FERALIA

FERALIA. - Era l’ultimo giorno delle Parentalia, che consistevano in una settimana dedicata ai morti della famiglia, e cadeva il 21 febbr. (Varrone, De l. lat., 6, 13, I), mentre è segnato al giorno 13 nei Feriali rustici filocaliano (virgo vestalis parentata) e di Polenio Silvio (Parentatio tumultorum incipit).

In detto giorno venivano tributati ai defunti gli stessi zii funebri, che si ripetevano ad ogni anniversario. Avanti il sepolcro ornato di fiori, si deponeva un vaso di argilla contenente grano, sale, pane inzuppato nel vino e viole sciolte (Ovidio, Fast., II, 536-39). In detto giorno, che era nefasto, i magistrati non vestivano la protesta, i templi erano chiusi e non si celebravano matrimoni.

Il giorno seguente avevano luogo la Caristie o cura cugnatio, in cui i parenti, compiuti i doveri verso i morti, riunivano a banchetto, quasi n’accoltare, come dice Ovidio (loc. cit., 617-22) i gradi superstizi della parentela.

Bibl.: A. Du Marchi, Il culto privato di Roma antica, I, Milano 1896, p. 109 seg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2a ed., Monaco 1922, p. 232; E. S. Satter, S. V. in Pauli-Wissowa, VI, col. 2266; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, p. 109.