LEONE III, IMPERATORE D'ORIENTE, DETTO L'ISAURICO

LEONE III, IMPERATORE D'ORIENTE, detto l'ISAURICO. — Il suo avvento al trono è del 25 marzo 717, alla vigilia di un grande sforzo del califato di Damasco per impadronirsi di Costantinopoli. La capitale cristiana venne infatti assediata da grandi forze arabe per terra e per mare dall'ag. 717 all'ag. 718.

L. era stato stratega del tema dell'Anatolikon: nativo dell'Isauria o di Germania in Siria, conosceva bene i costumi e l'arte di combattere degli Arabi. Riuscì infatti a costringere gli assedianti a ritirarsi dopo aver subito gravi perdite: comincia da questo momento l'arresto dell'offensiva araba contro l'Impero bizantino. Si continuò però a combattere nell'oriente della Anatolia: la battaglia di Akroinon del 739 rappresentò un nuovo passo indietro del pericolo islamico. L. III per maggiore sicurezza era riuscito a stringere buoni rapporti con il *lāni* dei Bulgari.

Neanche all'interno, il governo di L. III fu pacifico: una ribellione dello stratega di Sicilia, Sergio, un tentativo dell'ex *basileus* Anastasio II lo turbarono. L. III però già nel 720 aveva fatto incoronare e proclamare suo collega il figlio Costantino V (n. nel 718), si da iniziare una dinastia nuova e pacificare l'Impero.

La lotta contro il culto delle immagini iniziata da L. III ha offuscato nella tradizione storiografica la sua figura e velato le sue doti di politico e di riorganizzatore oltre che di guerriero. L'importanza della sua opera è stata negli studi recenti molto discussa. Si usava considerarlo come autore di vari atti legislativi: la legge militare, la legge marittima, il codice rurale, che avrebbero preparato la pubblicazione del grande codice detto *Ecloga*, comparso nel 710. A questa complessa attività legislativa si legherebbero i provvedimenti iconocastici. Questo quadro è stato attaccato dalla critica moderna che attribuisce la legge marittima al periodo 600-800 senza possibilità di precisare; il codice rurale all'età di Giustiniano II, Certo l'Ecloga è di L. III, che, nella prefazione, dichiarò lo scopo della riforma legislativa: rendere la legge più precisa e più chiara, assicurare una migliore amministrazione della giustizia. Sicuramente si ispira più del Codice giustiziario: anche le concezioni umanitarie cristiane, specie per quanto riguarda la famiglia.

Quale fosse invece lo scopo del divieto del culto dell'immagine sacra è ancora oggi oggetto di discussione. La ricerca è resa difficile dalla distruzione degli scritti polemici degli iconoclasti imposta dai concili che riconfermarono nel sec. IX l'iconodulìa. Alcuni critici, come i Paparigopulo, videro in L. III una specie di monarca dispotico, illuminista, che avesse un programma di difesa del potere laico, di lotta contro l'ingerenza religiosa nello Stato, o contro l'invadenza dell'elemento monastico. Altri credono che L. III ed i suoi continuatori e partigiani fossero mossi da pensiero di religiosità, dal proposito di purificare la Chiesa, di lottare contro l'idolatria nascente, che vedevano profilarsi dietro al vivace culto reso alle immagini dei santi. Ma non si può escludere che L. III seguendo le vecchie tradizioni costantiniane e giustiniane si preoccupasse di affermare l'autorità del governo imperiale sulla Chiesa, scossa nella grave crisi del sec. VII. Non è da dimenticare la concezione iconoclasta dell'ebraismo e dell'islamismo: il crocista Teofane attribuisce a L. III simpatia per queste correnti. Anche l'eresia dei pauliciani era iconoclasta e l'Anatolia era già dominata da tale movimento d'idee, si che le decisioni di L. III si debbono giudicare non come uno sfogo impulsivo capriccioso di fanatismo, ma come l'espressione di un movimento di spirito dominante in parte nella popolazione dell'Impero. Certo però

L. III ed il figlio e continuatore Costantino V non vantarono a sufficienza le forze religiose e sociali che si sarebbero loro opposte. V. ICONOCLASTIA.

Sulla cronologia della riforma iconoclasta non si è del tutto sicuri. Le prime misure pare siano del 726. Si ebbe già un decreto esplicito o solo dei tentativi per indurre la Chiesa ad acconsentire al progetto? Certo nel 727 già si manifestarono tumulti a Costantinopoli per la rimozione del Cristo di Caloprati; tumulti si verificarono anche in Grecia e nelle Cicladi dove si proclamò un contro-imperatore. Anche nelle provincie bizantine in Italia si ebbero movimenti vivaci di opposizione. Il papa Gregorio II assunse un atteggiamento di protesta come dimostrano le sue lettere a L. III, lettere che oggi si considerano come autentiche e come scritte tra il 727 e il 729. L'Imperatore reagì energicamente soffocando tutti i tentativi di ribellione e di protesta: in Italia fallì il tentativo del contro-imperatore Tiberio Petasio. I' Papa infatti non uscì nella sua protesta dai limiti del più netto lealismo, frenando le cupidigie del re longobardo Liutprando avido di mettere le mani sulle province bizantine, e calmandò d'altra parte le popolazioni pronte a ribellarsi.

L. III era però deciso di andare avanti. Il 17 genn. 730 proclamò un solenne editto contro il culto iconodulico e depose il patriarca Germano che vi si opponeva. Il nuovo papa Gregorio III assunse un atteggiamento più energico del suo predecessore e nel Concilio romano del 731 scomunicò gli iconoclasti. L'Imperatore rispose confiscando i patrimoni della Chiesa romana esistenti nei territori imperiali e sottoponendo al patriarcato di Costantinopoli le province bizantine d'Italia. Così la Chiesa era di nuovo afflitta da una eresia e da uno scisma.

BIBL.: L. Bréhier, *La querelle des images*, Parigi 1904; Ch. Diehl, *Leo III and the Isaurian dynasty* (Cambridge medieval history, 4), Cambridge 1923; G. Ostrogorsky, *Studien zur Geschichte des byzantinischen Bilderstreits*, Monaco 1929; id., *Geschichte des byzantinischen Staates*, ivi 1940, V. indice; A. A. Vasiliev, *Histoire de l'Empire byzantin*, vers. franc., Parigi 1932, pp. 316-27, e passim; L. Bréhier, *L'empire byzantin*, 2 voll., Parigi 1947-48.