FLAMINI

FLAMINI. - Da fiare « soffiare », nel senso di alimentare la fiamma sacrificale (cf. i brahmani dell'antica India, ministri del sacrificio); sono presso i Romani i sacerdoti addetti al culto di singole di-

vinità tutte appartenenti al più antico fondo della religione romana. Sono in numero di 15, tre maggiori: Dialis (di Giove), Martialis (di Marte), Quirinalis (di Quirino), e 12 minori, di sette dei quali si conosce il nome: Carmentalis, Falacer, Floralis, Furrinalis, Palatualis, Pomonalis, Volcanalis. Non erano riuniti in collegio perché le loro mansioni erano individuali e non collettive, ma erano aggregati al collegio dei pontefici, sotto il controllo del pontefice massimo. Vestivano sulla toga una coperta di lana (laena), portavano un copricapo di pelle ovina (gulerus) sermontato da un dischetto e da una verghetta di olivo. Erano eletti in seguito ad auspicio favorevole.

Di casi il f. di Giove godeva di alto privilegio formale ma doveva sottostare a molteplici interdizioni che rivelano in lui in origine il capo supremo del gruppo sociale le cui prerogative in tempi storici passarono al rex socrorum, successore dell'antico re patriarcale e al pontefice massimo, rimandando a lui quelle strettamente magico-sacrali che ne facevano quasi una personificazione di Giove e rendevano la sua carica incompatibile con qualsiasi altra. Era suo obbligo trovarsi sempre in stato di sacralità rituale (quotidie ferietus), pronto a sacrificare, doveva evitare la visione e il contatto di cose funerarie, o impure; doveva esser unito a sua moglie con matrimonio confarreato, da cui solo la morte di lei poteva scioglierlo, rendendolo al tempo stesso non più idoneo alla carica. Queste interdizioni e molte altre (Aula Gellio [X, 15, 32] ne elenca 22, attinte all'annalista Fabio Pittore) con il tempo divennero così intollerabili che nessuno voleva più sobbarcarsi a questo sacerdozio che mette per 87 anni senza titolare. Augusto nella sua restaurazione religiosa lo richiamò in vita alleggerendone le obbligazioni. Il flaminato diale durò fino a Teodosio.

Gli altri due f. maggiori erano assai meno impegnati del diale; il f. marziale partecipava al rito del cavallo di ott., il f. quininale interveniva in cerimonie che avevano rapporto con l'agricoltura, come le robijali, le consuoli e le larentali.

Nell'epoca imperiale dopo l'apoteosi degli imperatori defunti furono istituiti per il loro culto speciali f.: Augustales, Claudiales, Flaviales, ecc.

BIBL.: G. Duncéal, Flamme-Brahman (Annales du Musée Gaëmet, 51). Parigi 1935; id., La préhistoire des flammes soigners, in Revue de l'histoire des religions, 118 (1938), pp. 187-200; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, pp. 149-215; C. Kerenyi, La religione antica nelle tue linee furchandali, Bologna 1940, pp. 197-200. Nicola Turchi
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“FLAMINI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 862. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/flamini.