FLORA

FLORA. - Antica dea italica e romana; secondo Varroné d'origine sabina: infatti, il suo culto indi- pendente da quello romano è documentato ad Agno- ne; a Furfo il calendario ha un mese Flusare (Flora- rale). A Roma il suo culto fu indubbiamente antico. F. mater aveva un proprio flamen (fl. Floralis).

Il suo santuario più antico era sul Quirinale. Nel 241 a. C., dietro suggerimento dei libri Sibyllini, le si costruì un tempio presso il Circo Massimo, inaugurato con ludi che, a partire dal 173 a. C., assunsero carattere annuale e si svolgevano tra gli ultimi di apr. e i primi di maggio. I ludi Florales, che forse sostituiscono un'ori- ginarie festa mobile, erano noti per il loro carattere li- cenzioso: le meretrici che vi sostenevano un finto com- battimento, si denudavano i richiesti del pubblico. Nei ludi avevano luogo inoltre cacca a carne e conigli e al pubblico si getavano legumi. Questi tratti delle festa, e l'antica importanza del culto mostrano che il carattere della dea non si limitava ad una connessione con i fo- rentibus frumentis come volevano gli esegni antichi. F. infatti deve aver avuto rapporti più estesi con la sfera della fecondità e di quelle divinità con cui il culto la mette in relazione: il suo tempio era immediatamente adiacente a quello della trad. Ceres-Liber-Libera; il suo culto festivo collega il mese d'apr. dedicato alle feste della fecondità tellurica con il maggio dei Lemuria. An- che i miti, la cui tarda documentazione non esclude ra- dici più antiche, gettano qualche luce sulla dea. È un suo fiore che rende incinta Giunone con Marte. In un altro mito F. appare come meretrice che lascia le sue sostanze allo Stato, meritando così un culto pubblico: mito paral- lelo a quello di Acca Larenzia. Queste relazioni mitiche con Roma e le sue origini danno un particolare rilievo alla noti- zia seconda cui il nome sacrale di Roma sarebbe stato F.

Bibl.: Steuding, s. V. in Roscher, Lexikon, I, col. 1483 sgg.; G. Wissowa, Religion n. Kults. der Romer, 2a ed., Monac 1912, p. 197 sgg.; id., s. V. in Paul- Wissowa, VI, II, col. 2747 sgg.; F. Altheim, Terra Mater, Giessen 1913, p. 120 sgg.