LEOPOLDO II, IMPERATORE (I come granduca di Toscana). - N. il 15 maggio 1747 a Vienna, m. ivi il 2 marzo 1792. Terzogenito di Francesco Stefano di Lorena e dell'imperatrice Maria Teresa, divenne granduca di Toscana nel 1765. Con l'aiuto di consiglieri capaci quali Pompeo Neri, Francesco Maria Gianni ed altri, iniziò un'ardita politica di riforme.
La riscossione delle imposte non fu più data in appalto, ma passò direttamente nelle mani dello Stato; il sistema doganale fu assai semplificato con l'eliminazione di quasi tutti i dazi interni e l'economia del paese ne trasse non pochi vantaggi; le opere di risanamento e di
bonifica in Val di Chiana, nel piano di Pisa, nei paduli di Bientina e di Fucecchio, in Valdinievole, in Maremma diedero nuovo incremento all'agricoltura. Ai comuni fu inoltre garantita l'amministrazione autonoma. Il granduca intendeva inoltre promulgare una vera costituzione ed incaricò nel 1779 il Gianni della redazione di un piano «per l'erezione di un corpo di rappresentanza pubblica in Toscana», ma la Costituzione, approntata nel 1782, non entrò mai in vigore. In politica estera L. era propenso ad una neutralizzazione della Toscana, mentre nelle relazioni con la Chiesa s'ispirò ad un giurisdizionalismo assai rigido: abolì le immunità ecclesiastiche, vietò gli appelli a Roma, sciolse 2500 confraternite, sopprimendo conventi, che non avevano scopo di utilità pubblica, stabilì l'evogantur per gli atti dell'autorità religiosa; assecondò i suggerimenti di S. Ricci, vescovo di Pistoia, lasciando radunare il famoso Sinodo del 1786, condannato più tardi dalla Chiesa. Salito, alla morte del fratello Giuseppe II, nel 1790, sul trono imperiale, pur restando sempre un cordico del dispotismo illuministico e riformatore del sec. XVIII, modificò profondamente la sua condotta. Seppe così superare la grave crisi che il dottrinarismo del fratello aveva suscitato (sollevazione dei Paesi Bassi austriaci e dell'Ungheria), moderare la precedente posizione di intransigenza verso la S. Sede (1790: soppressione dei seminari di Stato) e liquidare l'eredità bellica del fratello (pace di Sistov del 4 ag. 1791 con la Turchia, alla quale restituì Belgrado e la Valacchia). Atteggiamento di prudente moderazione tenne pure verso la Rivoluzione francese del 1789: disposto ad agire solo entro l'ambito di «un concerto europeo», l'accordo di Pillnitz (1791) e l'alleanza del 1792 con la Prussia furono da L. II intese sempre in funzione difensiva. Morì improvvisamente prima che scoppiasse la conflagrazione.