LIGURIA

LIGURIA. -

I. GEOGRAFIA

È, tra le regioni italiane, la meno estesa (5411 kmq.), ma una delle più densamente popolate e delle più importanti economicamente. Corrisponde al versante meridionale delle Alpi e degli Appennini liguri, con piccoli lembi di quello settentrionale, e costituisce perciò il naturale sbocco sul Mediterraneo non solo della parte più ricca della pianura padana, ma anche di un notevole settore dell'Europa centrale.

La montagna incombe ripida su di una costa rocciosa o chiusa su angusti lembi di spiaggia. Il suolo coltivabile è scarso, ma mirabilmente messo a profitto (frutta, primizie, fiori, ortaggi); commerci (porti, ferrovie) e industrie (navali, metallurgiche, meccaniche, tessili) animano l'attività di una popolazione quasi tutta addensata (appena il 10% di popolazione sparsa, in L.) sulla ristretta cimosa litoranea. Con la finitima Lombardia, la L. è l'unica regione italiana nella quale la percentuale più elevata della popolazione attiva sia riferibile all'attività industriale (38%). Il clima mitissimo è l'amenità del paesaggio fanno di questa regione un seguito di rinomate stazioni climatiche invernali ed estive. I centri abitati maggiori corrispondono in genere ad insediamenti romani: due di essi superano i 100 mila ab. e costituiscono l'uno il più attivo porto commerciale (Genova), l'altro (La Spezia) il primo porto militare d'Italia.

| Popolazione |
| Nume- | Super- | Valtazione |
| ro dei | fici in | 1° gen. 1949 |
| comuni | km. | 1936 |
| Assoluta | densità |
| 1000 ab. | a km. |

| Provincie e capoluoghi | Nume- | Super- | Valtazione |
| (popolazione 1949 in 1000 ab.) | ro dei comuni | fici in km. | 1936 |
| Genova (673) | 67 | 1823 | 867.608 |
| Imperia (30) | 61 | 1155 | 158.470 |
| La Spezia (124) | 32 | 885 | 221.634 |
| Savona (72) | 69 | 1548 | 219.108 |
| L. | 229 | 5411 | 1.466.820 |

BIBL.: I. Barberis, La L., lezioni di geografia regionale, Genova 1925; S. Grande, La L., Torino 1929; L. V. Bertarelli, Guida d'Italia del T.C.I.; L. 2° ed., Milano 1933. Giuseppe Caraci

LIGURIA - 1) Confini di Stato; 2) confini di regione; 3) confini di provincia; 4) confini di circoscrizione ecclesiastica; 5) strade; 6) ferrovie; 7) oratori; 8) pievi; 9) badie.

II. STORIA

La regione prende nome dall'antica popolazione dei Liguri, di stirpe mediterranea, che occupò molti secoli prima del III a. C. (quando i Romani iniziarono l'avanzata verso il settentrione) una larga parte dell'Italia settentrionale e della Francia meridionale, spingendosi anche nella penisola iberica; nell'antichità romana il nome di L. si estendeva anche alla valle padana a sud del Po e ad oriente, all'alta valle del Taro e alla media valle della Trebbia; entro questi confini la L. costituì la IX Regio Augusta; al tempo di Diocleziano la L. comprese anche tutto l'attuale Piemonte e gran parte della Lombardia; poi venne via via restringendosi fino a comprendere, come ora, solo quasi tutto il versante tirrenico delle Alpi e dell'Appennino, dal bacino della Roia a quello della Magra.

Divisa ora nelle tre provincie di Imperia, Genova e La Spezia, comprende i vescovati di Ventimiglia (istituito nel sec. VI), di Albenga (già esistente nel V sec.), di Noli (istituito nel 1239, poi abolito), di Vado (dal 680, e poi di Savona dal 999), di Genova (che si fa risalire nella tradizione a S. Barnaba e fu sede metropolitana dal sec. XII, di Chiavari, di Brugnato (sulla strada Spezia-Bracco) istituito nel 1133, poi modificato nel sec. XIX nel vescovato di Luni-Sarzana ed ora nel vescovato di La Spezia; fino al 1768 dipendevano dal metropolità di Genova anche i vescovati della Corsica e fino al 1860 il vescovo di Nizza.

Incerta è l'epoca dell'entrata del cristianesimo nella L., considerata nella sua attuale estensione; è leggenda quello che si ripete della venuta di S. Barnaba, dei s. Nazario e Celso e poi di S. Calimero, vescovo di Milano, dei ss. Marcellino, Vincenzo e Donnino; pare che nessuna persecuzione vi abbia infierito, perché anche i liguri s. Secondo e s. Calo-gero subirono il martirio fuori della regione; si parla anche di s. Lorenzo, che nel venire dalla Spagna a Roma si sarebbe fermato a Genova, verso il 260, nel luogo dove sarebbe poi stata eretta la Cattedrale novese, consacrata nel sec. XII. È certo però che il cristianesimo già vi fioriva tra il III e il IV sec.

La storia della L., intesa nei confini moderni, è la storia locale delle singole città e delle singole valli; i Liguri, antichi abitatori del paese, si frazionarono essi stessi in tribù, in gran parte fra loro indipendenti, p. es., gli Inguani (centro Albenga), gli Intemelii (centro Ventimiglia), i Sabates (forse centro Savona), i Tigulli (centro Sestri Levante), i Liguri Montani ed altri, senza contare le tribù liguri della valle del Po. La romanizzazione avvenne attraverso la fondazione della colonia romana di Genua (prima del 218 a. C.) e poi attraverso le guerre, alcune assai ardue, nel II sec. a. C.; verso il 150 tutta la riviera si poteva dire in possesso romano collegata per via marittima coi principali porti del Tirreno, ma per terra unita al resto del mondo romano per mezzo della Via Postumia (148 a. C.), per Libarna, Detrona, Iria (= Voghera) e Piacenza e più tardi, e poco prima del 100 a. C., per mezzo della Via Aemilia Scauri, che per Aquae Statileae (= Acqui) scendeva a Vada Sabatia (= Vado). La via costiera, già tracciata per singoli tratti da popoli rivieraschi, ebbe nel I sec. a. C. e poi all'età di Augusto il suo completo sviluppo, prima fra Luni e Genova, e fu detta per estensione Via Aurelia, e poi fra Genua e Nicaea (= Nizza) e va sotto il nome di Julia Augusta.

Oscure le notizie sulla L. marittima nel primo medioevo; fu saccheggiata da Eruli e Goti e infine dai Longobardi, che ne fecero, come è probabile, un ducato; oscure anche le vicende dei primi vescovati liguri, dove certamente non ebbero presa i moti ereticali dei primi secoli e specialmente l'arianesimo; anzi, in quei tempi Genova diventa rifugio dei cattolici.

Nel sec. x la L. è divisa in tre Marche: Arduinica

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(prop. Enc. Catt.)
Liguita - 1) Confini di Stato; 2) confini di regione; 3) confini di provincia; 4) confini di circoscrizione ecclesiastica; 5) strade; 6) ferrovie; 7) oratori; 8) picvi; 9) badie.

(occidente), Aleramica (centro), Obertenga (oriente), poi frazionate nei secc. XI e XII dal feudalesimo; se non che i diritti dei marchesi e dei conti trovano poi l'ostacolo maggiore nell'opposizione dei vescovi finché sorgono i nuovi organismi comunali e specialmente quello di Genova, che tende ad ottenere il primato sugli altri centri abitati della riviera. In tale opera di espansione il comune di Genova è in accordo con il suo vescovo, che non esita a sottrarre, quando il comune si sia affermato sui vicini, chiese appartenenti ad altre circoscrizioni per sottoporle alla propria. Come avvenne, p. es., nel sec. XII delle chiese di Portovenere, occupate dai Genovesi e sottratte al vescovo di Luni e trasferite al vescovo di Genova; e lotte notevoli si combatterono, soprattutto sulla riviera di ponente, intorno a Ventimiglia e a S. Remo, nelle quali l'autorità dei vescovi fu implicata nelle lotte feudali e comunali; né sempre i rapporti col papato furono tranquilli, come dimostrano gli interdetti contro Genova dei secc. XIII e XV e quelli contro Savona del sec. XIV; nel 1453 Paolo da Campo Fregoso è contemporaneamente cardinale arcivescovo e doge della Repubblica genovese. Intervenne poi nelle lotte fra Genova e le altre piccole repubbliche marinare di ponente (e in primo luogo Savona) la protezione degli imperatori a questa o a quella città, finché nel 1528, sottomessa Savona, lo Stato genovese poté dirsi esteso ad ambedue le riviere. Nel sec. XVIII i Savoia cominciarono ad affermare il loro dominio. E dopo le guerre napoleoniche e la restaurazione, nel 1815 la L. entrò a far parte del Regno di Sardegna.

La schiera dei santi liguri non è molto numerosa: noti nel sec. IV o V s. Ampelio, anacoreta, e poi s. Venerio, e una serie di santi nel XV e XVI sec. e ancora s. Leonardo da Porto Maurizio; si notano anche s. Siro, vescovo di Genova, nel VI sec. e il beato Giacomo da Varagine (= Varazze), vescovo e scrittore del sec. XIII.

Una sessantina di santuari, dei quali molti raccolti sulle montagne che dominano il mare o nelle vallate dell'interno: uno dei più antichi è senza dubbio il santuario della Madonna di Saviore, presso Monterosso al mare, che si fa risalire al sec. VIII; altri risalgono al sec. XII, come quello di N. Signora del Monte presso Genova e il santuario della Coronata a Cornigliano Ligure; altri al sec. XIV, come S. Bartolomeo degli Armeni a Genova e il santuario dell'Acqua Santa presso Voltri; o al sec. XV come il Santuario di N. Signora d'Ortegia in Genova; al sec. XVI appartengono il santuario di S. Maria di Montallegro presso Rapallo con annesso ospizio per pellegrini; e ancora più tardi il santuario di N. Signora della Vittoria, presso il colle dei Giovi; quelli della Madonna di Lampedusa presso Castellaro di Taggia, e della Madonna del Soccorso a Pietra Ligure; la Madonna della Guardia sopra Arma di Taggia; il santuario di S. Lucia presso Borghetto S. Spirito, e il santuario della Madonna della Guardia fra Varazze e Cogoleto.

BIBL.: G. B. Semeria, Storia ecclesiastica di Genova e della L. dai tempi apostolici fino all'anno 1538, Torino 1838; anon., Secoli cristiani della L., 2 voll., ivi 1843; G. Poggi, Le due riviere, ossia la L. marittima nell'epoca romana, Genova 1901; A. Issel, L. preistorica, 2ª ed., Genova 1908; id., Genova preromana, romana e medievale, Genova 1914; E. Pais, Intorno alla conquista e alla romanizzazione della L. e della Transpadana occidentale, Roma 1918; L. Giordano, Vie liguri e romane fra Vado e Ventimiglia, Albenga 1932; Lanzoni, pp. 834-435; P. Ac-carne, Instrumentum episcoporum Albingaunensium, ivi 1935; N. Lamboglia, L. romana, I. Roma 1939; A. Calderini, La L. diocleziana, in Riv. Stud. Lig., 10 (1944), p. 3 sq.; A. Ferretti, I primordi del cristianesimo in L. in Atti Soc. Lig. Storia Patria, 39 (1937), p. 708 sq.; G. Alesio, Il nome dei Liguri, in Riv. Stud. Lig., 13 (1947), pp. 113 sq.; V. poi in genere i libri e i periodici dell'Istituto internazionale di Studi liguri presso il Museo Bicknell di Bordighera.

Aristide Calderini

III. REGIONE

CONCILIARE LIGURE.

- Mentre tutte le regioni storiche italiane erano incluse nella circolare del 24 ag. 1889 per le conferenze episcopali e nel motu proprio: Qua Cura, dell'8 dic. 1938 per i tribunali, il decreto concistoriare 15 febbr. 1919 esclude espressamente, con altre, la L. perché in questa la provincia ecclesia stica genovese raggruppa praticamente tutte le diocesi che hanno sede nella regione.

Pertanto la regione ligure, ecclesiasticamente, unisce

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attorno alla sede metropolitana di Genova le diocesi suffragane di Albenga, Bobbio, Chiavari, Luni o La Spezia con Sarzana e Brugnato, Savona e Noli, Tortona. A Genova è pure costituito il Tribunale regionale ligure con competenza matrimoniale nei giudizi di primo grado, che è anche competente per gli appelli dal Tribunale regionale lombardo. A sua volta il Tribunale regionale ligure ha come tribunale d'appello il Tribunale regionale piemontese (Torino). I concili plenari regionali nel caso specifico sono semplicemente provinciali per le ragioni suddette, e perciò seguono le norme dei can. 283 sqg.

BIBL.: F. Roberti, De processibus, I, Roma 1940, pp. 227-29; S. Sartori, Enchiridion canonicum, ivi 1947, pp. 46-48.

Agostino Pugliese

IV. ARTE

Le testimonianze più antiche della civile ligure sono preistoriche. I giacimenti delle s. Arne Candide e dei «Balzi Rossi» costituiscono una cospicua documentazione delle età paleolitica e neolitica, e sono i più importanti esistenti in Italia. Invece al periodo protostorico appartengono la necropoli arcaica trovata negli scavi di Via XX Settembre a Genova, ed altri resti a Savignone, Ameglia e i giacimenti celtici della Val di Magra. La civiltà romana ha lasciato, oltre gli avanzi imponenti di Luni (al confine con la Toscana), resti a Ventimiglia, Albenga, Genova ed altre località.

1. Architettura

Già nel medioevo i Liguri rivelano particolare esperienza nell'arte del costruire. Avanzati di poderose architetture esistono ancora nelle terre già di loro dominio ed in Genova, qui visibili nei resti delle mura innalzate a difesa delle incursioni del Barbarossa del 1155 e nella restaurata Porta Soprana. Al sec. XII appartiene pure la bellissima torre degli Embriaci, ora messa in maggiore evidenza dalle demolizioni delle case circostanti, causate dai bombardamenti dell'ultima guerra. Case-torri vengono costruite durante i secc. XII e XIII a Genova, Savona ed Albenga. Con il sopravvivenze del gotico le forme si ingentiliscono: rimangono nell'edilizia civile alcuni esempi di questo periodo, come a Genova il Palazzo Spinola e quello dei Doria di Piazza S. Matteo.

L'architettura romanica ebbe anche in L. uno sviluppo eminentemente religioso. Si ricordano, sempre a Genova, S. Donato (con il caratteristico e raro tiburio), S. Giovanni di Prè, i SS. Cosma e Damiano, S. Maria di Castello, ed altri; mentre la cattedrale di S. Lorenzo, la cui costruzione fu lunga e tormentata, solo in parte risale all'età romanica. Fuori Genova si ricordano il battistero di Albenga, forse del sec. V, l'edificio sacro più antico della L., la cosiddetta basilica cristiana di Luni (ne rimangono solo le rovine), e, tra gli altri innumerevoli esempi di architettura romanica, il S. Paragorio di Noli, della fine del sec. XI, con una pianta di forme assai rare.

Con il Rinascimento (pervenuto assai tardi) l'arte, naturalmente, ebbe nuovi sviluppi. Artefici massimi ne furono soprattutto il Montorsoli e Pierin del Vaga, chiamati a costruire e decorare il Palazzo di Andrea Doria (Palazzo Principe), è da questo momento che l'architettura genovese si avvia a nuovo splendore, per merito dell'Alessi prima, e quindi di Bartolomeo Bianco, Rocco Luragio, ecc. Nel Cinquecento si costruisce la Via Nuova (

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(Itil. Alisari)
Liguita - Gesù risana un cieco. Scuola genovese del sec. xvir - Genova, Palazzo Bianco, Pinacoteca.

oggi Garibaldi), giustamente considerata una delle più belle ed armoniose del mondo. La configurazione angusta e ripida del terreno genovese indusse gli architetti a dare alle loro fabbriche carattere scenografico, sicché le appaiono illeggidirite da giardini pensili, scale prospettiche, ecc. Si ricordano la Villa delle Peschiere, quelle Cambiaso in Albaro e Scassi a Sampierdarena, tutte dell'Alessi; il Palazzo imperiale di G. B. Castello; il Palazzo Doria Tursi di Rocco Luragio, e quello della Università di Bartolomeo Bianco. All'Alessi si deve inoltre la più bella chiesa genovese del Rinascimento, S. Maria di Carignano, grandiosa e solenne nella forma a pianta centrale, che sembra riecheggiare i progetti lasciati dal Bramante per il S. Pietro. A schema centrale è pure la cappella di N. S. di Loreto, nei pressi di Finale; e così pure la chiesetta di S. Maria della Rotonda nella piana di Albenga, che sembra tuttavia richiamare costruzioni assai più indietro nel tempo. Il gusto architettonico iniziato dall'Alessi permane nel corso del Seicento e del Settecento, pur nel divenire degli stili, e non solo a Genova, ma per buona parte della L. (Palazzo reale di G. A. Falcone e P. F. Cantone); mentre nell'architettura religiosa del periodo barocco il più bell' esempio a Genova rimane la basilica della S.ma Annunziata (molto danneggiata dalla guerra ed in corso di restauro). Del periodo neoclassico si ricordano la facciata di questa chiesa ed il teatro Carlo Felice, il cui interno, però, è andato distrutto durante la seconda guerra mondiale. La città ha preso grande sviluppo edilizio nella seconda metà dell'Ottocento (Via XX Settembre) e vanta, ora, i più alti «grattacieli» d'Europa.

2. Scultura

Scarsi i documenti della scultura romanica, tra cui è da ricordare un crocifisso ligneo (affine al «Volto Santo» di Lucca) nella chiesetta-santuario di S. Croce, sugli scoscesi pendii sopra le Bocche del Magra. A S. Margherita, esterno della chiesa dei Cappuccini, si conserva una Madonna con il Bambino, non immemore della coeva scultura provenzale. Resti della scultura romanica esistono anche a Genova. Nel periodo gotico, Giovanni Pisano a Genova (tomba di Margherita di Brabante) e Giovanni di Balduccio a Sarzana lasciano insigni documenti della loro attività. Nel Quattrocento affluiscono nella regione scultori lombardi, tra i quali primeggiano i Gagini, apportatori del gusto rinascimentale in forme decorative di grande evidenza plastica, proprie dei modi settentrionali. La loro attività si rivolse soprattutto alla decorazione dei portali, alcuni dei quali meritatamente famosi (quello di Piazza S. Matteo, a Genova, di Giovanni Gagini; altro in Via Davide Chiossone, di Pace Gagini e così via). L'attività dei Gagini si spinse nel Cinquecento. Contemporaneamente a loro lavorano Gaspare della Scala e Nicolò da Corte. Tra il 1539 ed il 1547 furono a Genova G. A. Montorsoli (Palazzo Principe), Giacomo e Bartolomeo della Porta ed altri.

Nel Seicento i modi barocchi furono portati a Genova dal francese Pietro Puget; ma emersero anche Bernardo e Francesco Schiaffino, assai sensibili all'arte del Bernini (capolavoro di Bernardo: il Ralto di Proserpina, nel Palazzo reale di Genova). Domenico e Filippo Parodi dettero infine impulso ad una feconda scuola che continuò nel Settecento, e trovò nei Maragliano degli artisti che si distinsero particolarmente nella scultura lignea. I documenti della scultura ottocentesca sono nella massima parte fra le tombe del cimitero di Staglieno.

3. Pittura

Un museico del sec. VI si trova nel battistero di Albenga. Nel duomo di Sarzana si conserva il prezioso Crocifisso di Guglielmo (1738), la più antica pittura romanica della L. Scarsi i documenti della pittura duecentesca (gli affreschi a Sampierdarena, in S. Maria della Cella, e quelli, staccati, di Manfredino da Pistoia a Genova rivelano l'influsso dell'arte toscana). Nel Trecento la pittura senese esercita il suo ascendente, e lascia opere nella L. Il pittore locale più noto è allora Nicolò da Voltri, non ignaro dell'arte del modenese Barnaba, attivo nella regione sino ai primi del Quattrocento. Nel corso di quest'ultimo secolo si succedono influenze toscane, lombarde, piemontesi ed anche oltremontane. I pittori locali più notevoli sono Giovanni Barbagelata (politico della Parrocchiale di Varazze), Agostino Casanova ed infine, di tutti il più grande, Ludovico Brea, capo della scuola ligure-nizzarda. Furono inoltre attivi nella regione il piemontese Luca Baudo, Giovanni Masone ed infine, tra gli altri, Vincenzo Foppa, il cui influsso sui maestri locali, ancor legati al gotico, e sullo stesso Brea, fu assai fecondo. Si ricorda ancora Giovanni Canavesio, che operò nella L. occidentale, ma di origine piemontese. Attivo è infine l'enigmatico pittore Carlo del Mantegna (Carlo Braccesco), di cui resta un famoso polittico nel santuario di Monte Grazie (Imperia).

Mentre Teramo Piaggio ed Antonio Semino, in pieno Cinquecento, indulgevano ancora a forme quattrocentesche, Pierin del Vaga portò a Genova un alito di nuova vita, decorando ad affresco il Palazzo Principe. Nel Cinquecento comincia la vera storia della pittura genovese, per opera soprattutto di Luca Cambiaso, gran frescante, dei Semino, e del Tavarone. Ma la gloria

maggiora viene con il Seicento, quando la scuola genovese si afferma come una delle più importanti d'Italia. Sotto l'influsso di molteplici correnti (toscane, lombarde, venete e fiamminghe) scaturì l'arte esuberante dello Strozzi, cui la stessa pittura veneziana è debitrice. E poi Domenico Fiasella, Valerio Castello, Orazio e Giovanni Andrea De Ferrari, Bartolomeo Guidobono ecc. rese-ro illustre questa scuola, mentre il Rubens e Van Dyck soggiornando a Genova lasciavano nella città testimonianze insigni dell'arte loro. Alla fine del Seicento dànno nuova gloria alla pittura genovese G. B. BACCIA (v.) e Domenico Piola, esuberante e facile esecutore di affreschi; mentre il discepolo di quest'ultimo, Gregorio De Ferrari, non sufficientemente noto, apre la via alla pittura settecentesca con i suoi affreschi pieni di luce, d'una sorprendente libertà inventiva e d'un gusto che sembra precludere quello «francese». Ma il più grande artista genovese del Seicento è senza dubbio «l'espressionista» Alessandro Magnasco, creatore della pittura di «tocco», e come tale, anticipatore del Guardi. Dell'Ottocento va ricordato Niccolò Barabino, nativo di Sampierdarena.

In L. ebbero vita anche in epoche diverse interessanti ed originali industrie artistiche. Fin dal Cinquecento fioriva l'arte dell'intarsio ed Anselmo de Fornari di Castelnuovo Scrivia nel 1504 riceveva l'incarico di decorare ad intarsio le sarselle del duomo di Genova. Dalle parti di Chiavari fin dal medioevo si praticò con gran successo l'arte della tessitura di velluti e damaschi. Anche le trine al tombolo eseguite da donne liguri durante l'età barocca ebbero grande fama, mentre fin dal sec. XV ad Altare fiori l'industria vetraria e ad Albissola e Savona quella della ceramica. - Vedi tavv. LXXXVII-LXXXIX.

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LILIENFELD - Chiosstro dell'abbazia (sec. XIII).

BIBL.: R. Soprani - C. G. Ratti, Vite di pittori, scultori ed architetti genovesi. II, Genova 1768-69; F. Alizeri, Notizie dei professori del disegno in L., VI, Genova 1870-80; G. Bres, L'arte nell'estrema. L. occidentale, Nizza 1914; G. Delleprine, Alpi ed appennini liguri, 4a ed., Genova 1914; M. Labò, La ceramica di Savona, in Dedalo, 4 (1923-24), pp. 124-51; id., s. v., in Enc. Ital., XXI (1934), pp. 140-43. Piero Zampetti