LIBRI EDITORI, MORALITÀ dei. - L'editore non esercita soltanto un'attività industriale, perché il suo scopo è la diffusione del pensiero, attuata per mezzo del libro. Le idee propagate con tale mezzo possono essere buone o cattive. L'editore, che tra i suoi compiti ha quello principalissimo di scegliere i lavori da pubblicare, quando non ne ispiri esso stesso la compilazione, è direttamente responsabile del male che può essere propagato per mezzo delle sue pubblicazioni.
Non esiste la possibilità di un compenso d'ordine morale tra i libri buoni o innocui e quelli perniciosi, pubblicati da una stessa casa editrice. Il male compiuto dai libri immorali non è affatto annullato dalle altre pubblicazioni, e questo secondo una legge comune a tutti gli attori morali. D'altra parte non esiste neppure la possibilità di riparare direttamente il male compiuto per mezzo dei libri. Infatti, se anche per ipotesi si potesse restituire l'integrità morale a chi l'ha perduta a causa delle cattive letture, chi ha sofferto tanto danno rimane sconosciuto per sempre a chi è stato la causa del male: autori, editori, librai.
La guida migliore per un editore che vuol dare alla propria casa un indirizzo conforme alla dottrina della Chiesa, è l'Indice dei libri proibiti (v.).
In esso sono indicate le opere espressamente proibite dalla Chiesa, le categorie dei libri la lettura dei quali, pur senza che siano condannati nominalmente, è parimente vietata. Nell'Indice sono esposte altresì tutte le altre norme attinenti a questa materia, e indicate le pene alle quali soggiace chi non si attiene a tali norme.
Le opere da non pubblicarsi, che più frequentemente formano oggetto di una scelta da parte di un editore nell'esercizio della sua normale attività, sono le seguenti: a) quelle che, sotto l'aspetto scientifico, combattono e contraddicono i dogmi della fede; b) quelle che difendono ed esaltano idee e programmi condannati dalla Chiesa; c) quelle, specialmente i romanzi, che descrivono il male in modo da influire perniciosamente sui loro lettori. Anche in questo campo, peggiori di tutte sono le opere che tentano di giustificare la colpa capovolgendo il significato stesso dei termini «bene» e «male».
Si noti che non è da condannarsi in sé la descrizione dei mali morali e delle colpe, anche perché, entro certi limiti, la conoscenza del pericolo può servire ad evitarlo. Quando le narrazioni di tal genere non comportino descrizioni eccitanti, siano condotte in modo da ispirare la repulsione per il male descritto e ne contengano almeno implicitamente la condanna, esse possono talvolta aver
valore perfino di vere apologie morali. Esemplare, anche sotto questo riguardo, il capolavoro del Manzoni.
Anche la lettura di un solo libro perverso può non fare sempre un'esistenza. Specialmente i giovani risentono l'influsso delle letture, e questo perché, sebbene tutti i lettori, di solito, si trovino in condizioni di inferiorità di fronte all'autore, che ha a sua disposizione argomenti sapientemente elaborati e l'arte di presentarli in mille modi attraenti, i giovani tuttavia possiedono in minor grado degli altri lettori l'esperienza necessaria per distinguere il falso dal vero e la forza per opporsi all'attrazione esercitata di solito dalle letture malsane.
Le ragioni dell'arte, così spesso invocate dai disegnatori delle cattive letture, anche nei rarissimi casi nei quali si può parlare di vera arte, devono passare in seconda linea di fronte alle ragioni ben più importanti della salute spirituale dei lettori, attratti in quei casi non dall'arte, che può essere a loro presentata con tante opere della letteratura di ogni tempo e di ogni paese, ma dal modo pernicioso con il quale l'artista si è servito del suo ingegno.
Occorre quindi che ogni pubblicazione sia accettata dall'editore soltanto dopo un accurato esame, compiuto da lui personalmente o almeno da chi, oltre ad una competenza editoriale e letteraria, possegua una sufficiente sensibilità morale. È chiaro che nei casi in cui è richiesta dalla Chiesa l'approvazione ecclesiastica, l'approvazione stessa toglie agli editori ogni responsabilità. Quando sussistano dubbi sulla legittimità di una pubblicazione, l'editore può ricorrere, anche al di fuori dell'ambito della casa editrice, al parere di competenti dei quali è agevole avere la collaborazione, esistendo oggi organi qualificati per dare giudizi sicuri d'ordine morale sulle pubblicazioni a loro sottoposte.
Quando un lavoro è, sotto l'aspetto morale, giudicato inadatto ad essere pubblicato e può essere modificato in modo da togliergli ogni elemento negativo, l'editore può invitare l'autore ad apportarvi tali modificazioni. Le opere classiche, anche quelle condannate espressamente dalla Chiesa, possono essere pubblicate, purché con opportune prefazioni e note si pongano in evidenza i passi nei quali sono manifestati o difesi gli errori che costituiscono il motivo della condanna, e di questa siano date le ragioni. I passi condannati per la loro sensualità, saranno comunque o soppressi o riassunti. Le edizioni delle opere condannate e in tal modo pubblicate devono essere approvate dall'Ordinario del luogo in cui ha sede la casa editrice. Dell'approvazione non occorre dare notizia nell'edizione.
Le letture che non presentano pericoli morali per tutti i lettori, ma soltanto per certuni di essi, possono essere pubblicate, purché siano indirizzate a vaste categorie di pubblico. È necessario però che gli editori di esse ne curino, per quanto è possibile, il raggruppamento in collezioni ben definite, specificando in ogni caso, sui libri stessi e nei cataloghi, per quali lettori tali opere siano adatte, in modo che i genitori, gli educatori, gli stessi librai ne conoscano con certezza il contenuto e la destinazione. Anche nella letteratura religiosa non mancano opere del genere.
Esistono, affinché siano usate dagli editori, dai librai, dai lettori, dalle biblioteche, pubblicazioni ottimamente condotte che periodicamente danno ogni informazione d'ordine morale sulle novità librarie. Esse costituiscono una preziosa collaborazione ed un sicuro ausilio per gli editori che, coscienti dell'importanza della loro missione, intendono cooperare alla causa del vero bene.