LAWRENCE, DAVID HERBERT. - Scrittore inglese, n. 1'11 sett. 1885 a Eastwood, m. il 2 marzo 1930 a Vence. È tra i narratori più rappresentativi dell'età sua. Figlio di un minatore del Nottinghamshire, le sue opere più schiette son forse i primi romanzi in parte autobiografici: The white peacock (1911) e, soprattutto, Sons and lovers (1913) ove sono ammirevolmente rappresentati gli ambienti della sua adolescenza e la dura vita della famiglia del minatore.
Dopo di allora la produzione è stata abbondantissima e, pur presentando pagine liriche d'indiscutibile valore e potenti rappresentazioni di scene naturali, si è contaminata di presupposti irrazionalistici e «immoralistici» e d'intenzioni messianiche. Il pansessualismo di L., una sorta di misticismo alla rovescia in cui influiscono, probabilmente, insieme con le teorie freudiane, anche fattori patologici (l'autore era affetto dalla tubercolosi, di cui morì prematuramente) è abbondantemente teorizzato, con fervore maniaco, in tutta la sua opera narrativa, e in alcuni veri e propri trattati. L'esaltazione fanatica dell'istinto sessuale e la guerra aperta alle convenzioni e più in generale a tutto ciò che è il prodotto della cultura e della tradizione provocarono scandalo, e lo scandalo culminò con la pubblicazione di Lady Chatterley's lover (1928), un romanzo in cui all'esperienza sessuale viene attribuito un valore di assolutezza e l'adulterio della protagonista viene esaltato come atto di rigenerazione e resurrezione dei sensi mortificati. Nella ricerca ansiosa e febbrile di ambienti primitivi ed intatti dalla cultura, L. venne indotto a una sorta di nomadismo, le cui tappe vengono rappresentate da libri di viaggio, alcuni dei quali ispiratigli da lunghi soggiorni in Italia. L. tradusse anche Verga e una novella dalle Cene del Lasca (1929), e lasciò una serie di saggi ammirabili sui classici americani (1923). Il suo ultimo libro: The man who died, pubblicato postumo nel 1931, è una sorta di mito blasfemo in cui s'immagina che Cristo risorto venga a conoscenza dell'amore umano, la realtà mistica predicata da L. in tutta la sua opera, e che dalla unione dell'uomo che morì e della sacerdotessa Iside si generi o piuttosto rinasca Osiride.