LEMURIE (LEMURIA)

LEMURIE (Lemuria). - Nei giorni 9, 11 e 13 maggio del calendario romano cadeva la festa dei Lemuria, cioè dei Lemures, le anime dei morti, generalmente confuse con le « larve » (v.), come queste appunto aventi carattere avverso al mondo dei vivi (« Lemures larvae nocturnae et terrificationes imaginum et bestiarum », Nonio Marco, Compendiosa doctr., p. 135; cf. Porfirio, Ad Hor. ep., 2, 2, 209).

Secondo Ovidio (Fasti, V, 419-92) questa festa dei morti sarebbe più antica di quella analoga del febbr. dei Feralia (v.) il 21 dello stesso mese; e ciò forse molto a ragione, in quanto la bizzarra cerimonia compiuta dal paterfamilias la prima notte dei Lemuria (v. sotto) ha carattere arcaico, in netto contrasto con quello più sereno dei Feralia; ed allo stesso riguardo è da osservare che, mentre la prima festa è segnata nei calendari con N (= nefastus), la seconda è indicata con F (= fastus; o anche FP = fastus principio, Mommsen), il che rivela due punti di vista (e quindi due epoche) nettamente diversi nei confronti dei morti.

Nei Lemuria a mezzanotte il paterfamilias si alza e, scalzo e le mani lavate, mette in bocca fave nere; quindi, senza voltarsi, le getta dietro le spalle dicendo: « Con queste fave redimo me ed i miei »; si lava di nuovo, batte un vaso di bronzo e, ripetuto per nove volte « Manes exite paterni », compie la cerimonia. Nei tre giorni dei Lemuria i templi erano chiusi e non si celebravano matrimoni.

BIBL.: W. W. Fowler, The roman festivals, Oxford 1925, p. 106 agg.; J. G. Frazer, IV, The Fasti of Ovids, ivi 1929. Cesare D'Onofrio
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“LEMURIE (LEMURIA).” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 665. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lemurie-lemuria.