LIPPI, FILIPPO. - Pittore, n. a Firenze ca. il 1466, m. a Spoleto l'8 o il 10 ott. 1469. Fu carmellato a Firenze, dove rimase fino al 1432, eccetto brevi viaggi a Pistoia, a Siena e a Prato. È detto per la prima volta dipintore in un documento del 1431. Dopo il 1432 lo si trova a Padova, per lavori pittorici nella chiesa del Santo, oggi perduti. Ma l'8 marzo 1437 risulta nuovamente a Firenze, dove si afferma come artista, benché in una lettera del 1438 si dica uno dei più poveri frati di Firenze. Di quegli anni sono la Madonna di Tarquinia, l'Incoronazione di Maria, ora agli Uffizi, l'Annunciata per la chiesa delle Murate, ora a Monaco. Ai riconoscimenti artistici si accompagnano incarichi religiosi: una bolla del 23 febbr. 1442 lo nomina rettore a vita della chiesa di S. Quirico a Legnaia; dal 1450 è cappellano delle monache di S. Niccolò de Fieri a Firenze stessa.
LIPPI, FILIPPO - Annunciazione - Roma, Museo di Palazzo Venezia.
Il 29 maggio 1452 intraprende al posto dell'Angelico, che aveva rifiutato l'incarico, la decorazione del coro della pieve di Prato, con Storie di s. Giovanni e di s. Stefano. La grande impresa pittorica non interrompe però la sua attività di pittore di tavole e immagini devote: al periodo di Prato risalgono, fra l'altro, il tondo Bartolini, le Adorazioni del bambino per il Medici e per il convento di Annalena, le lunette della Galleria nazionale di Londra, la tavola per il re di Napoli.
Nel 1456, dopo esser divenuto cappellano del convento di S. Margherita in Prato, fu sciolto dai voti; quindi si unì in matrimonio con Lucrezia Buti. Nel frattempo i lavori del coro andavano talmente a rilento che nel nov. 1463 la rappresentanza della città di Prato deliberò di costringere il L. ad ultimarsi entro breve tempo: risultando questo insufficiente, nell'apr. successivo si pensò di interessare Carlo dei Medici affinché imponesse al L. come termine dei lavori il mese d'ag. Questa è l'ultima notizia sull'attività del L. a Prato.
Nel febbr. 1466 il maestro è a Spoleto per la decorazione dell'abside del Duomo. Anche colà il pittore non dimostrò eccessivo impegno: solo nel marzo dell'anno seguente vennero alzati i palchi, e s'incominciò ad affrescare nel mese di sett. Nonostante una malattia del L., ormai vecchio, la parte superiore dell'abside, con l'Incoronazione della Vergine, era ultimata nell'autunno del 1468. La morte del maestro non interruppe i lavori, che, continuati dall'aiuto fra' Diamante, il quale già aveva lavorato a Prato con il L., vennero completati il 23 dic. 1469.
Allora venne anche elevata nel Duomo spoleto la tomba voluta da Lorenzo il Magnifico e disegnata dal figlio Filippino.
Più che presso Lorenzo Monaco, l'educazione pittorica del L. si svolse nello stesso convento dei Carmelitani, dove prima di Masolino e di Masaccio aveva lavorato lo Starnina. Le prime opere del L., cioè quanto resta della Conferma della Regola, affrescata nel chiostro della chiesa e la pala Trivulzio, ora nel Museo del Castello di Milano rappresentante la Madonna dell'umiltà fra angioli, lo mostrano profondamente influenzato dalle ricerche plastiche e spaziali di Masaccio, la cui influenza è attestata ancora dalle opere successive al periodo padovano, che tuttavia si distinguono per un più acceso gusto dei colori e per il nuovo significato assunto dalla linea, la quale trascorre attorno alle masse, flessibile e come isolata. Di tale periodo, da fissarsi intorno al 1434, allorché il L. seguì, verosimilmente, Cosimo de' Medici suo patrono in esilio, rimane esempio mirabile la Madonna col Bambino già nel Palazzo Vitelleschi a Tarquinia ed attualmente nella Galleria del Museo Borghese a Roma. Ma tra il 1442 ed il 1447 lo stile del L. si avvicina a quello dell'Angelico (con l'Annunciazione di Palazzo Venezia a Roma; l'Incoronazione di Maria della Pinacoteca Vaticana, l'Annunciazione della Pinacoteca di Monaco). Questa adesione del pittore quarantenne allo stile del concittadino pare corrispondere al bisogno di una pittura più meditata, composta e riflessa.
Il L. raggiunge il sommo della sua arte nelle opere dove esprime sentimenti di affettuosa pietà religiosa e domestica insieme, quali le Adorazioni dei Magi di Firenze e di Berlino, o le innumerevoli Madonne con il Bambino, in cui all'umanizzazione delle sacre figure si congiunge un approfondimento dei valori psicologici e un luminismo mosso e vibrante, una delicata intonazione coloristica. Le immagini, dopo il momento angelicale, sono determinate soprattutto da quella linea articolata e sottile, forse vicina al disegno donatello, che sarà cara al Botticelli. Nelle grandi opere ad affresco (duomo di Prato e di Spoleto), il L. raggiunge invece un senso preciso e unitario dello spazio, s'impegna in una costruzione monumentale della figura che sarà ammirata dai cinquecentisti, arricchita da una facile vena narrativa che precorre i virtuosismi del Ghirlandaio, e supplisce almeno in parte alla debolezza delle rappresentazioni drammatiche. Vedi tav. XCV.