LIVORNO, DIOCESI DI

LIVORNO, DIOCESI di. - Diocesi e città capoluogo della provincia omonima in Toscana.

In una superficie di 290 kmq., ha una popolazione di 165.000 ab., dei quali 162.000 cattolici. Conta 39 parrocchie, servite da 55 sacerdoti diocesani e 67 regolari, un seminario, 14 comunità religiose maschili e 45 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 251).

Un oratorio dedicato a S. Maria esisteva già prima del sec. XII, poiché è ricordato in una pergamena del 30 marzo 1160, come pure si sa che nel 1267 prese anche il titolo di un'altra chiesa, S. Giulia, andata distrutta, chiamandosi d'allora pieve di S. Maria e Giulia. Questa chiesa deve essere stata edificata quando Desiderio, re dei Longobardi, nel trasportare dalla Gorgona a Brescia il corpo di s. Giulia vergine e martire, fece scalo a L. Fu infatti in quella circostanza (776) che s. Giulia fu eletta protettrice e patrona. Abbattuta poi la chiesa nel 1534 per isolare la fortezza, venne elevata a Pieve di Labrone o Livorna o Liburna (primi confusi nomi della odierna L.) la chiesa di S. Antonio, che assunse a ricordo anche il titolo di S. Maria e Giulia.

Il villaggio e poi castello faceva parte del Porto Pisano, dei suoi fortitizi e territori vassalli, subendo le alterne vicende e fortune di quella Repubblica, ma ecclesiasticamente si può dire rimase sempre all'arcidiocesi pisana. Anzi, nel 1103 dalla contessa Matilde donato all'opera del duomo di Pisa, fu dopo qualche anno venduto, proprio per 1000 lire, all'arcivescovo stesso. Ferdinando I dei Medici, che di L. volle fare una città (fu proclamata il 19 marzo 1606), portò anche a termine nella Piazza d'Arme la chiesa di S. Francesco, più grande delle già

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(fot. EnB) LIVORNO, DIOCESI di - Duomo, architettura di A. Pieroni (1581-95). La facciata è di R. Cantagallina; il campanile è del 1817.
esistenti, perché fosse essa la nuova pieve. E lo divenne appunto nel 1605, quando il clero vi si trasferì da S. A. Tonio, aggiungendo a S. Francesco il vecchio e caro titolo di S. Maria e Giulia. Urbano VIII elevava la pieve ad insigne collegiata con bolla 31 luglio 1629, ma i primi sei canonici ed il proposto, eletti dal sovrano, presero possesso solo il 23 genn. 1632.

L. in breve era divenuta città fiorente di commercio e di traffici, grazie, in parte, all'aver concesso franchigie, facilitazioni ed ospitalità a gente di altre nazionalità, religioni e perfino di riti orientali sia cattolici che scismatici, concedendo loro quartieri, chiese e cimiteri propri. La comunità più volte aveva chiesto di avere il vescovo, o per lo meno che l'arcivescovo di Pisa prendesse il nome di vescovo di L., ma non fu concesso. Furono però accordati al proposto dei privilegi, perché nelle insegne o nelle sacre funzioni non sfigurasse, come coreografia, di fronte agli uffizianti di altri culti e riti; così, oltre che prelato domestico, egli ebbe l'uso dei pontificali (privilegi rimastigli fino al 3 maggio 1949, quando, tolta al proposto del Capitolo della cattedrale la cura d'anime, è stato ridotto a prelato domestico). Sorge finalmente la diocesi, con bolla di Pio VII, il 25 sett. 1806, formata dalla città, con allora la pieve e sei vice-parrocchie, ed altre sei cure per una superficie di kmq. 290. Primo vescovo fu mons. Filippo Ganucci.

Vari pontefici fecero visita ed alloggiarono in questa città, specialmente a causa dei loro viaggi, soprattutto in Francia. Si ricordano: Innocenzo II, Alessandro III, Urbano V, Gregorio XI, Urbano VI, Eugenio IV, Adriano VI, Clemente VII, Pio VII, Pio IX.
Fra i livornesi degni di memoria: mons. Girolamo Gavi (1775-1869), che, proposto della città, eletto vescovo ebbe il titolo di Milto per rimanere (21 anni) amministratore apostolico e proposto di L. e devolvere le rendite, i risparmi ed il suo patrimonio ad opere di bene ed alla costruzione del seminario che si chiama infatti «Gavi»; p. Pio Alberto Del Corona, domenicano, insigne scrittore e predicatore, vescovo di S. Miniato ed arcivescovo, poi, titolare di Sardica (1873-1912).

L. non possedeva grandi opere d'arte, ed anche quello che c'era di notevole, pur non essendo pregevolissimo, è stato deturpato dalle distruzioni dei bombardamenti (170), che in modo particolare si sono abbattuti sugli edifici sacri. Restano tuttavia: il Santuario di Montenero e, allorché siano riparate, le chiese di S. Ferdinando, S. Giovanni, S. Caterina, S. Sebastiano, la Madonna, tutte di un certo valore architettonico interno, e la Cattedrale, oggi monumento nazionale.

SANTAIO DELLA MADONNA DI MONTENERO. - L'avvenimento più notevole e che continua ad avere efficienza è il ritrovamento, il 15 maggio 1345, da parte di un pio pastore presso il fiumicello e la località Ardenza di un pregevole quadro raffigurante la Madonna con il Bambino. La Vergine benedetta avrebbe detto al vecchierello, che da storpio si sentì subito risanato, di portare la sua immagine sul Montenero, dove desiderava sorgesse un santuario a lei dedicato.

Si sviluppò subito una grande devozione verso questa Madonna delle Grazie, detta di Montenero, e non solo fra i Livornesi ma anche nelle città e popolazioni

vicine, tanto che da Pio XII il 15 maggio 1947 è stata proclamata patrona di tutta la Toscana. L'artistico ed attuale santuario, ricco di marmi ed opere pregevoli, può considerarsi del sec. XVIII. Fu elevato a basilica nel 1818. Ne sono custodi i monaci vallombrosani. L., che sempre tante grazie e protezione ha ottenuto dalla sua Madonna, il 27 genn. 1742 (festa del Voto), liberata dal terremoto e maremoto, fece voto (e lo mantiene ancora) di ritardare il carnevale fino a quella data, di digiunare in quel giorno, di offrire a spese del Comune 10 libbre

di cera al santuario e di fare solenne funzione di ringraziamento ogni anno. - Vedi tav. XCIX.

BIBL.: N. Magri, Discorso cronologico sull'origine di L. sino al nostro tempo, Napoli 1647; A. Santelli, Origine di L. in Toscana, Livorno 1770; G. Targioni-Tozzetti, Viaggi in Toscana, ivi 1768; C. Tesi, L. dalla sua origine fino ai nostri tempi, ivi 1865; G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di L., ivi 1903; Ann. eccles. livornese 1931, ivi 1951.

Giuseppe Spaggiari

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“LIVORNO, DIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 876. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/livorno-diocesi-di.