Enciclopedia Cattolica vol. V, 1950 Religioni non cristiane Particolari

FUOCO, CULTO DEL

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FUOCO, CULTO del. - L'importanza del f. per la vita umana spiega la formazione e lo sviluppo, presso molti popoli antichi e moderni, di una copiosa mitologia che ne esalta la misteriosa forza distruttrice e insieme purificatrice, ricercandone l'origine nel mondo del sacro e del divino. E dal sentimento di ammirazione, timore e venerazione venutosi a creare attorno alla sacralità di questo elemento è discesa l'esigenza religiosa di onorare la sua natura e solennizzare la sua funzione e la pratica della sua accensione con particolari cerimonie di culto.

Gli antichi mesopotamici veneravano alcune divinità del f. e della luce: si ricordano Gibil e Ishum per i Babilonesi, Nusku per gli Aramei.

Nell'antica religione indiana era Agni (pr. Aghni), il massimo degli dèi terrestri invocato in duecento anni del Rg-Veda ad impersonare il f. nella sua triplice natura, celeste (il sole), terrestre (la fiamma che, suscitata da due pezzi di legno, soffregati l'un contro l'altro, brilla nel focolare) e acquatica (la folgore che guizza dalla nube). Agni era onnipresente. Nei sacrifici - come testimoniano i testi vedici - il f. aveva grande importanza. Accanto a una specie di altare si collocavano in tre punti cardinali tre f.: a ovest quello del « pater familia », ottenuto dallo sfregamento di due pezzi di legno e perpetuamente acceso, il quale serviva alla cottura dei cibi; a est il f. acceso da un focolare domestico, destinato a ricevere le oblazioni, allo scopo di far volatilizzare le offerte e, quindi, farle pervenire fino agli dèi; a sud il terzo, acceso anch'esso da un focolare domestico, il quale serviva a tener lontani gli spiriti maligni e ad accogliere le offerte dirette ai mani: era, perciò, anche il f. delle cerimonie funebri. Pure i riti domestici degli indiani erano eseguiti davanti al f., quello del focolare domestico, contro dell'intimità e del culto famigliare forse fin dalla più antica comunità indo-europea; la fiamma doveva essere tenuta costantemente accesa a cura del « pater familia »; se si lasciava spegnere, la colpa veniva riparata con particolari rituali di espiazione.

Nella religione persiana fiorente era il culto del f. come attestano le sculture achemenidi. Ad esso, pura creatura di Ahura-Mazdāh, era consacrato un giorno di ogni mese, oltre al nono mese dell'anno che portava il suo nome. Veniva adorato in ogni sua manifestazione terrestre o celeste e anche nella manifestazione simbolica della cosiddetta « luce di gloria » (Xvarenah) che, secondo l'antica tradizione, si posava sulla persona dei re e dei principi in segno di protezione. Il culto del f. costituiva il compito principale degli Athravan, i sacerdoti che rivestivano le maggiori cariche. La crenazione era considerata un delitto orrendo perché il contatto del cadavere contaminava il f.; anzi, per questa ragione, si giungeva persino ad allontanare il f. dalla casa ove era deceduto qualcuno. Il rituale indicava minutamente i casi di profanazione del f. e prescriveva (e lo prescrive tuttora presso gli attuali discendenti degli antichi Mazdei) i riti per ottenerne, quindi, la purificazione.

Nel mondo greco-romano il f. era venerato nelle funzioni domestiche, industriali, meteoriche (v. VESTA VESTALI).

Presso i Germani il dio Loki sembra paragonabile a Vulcano. Presso gli Slavi, i Lituani, i Lettoni vi sono notizie di f. sacri, ma non di particolari detti del f.

Miti sull'origine del f. e del sistema di produrlo si riscontrano presso popolazioni quanto mai primitive, quali i Pigmei, i Tasmaniani, ecc. Secondo i Pigmei del Gabon (Congo francese) è il Creatore che insegnò all'uomo come la « cosa rossa » - cioè il f. - scaturisce dalle pietre. In un mito dei Tasmaniani si narra che essi non conoscevano il f., e appresero il sistema di produrlo e l'uso da due uomini neri. Molti popoli credono che l'acquisizione dell'arte di accendere il f. sia dovuta agli insegnamenti dell'eroe culturale, o di un uccello mitico, oppure a un furto, al caso, ecc.

L'uso di conservare il f. ritualmente e le elaborate cerimonie per accenderne uno nuovo sono probabilmente in rapporto alla difficoltà della accensione del medesimo. Secondo il Crawley, il rituale del f. perpetuo non può considerarsi come un vero culto del f. Inoltre il sacrificio per mezzo del f. e varie cerimonie nelle quali si usa questo elemento mostrano che esso è un mezzo e non il fine.

Universale è l'idea del f. purificatore. Il f. ha anche il potere di espellere il male o di impedirgli di avvicinarsi. Presso molte genti il fabbro ha il ruolo di eroe civilizzatore. Egli, l'uomo che possiede con il segreto del f. anche quello della lavorazione dei metalli, è spesso stregone e mago.

Per quanto divinità del f. siano segnalate presso varie comunità primitive, si può dire che per lo più esse siano figure di carattere demonico.

Divinità e cerimonie del f. erano tra gli antichi Messicani, tra i Maya e i Peruviani.

Bibliografia5 opere
BIBL.: A. E. Crawley. Fire, fire-gods, in Enc. of Rel. and Eth., VI, pp. 26-30; A. B. Keith, The religion and philosophy of the Veda and Upaniṣads, 2 voll., Cambridge Mass. 1925, v. indice; J. J. Frazer, Mythes sur l'origine du feu, trad. franc., Parigi 1931; G. Messina, Le religioni dell'Iran, in N. Turchi, Le religioni del mondo, Roma 1946, v. indice; R. Pettizzoni, Miti e leggenda dei popoli primitivi, I, Torino 1948, v. indice.

Tullio Tentori

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), coll. 1814–1816.

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Tentori, Tullio. “Fuoco, culto del.” In Enciclopedia Cattolica, vol. V, coll. 1814–1816. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/fuoco-culto-del.

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Tentori, Tullio. “Fuoco, culto del.” Enciclopedia Cattolica, vol. V, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1814–1816. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/fuoco-culto-del.

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