LEOPOLI LEOPOLI, DIOCESI DI

LEOPOLI
LEOPOLI

LEOPOLI, DIOCESI di - Chiesa in legno - Na Znesieniu (fol. 4, Lenkiewicz)

Ignacy Wyżycki, m. nel 1757; Wacław Hieronim Sierakowski (1699-1780); Łukasz Baraniecki, m. nel 1838; Józef Twardowski (1864-1944), espulso dai Sovieti.

Chiese notevoli: la Basilica cattedrale, gotica, del 1350-1479, con l'immagine miracolosa della Madonna della Mercede; davanti a questa immagine nel 1656 Giovanni Casimiro, re di Polonia, fece voto solenne eleggendo Maria a regina del Regno di Polonia; presso la Cattedrale, la cappella dei Boim del 1610, stile Risnacimento; chiesa e convento dei Domenicani del 1749-64, in luogo della vecchia del sec. XIII; nella chiesa una statuetta miracolosa di Maria; chiostro e chiesa dei padri Bernardini del 1600-1609, nella quale trovava le reliquie del b. Jan z Dukli (1411-84), culto confermato il 21 genn. 1733, patrono di Polonia e Lituania, che nel 1645 salvo Lvów dall'assolio dei Cossacchi e chiesa dei p. Gesuiti, del 1608; chiesa di S. Giovanni Battista del sec. XIII-XIV.

La città di Lwów - antemurale totius christianitatis -, "semper fidelis", fondata nel sec. XIII, fu ricostruita da Casimiro il Grande re di Polonia nel 1340. Vi è una accademia (università), fondata da Giovanni Casimiro re di Polonia nel 1661. L'Istituto nazionale Ossolineum, fondato nel 1817, contava oltre 600.000 volumi e 7500 manoscritti; possedeva un museo, una galleria d'arte, ecc., in gran parte devastato dai Sovieti. A Halicz vi è una cattedrale ruota del sec. XII e una chiesa dei p. Francescani del 1596. A Tarnopol una chiesa ex-domenicana del 1623 e una chiesa parrocchiale ruota con l'immagine miracolosa della Madonna.

Bibl.: M. Balinski-T. Lipinski, Starosztna Polska, II, Varsavia 1844, pp. 550-63, 733-35, 934-49; X. J. T. Józefowicz, Kronika Miasta Lwowa, Leopoli 1854, pp. 70-131, 215-23, 254-55; A. Theiner, Vetera monumenta Poloniae et Lituaniae, 4 voll., Roma 1860, passim; M. Hara-siewicz, Annales Ecclesiae Ruthenae, Leopoli 1862.

J. Długosz, Opera omnia, II-V, Cracovia 1863-87, passim; F. Pawłowski, Premislia sacra sive series et gesta episcoporum r. l. Premisliensium, ivi 1869, pp. 11-34, 73-76; A. Bielowski, Monumenta Poloniae historica, II, Leopoli 1872, pp. 559, 573, 629, 664-65; VI, ivi 1872, pp. 163-216; Akta Grodskie i Ziemskie z czasów Rzeczypospolitej Polskiej, II-VII, ivi 1873, passim; X. M. Bulinski, Historia Kościoła Polskiego, I-III, Cracovia 1873, passim; L. Finkel-S. Starzyński, Historia Uniwersytetu Lwowskiego, Leopoli 1894, pp. 3-44; M. Cebarowicz-K. Tyszkowski, Zakład Narodowy imienia Ossolińskich we Lwowie, ivi 1926; M. Bobrzyński, Dzieje Polski w zarysie, I, Varsavia 1927, passim; M. Pirożyński, Statystyka Kościoła Katolickiego w Polsce, in Homo Dei, 1946, II, pp. 80-82; id., Seminaria duchowe w Polsce, ibid., 1948, I, p. 84; id., Ze statystyki Kościoła w Polsce, ibid., 1948, IV, pp. 464-67; id., Ze statystyki Kościoła w Polsce, ibid., 1948, V, pp. 578-79.

II. L. DEGLI ARMENI. - Nei secc. XI e XVI, colonie di fuggiaschi armeni si stabilirono in Polonia e vennero riconosciuti dal governo locale come minoranza etnica. Sino dal 1365 in cui l'arcivescovo Gregorio fece l'unione con Roma, gli arcivescovi armeni di L. erano i sostituti dei patriarchi di Egmiadzin, e la loro giurisdizione includeva anche gli Armeni di Valacchia e di Moldavia.

Nel 1625 il fuggiasco katholikós Melchisedek si stabilì a L., ed essendo cattolico fece fare la professione cattolica anche ai suoi vescovi novelli. Gli Armeni non cattolici disapprovarono l'operato e scatenarono una persecuzione.

Nel 1632 Mikolaj Torossowicz, ordinato dal katholikós Melchisedek, veniva nominato dal papa Urbano VIII e riconosciuto arcivescovo di L. Nel 1652, dopo varie trattative, riusciva ad essere riconosciuto anche dal katholikós Filippo; e con ciò veniva ammesso come arcivescovo anche dagli Armeni non cattolici.

Arcivescovi eminenti: Hunanian Wartan (m. nel 1715); Samuel Cyrill Stefanowicz (m. nel 1858); Józef Teodorowicz, scrittore (m. nel 1938). Nel 1939 l'arcidiocesi contava: 8 parrocchie, cattolici 5000; sacerdoti diocesani 19. Sotto l'occupazione sovietica la Chiesa armena fu quasi completamente distrutta.

Bibl.: G. Jesiantz, L'unione forzata degli Armeni di Polonia con la Chiesa romana (armeno), Pietroburgo 1884; L. Alisan, Kamenits. Annali degli Armeni di Polonia e di Romania (armeno), Venezia 1896; Gams, Series episcop. Ecc. catt., I, Ratisbona 1873, p. 351; supplem. LXXXIII; S. Obertynski, Die Florenziner Union der polnischen Armenier, Roma 1934, appendice; G. Hofmann, Documenta Concilii Florentini de unione Armenorum, II, ivi 1935, V. indice.

III. L. DEI RUTENI. - Fu fondata nel 1539 dal re polacco Sigismondo. Il suo titolare fu nel 1595 uno dei più accaniti avversari dell'unione con Roma alla quale si oppose anche quando questa ebbe luogo a Brest-Litovsk nel 1596. Soltanto nel 1701 ebbe luogo l'unione di L. alla S. Sede per opera del vescovo Józef Szumlański il quale già dal 1680 si era occultamente unito a Roma.

Article illustration
(per cortesia del p. Lacko S. J.)