LIPPI, FILIPPINO

LIPPI, FILIPPINO. - N. a Prato, fra l'ag. del 1457 ed il maggio del 1458, da Filippo L. e da Lucrezia Buti, m. a Firenze il 18 apr. 1504; fu allevato nella casa paterna e dovette essere avviato immediatamente all'arte se risulta, dal 26 apr. del 1467 al 31 dic. 1469, aiuto del padre, con fra' Diamante, per i lavori in affresco del duomo di Spoleto. Alla morte del padre, nell'ott. del 1469, seguì fra' Diamante, che si trasferì a Firenze appena compiuta la decorazione dell'abside. Nel 1472 risulta iscritto alla Compagnia di S. Luca, come «dipintore da Sandro Botticelli». Ma quando sia entrato nella bottega sua resta ignoto. Poiché egli non collaborò con il maestro agli affreschi della Cappella Sistina a Roma, si presume che per l'ott. del 1481 fosse rià indipendente.

La sua fama doveva essere notevole se il 31 dic. 1482, a soli 24 anni, gli venne affidata, al posto del Perugino, la decorazione di una parete della Sala del Consiglio nel Palazzo della Signoria, forse considerando il felice esito di una decorazione nel Palazzo pubblico di S. Giminiano. Dopo il 1483, con Cosimo Rosselli, il Botticelli, il Ghirlandaio ed il Perugino, collaborò agli affreschi della Villa di Spedaletto presso Volterra, per Lorenzo il Magnifico. Gli anni successivi sono fondamentali per lo sviluppo artistico di Filippino e lo mostrano impegnato in opere di alto valore. Fra il 1484 ed il 1487 dovette ultimare nella cappella Brancacci le Storie dei ss. Pietro e Paolo rimaste interrotte per la partenza di Masaccio; del 1486 ca. è la grande tavola per S. Francesco alle Campora, ora in Badia a Firenze, «la quale pittura è tenuta mirabile come in sassi, libri, erbe, e simili cose che dentro vi fece» (Vasari). Nell'ag. del 1488 si trovava a Roma, per iniziare le pareti, e la volta della cappella Carafa in S. Maria sopra Minerva, ad affresco. Nell'apr. del 1487 aveva già ricevuto le allogazioni della decorazione della cappella Strozzi in S. Maria Novella, la quale fu iniziata solo nell'estate del 1489 e continuata dopo il compimento dei lavori romani (1492), specie negli anni fra il 1498 ed il 1502. Filippino doveva far fronte a numerose richieste: la pala d'altare per la certosa di Pavia (1495), l'Adorazione dei Magi ora agli Uffizi (1496), l'Incontro di Gioacchino con

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LIPPI, FILIPPINO - Distinta di s. Tommaso d'Aquino. Affresco nella chiesa di S. Maria sopra Minerva - Roma.

Anna di Copenaghen (1497), il tabernacolo di Prato (1498), il Fidanzamento di s. Caterina, in S. Domenico a Bologna (1501), la pala del Museo di Prato, con Madonna e santi (1501-1503).

Secondo il Vasari F. L. fu cortese di modi, affabile, gentile, ed amò sempre vivere in grandezza e reputazione. Uomo socievole, partecipò attivamente alla vita artistica cittadina e fu spesso chiamato a giudicare opere altrui e a dar consigli.

Le prime opere del L. vanno ricercate fra quelle uscite dalla scuola di Sandro Botticelli, in specie nel gruppo assegnato dal Benenson all'ipotetico «amico di Sandro», ma egli si mostra assai attento agli sviluppi dell'arte contemporanea. Se il compito di continuare gli affreschi di Masaccio contribuisce a rafforzare il suo senso plastico, il soggiorno romano rimase fondamentale al suo gusto, rivolto verso «la vaghissima invenzione, la bizzarra, la novità degli ornamenti» preparando anche in tal senso il manierismo. Ma l'arte del L. va ricercata nell'acqua resa delle espressioni individuali, nei ritratti che compaiono nei suoi affreschi e nelle pale, e nella patetica sensibilità delle sue immagini devote.

Bibl.: Venturi, VIII, 1, pp. 643-80; A. Scarf, F. L., Vienna 1935; G. Gronau, s. V. in Thieme-Becker, XXIII, p. 270 sqq.

Eugenio Battisti