LEGITTIMISMO. - È la teoria postulata all’epoca della Restaurazione sull’obbligo etico-giuridico di rimettere sul trono di Francia i Borboni e sugli altri troni gli ex-sovrani dopo il crollo di “dell’usurpatore” Napoleone.
Nel campo diplomatico il principio del l. non uscì da uno stadio empirico, donde i lamenti del Talleyrand: “la forte mysteriose de la légitimité se perd parce qu’elle n’a jamais été comprise. Tous les hommes de révolution la réduisent à être un moyen de conservatori pour la puissance des rois, tandis que c’est surtout un élément nécessaire de repos et de bonheur pour les peuples, tandis que c’est la garantie la plus solide et, j’oserais dire, la seule de l’existence des nations et de leur durée” (G. Lacour-Gayet, Talleyrand, III, Parigi 1932, pp. 107-108). Il principio del l. servì, in Francia, come metodo di alleanza dello Stato e della Chiesa, contro i postumi del rivoluzionarismo giacobino.
Ma il l. non rimase solo su un piano tattico; divenne, ad es., in Italia, una vera e propria idealità. Per Cesare Balbo il principio del l. rappresenta la giustizia di fronte alla forza, la legalità di fronte all’arbitrio, postulando il principio del l. contro l’astrattismo giacobino, un sostanziale storicismo politico. Il principio legittimistico fu pure teorizzato su un piano economico-sociale da Antonio Rosmini che difese un concetto di legittimità patrimoniale, proprio perché la proprietà è criteriato del l. Legittimisti furono detti poi in Francia i sostenitori dei Borboni contro Luigi Filippo d’Orléans, o in altri paesi e in altri tempi i fautori di situazioni analoghe.