LETO, GIULIO POMPONIO

LETO, Giulio Pomponio. - Incipit delle Georgiche. Codice contenente le opere minori di Virgilio, scritto da un allievo e annotato da P. L. - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3255, f. 1.
LETO, Giulio Pomponio. - Incipit delle Georgiche. Codice contenente le opere minori di Virgilio, scritto da un allievo e annotato da P. L. - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 3255, f. 1.

e La Pedrera, ove funzionano due orfanotrofi tenuti da suore francescane del Terz'ordine.

Bibl.: Arch. di Prop. Fide, n° 2, pos. prot. n. 3/51. Antonio Mazza

LETO, Giulio Pomponio. - Umanista, n. nel 1428 a Teggiano nel Cilento, m. a Roma nel 1497. È una delle figure più enigmatiche (o indeterminate) dell'Umanesimo italiano. Fanatico dell'antichità, costituì con alcuni amici un'Accademia romana: da Paolo II nel 1466 ebbe la cattedra d'eloquenza nello Studio. Che poi partecipasse con il Platina ed altri a una congiura contro Paolo II è più che dubbio, chi pensi che neanche la congiura, probabilmente, ci fu.

Tuttavia, nell'opera del L., paganesimo, epicureismo, immoralità proprio non si trovano. Quali che fossero i loro torti, quei presunti cospiratori furono presto perdonati e dimenticati. Il L. è forse l'unico umanista del Rinascimento il cui amore per l'antichità si risolva più che in moralismo in estetismo, con una nota decadente da far pensare a figure del neoumanesimo moderno. Ma la sua immagine rimane scialba, nonostante il nobile sforzo fatto dallo Zabughin, in un'opera ampia e amorosa, per darle concretezza ed evidenza umana. Meno che mai si riuscirebbe a collocarlo tra i ribelli di tempra catilinaria. Come filologo appartiene alla scuola del Valla, e molto lavorò nell'archeologia, nell'epigrafia, nella critica e nell'interpretazione dei testi. Ma anche del suo lavoro filologico il Sabbadini diede un giudizio estremamente severo.

Bibl.: V. Zabughin, G. P. L., I, Roma 1900; II, Grotta-ferrata 1910; note, 1912; id., L'autografo delle chiose vergini di P. L., in Arcadia, 1 (1918), pp. 135 sgg.; per la sua filologia V. quanto ne dice R. Sabbadini, in Giorn. storico, 60 (1912), pp. 184-186; Pastor, II, pp. 318-319; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1938, pp. 313-316. Giuseppe Tofanin

LETO, Giulio Pomponio. - Umanista, n. nel 1428 a Teggiano nel Cilento, m. a Roma nel 1497. È una delle figure più enigmatiche (o indeterminate) dell'Umanesimo italiano. Fanatico dell'antichità, costituì con alcuni amici un'Accademia romana: da Paolo II nel 1466 ebbe la cattedra d'eloquenza nello Studio. Che poi partecipasse con il Platina ed altri a una congiura contro Paolo II è più che dubbio, chi pensi che neanche la congiura, probabilmente, ci fu.

Tuttavia, nell'opera del L., paganesimo, epicureismo, immoralità proprio non si trovano. Quali che fossero i loro torti, quei presunti cospiratori furono presto perdonati e dimenticati. Il L. è forse l'unico umanista del Rinascimento il cui amore per l'antichità si risolva più che in moralismo in estetismo, con una nota decadente da far pensare a figure del neoumanesimo moderno. Ma la sua immagine rimane scialba, nonostante il nobile sforzo fatto dallo Zabughin, in un'opera ampia e amorosa, per darle concretezza ed evidenza umana. Meno che mai si riuscirebbe a collocarlo tra i ribelli di tempra catilinaria. Come filologo appartiene alla scuola del Valla, e molto lavorò nell'archeologia, nell'epigrafia, nella critica e nell'interpretazione dei testi. Ma anche del suo lavoro filologico il Sabbadini diede un giudizio estremamente severo.

Bibl.: V. Zabughin, G. P. L., I, Roma 1900; II, Grotta-ferrata 1910; note, 1912; id., L'autografo delle chiose vergini di P. L., in Arcadia, 1 (1918), pp. 135 sgg.; per la sua filologia V. quanto ne dice R. Sabbadini, in Giorn. storico, 60 (1912), pp. 184-186; Pastor, II, pp. 318-319; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1938, pp. 313-316. Giuseppe Tofanin