maurice d'Agaune (513), in Zeitschrift für Schweizerische Geschichte, 6 (1926), pp. 1-60 (studio critico); M. Heimtucher, Die Orden u. Kongr. der kath. Kirche, I, Paderborn 1933, p. 412. Per l'opera del monachismo nella vita liturgica a Roma: P. Batiffol, Histoire du Bréviaire romain, 3ª ed., Parigi 1911, pp. 72-88 (monasteri basilicali); I. Schuster, Liber Sacramentorum, V, Torino 1923, pp. 12-66; H. Leclercq, Rome (Les Eglises, n. XIII; Les Monastères desservants), in DACL, XIV, coll. 2853-54. Igino Cecchetti.