**LIBERALE** da VERONA. - L. di Jacopo dalla Biava, o *a Blavo*, miniatore e pittore, n. a Verona verso il 1445 e m. ivi tra il 1526 ed il 1529. Lo si ha attivo tra il febbr. 1467 e la fine del 1469 presso Siena, a Monte Oliveto, tra il 1470 ed il 1474 a Siena stessa, in Duomo, lasciando numerosi graduali, oggi conservati nel duomo di Chiusi e nella Libreria Piccolomini di Siena.
È presente in Toscana nel 1476, ma dal 1488 risulta nuovamente a Verona, dove esegue, negli anni successivi, affreschi in S. Anastasia (1490), in S. Lorenzo, in S. Vitale, in S. Fermo, in Duomo e in palazzi privati. Una permanenza a Venezia, forse precedente al viaggio in Toscana, è deducibile dallo sfondo del *S. Sebastiano* di Brera, nel quale è fedelmente riprodotto il Canal Grande. Anche il Santo è ispirato all'*Adamo* del Rizzo in Palazzo ducale. Egli dovette apprendere la pratica della pittura da Girolamo da Cremona, ma i suoi continui viaggi gli diedero modo di conoscere i Pollaiolo, il Mantegna, i Veneziani e i nordici. Nelle miniature il suo temperamento esuberante si spiega, per influenza sensese, in gonfi ritmi lineari d'una fantasiosità quasi barocca. Le tavole, come la predella dell'*Arcivescovo* di Verona, l'*Adorazione dei magi* nel Duomo, gli splendidi affreschi della Cappella Bonaveri in S. Anastasia, il *S. Sebastiano* di Berlino, la *Pietà* di Monaco, il *S. Giovanni Evangelista* di Filadelfia lo mostrano tenacemente rivolto a ricerche plastiche, sebbene egli preferisca «sbalzare nel metallo le figure più che dipingerle» (Fiocco). Non si libera pertanto dall'espressionismo mantegnesco e padovano, pur giungendo per mezzo di un colore morbido e pastoso, come nella *Morte di Didone* di Londra, ad un geniale e poetico connubio di espressione e decorazione. - Vedi tav. LXXIX.
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