FORTUNA. - Dea italica e romana. I suoi tre più importanti antichi centri di culto furono Palestrina, Roma e Anzio.
Mentre del culto ad Anzio si hanno poche notizie (si sa però di un oracolo e di una figura raddoppiata di F.), il culto prenestino si conosce attraverso documentazione letteraria ed archeologica. Qui F. Primigenia aveva un grandioso santuario, con un oracolo: si tiravano a sorte tavolette iscritte (tortes) custodite in un'area. Benché alcune iscrizioni definiscono la dea quale figlia di Giove, la presenza, nel santuario, di un Juppiter Puer e una figurazione rammentata da Cicerone, in cui F. allattava i bambini Giove e Giunone, dimostrerebbero un rapporto inverso tra F. e Giove. Questo carattere della dea e la parte del caso nell'oracolo non si confacevano allo spirito religioso di Roma che prima osteggiò il culto prenestino, e dal 204 a. C., con l'adottario, lo trasformò. Ma anche a Roma F. ha culti antichissimi. La tradizione ne attribuiva l'origine a Servio Tullio che il mito mette in rapporto amoroso con la dea. Se F. non figura nel più antico calendario, ciò può derivare dal carattere prevalentemente privato del suo culto, anziché dalla sua età più recente. Antichissimi sembrano il culto trasteverino
di Fors F. con la sua festa popolare al solstizio estivo; quello del Foro Boario, la cui festa, l'11 giugno, è l'antico giorno dei Matralia e natalis del contiguo tempio di Mater Matuta; quello della F. Mulichris, sulla via Latina, dovuto, secondo la leggenda, alla riuscita azione delle donne nel distogliere Coriolano dalla sua impresa contro Roma. La F. Primigenia, trasformata in F. publica populi Romani, aveva sede sul Quirinale. Numerosi santuari dedicati a F. sotto i suoi numerosi appellativi (Brevis, Dubia, Equestris, huissee
diei, Mala, Mammosa, Obaeguesa, Redux, Respiciens, Stata, Virgo, Virilis, ecc.) sono noti da iscrizioni e da testi, soprattutto da Plutarco.