LEGER, ANTONIO E GIOVANNI

LEGER, ANTONIO e GIOVANNI. - Pastori valdesi del sec. XVII. ANTONIO, dopo aver studiato a Ginevra ed essere stato pastore dal 1626 al 1628, passò a Costantinopoli con l'ambasciatore calvinista d'Olanda. Fu tra coloro che collaborarono alla pubblicazione della confessione di fede del patriarca Cirillo Lukaris che tanto scandalo produsse tra le Chiese orientali. Ritornato nelle valli nel 1637, fu pastore di S. Giovanni fino al 1643 allorché, condannato a morte per gravi infrazioni alle leggi sulla propaganda protestante, si rifugiò a Ginevra dove m. nel 1662.

Suo nipote, GIOVANNI, n. a Villasecca, nelle valli valdesi, nel 1615, m. a Leida nel 1670, compì anch'egli gli studi a Ginevra, che era allora la città nemica della casa e del ducato di Savoia.

Ivi, con le dottrine calviniste, assimilò quello spirito anticattolico ostile a ogni confessione non calvinista che fu origine di tante guerre civili-religiose. Nel 1639 fu pastore di alcuni villaggi valdesi e nel 1643 successe allo zio Antonio quale pastore di S. Giovanni. In tale ufficio prese a sollevare il popolo contro i recenti decreti ducali che proibivano la costruzione di cappelle fuori dei luoghi tollerati e contro la predicazione fuori del territorio permesso. Scoppiarono perciò le lotte che culminarono nelle famose Pasque piemontesi (24 apr. 1655). Giovanni L.

fuggì in Francia il 27 apr. dove, lavorando con attività e audacia, non solo provocò, con le sue esagerazioni, l'indignazione del mondo protestante, ma fece sì che il Cromwell, il carnefice dei cattolici irlandesi, mandasse a Torino come suo commissario straordinario Samuele Moreland, per disporre il Duca in favore dei ribelli valdesi. Giovanni L. poté allora ritornare nelle valli e il 31 luglio del 1655 prese parte all'accordo di Pinerolo abbastanza favorevole ai valdesi. Nonostante tale accordo, il L. riprese in S. Giovanni a preparare una nuova insurrezione, che infatti scoppiò nel 1663-64.

Accusato di gravissimi misfatti e condannato a morte, Giovanni riparò all'estero nel 1661.

Sua opera è la famosa Histoire générale des Eglises évangéliques des vallées de Piémont ou vaudoises. (Leida 1669). Di questa storia, almeno per quanto riguarda le Pasque piemontesi, gli scrittori protestanti e soprattutto valdesi hanno una stima altissima, ritenendo tutto ciò che vi è narrato verità indiscutibile. Ma il Botta la chiama «narrazione bugiardissima», il Claretta la dice «piena zeppa di fole e menzogne»; ed il celebre e voluminoso manoscritto di Torino Histoire véritable des vallées du Piémont, citato dal Claretta, dal Melia, dal Perrone, ecc., nota che «Giovanni L. ha riempito il suo grosso volume di calunnie e di cose false e di favole astutamente inventate». La storia di Giovanni L. quindi va considerata come una apologia dei valdesi povera-

mente fatta, scandalosamente esagerata e così unilaterale da far dubitare anche delle poche cose vere che essa può contenere.

BIBL.: S. Moreland, The history of the Evangelical Churches of the Valleys of Piemont, Londra 1658, passim; C. Botta, Storia d'Italia, I, Palermo 1833, p. 522 sgg.; A. Bazzoni, La reggenza di Maria Cristina, Torino 1865, p. 342 sgg.; P. Melia, The origin, persecutions and doctrines of the Waldenses, Londra 1870, pp. 51-83; G. Perrone, I valdesi primitivi, mediani e contemporanei, Torino 1871, pp. 141-64; G. Claretta, Storia del regno e dei tempi di Carlo Emanuele II, I, Genova 1877, pp. 80-164, 383-434; E. Comba, Storia dei valdesi, Torre Pellice 1930, pp. 191-205; C. Crivelli, I protestanti in Italia, II, Isola del Liri 1938, pp. 12-24. Camillo Crivelli

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“LEGER, ANTONIO E GIOVANNI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 633. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/leger-antonio-e-giovanni.