LEONE I, papa, detto MAGNO, santo.
Affresco (sec. VIII) - Roma, chiesa
di S. Maria Antiqua.

indurre il popolo a prestare giuramento.
Sebbene questi atti di L. mostrino che egli ha accet-
tato la preminenza di Carlo in Roma, non bisogna dimen-
ticare che il Pontefice fece contemporaneamente decorare
il triclinio lateranense con il famoso musaico raffigurante
s. Pietro intento a concedere il pallio a L. ed il gonfalone
a Carlo, rivelando così una netta tendenza a rivendicare
al vescovo di Roma una posizione di parità politica ri-
spetto al sovrano franco.
Ad ogni modo ben presto i rapporti fra le due digni-
tates dovevano essere condotti ad una chiarificazione. Nel
799 l'opposizione dei nobili romani, capeggiati dai parenti
di Adriano I, esplose tragicamente il 25 apr., quando,
nel corso della processione della litania maggiore, L. fu
catturato manu militari dal primicerio Pasquale e dal sacel-
lario Campolo, che tentarono addirittura di accecarlo.
Durante la notte il Pontefice poté rifugiarsi in S. Pietro e,
con la protezione del duca di Spoleto, raggiunse Carlo
a Paderborn; il re dispose che L. fosse accompagnato con
ogni onore a Roma (29 nov. 799), unitamente ad alcuni
commissari inquirenti franchi, i quali riservarono però
a Carlo ogni giudizio sulle accuse mosse al Pontefice.
Così, quando il re venne a Roma (1º dic. 800) si trovò di
fronte ad una situazione complessa in quanto, da una
parte, gli accusatori abbandonavano la causa, e dall'altra,
moltissimi sostenevano che nessuno poteva giudicare il
Papa. Questi, ad ogni modo, risolse la strana situazione
giustificandosi con una purgatio per Sacra-
mentum, letta dall'alto dell'ambone di S. Pie-
tro, il 23 dic., dichiarando però di agire senza
essere stato giudicato né costretto; senza che
esistessero al riguardo leggi o consuetudini;
senza che dal suo atteggiamento potesse de-
rivare un'obbligazione per i suoi successori,
ove si fossero presentate analoghe circostan-
ze. Il giorno dopo, durante la Messa di Na-
tale, aveva luogo l'incoronazione di Carlo-
magno, che ha originato valutazioni assai
disparate: sta di fatto che, verso la incoro-
nazione in Roma, Carlo era spinto da tutta
una situazione che veniva maturando e che
aveva le sue radici nella straordinaria po-
tenza da lui raggiunta, nella sua posizione
di protettore della Confessione di S. Pietro,
nelle esortazioni dei dotti che, con Alcuino
di York (Carmina, XLV, 63, in MGH,
Poëtae lat. aev. carol., I, 1, p. 258), gli dice-
vano «spectat te Roma patronum!». Alla
stessa incoronazione era propenso L., che
vedeva quale aumento di prestigio ne sareb-
be derivato a lui personalmente ed alla Chie-
sa, cui sarebbe stato così agevole condurre
a termine quella missione di diffusione della
fede che ormai essa rivendicava: nacque
quindi il Sacrum Imperium, che tanto fa-
scino esercitò sulle coscienze medievali. Seb-
bene le relazioni di L. con l'Imperatore sia-
no state buone anche dopo l'800, nove
anni più tardi il Papa doveva opporsi all'in-
vadenza franca nella questione del Filio-
que (v.).
Nell'814 l'opposizione nobiliare esplose
nuovamente provocando gravi torbidi, non
del tutto sedati nell'816, alla morte di L.
Questi legò inoltre il suo ricordo, in campo
dogmatico, alla condanna definitiva dell'ado-
zionismo. Il suo nome fu inserito nel Marti-
rologio romano nel 1673. Festa il 12 giugno.