LIVINHAC, Léon. - N. il 13 luglio 1846 ed entrò nella Società dei Padri Bianchi nel 1873. Cinque anni dopo, nel 1878, partiva da Marsiglia, a capo della prima spedizione di Padri Bianchi, per le missioni dell'Africa Equatoriale.
Livorno, Diocesi di - Duomo, architettura di A. Pieroni (1581-95). La facciata è di R. Cantagliana; il campanile è del 1817.
esistenti, perché fosse essa la nuova pieve. E lo divenne appunto nel 1605, quando il clero vi si trasferì da S. Antonio, aggiungendo a S. Francesco il vecchio e caro titolo di S. Maria e Giulia. Urbano VIII elevava la pieve ad insigni collegiata con bolla 31 luglio 1620, ma i primi sei canonici ed il proposto, eletti dal sovrano, presero possesso solo il 23 genn. 1632.
L. in breve era divenuta città fiorente di commercio e di traffici, grazie, in parte, all'aver concesso franchigie, facilitazioni ed ospitalità a gente di altre nazionalità, religiosi e perfino di riti orientali sia cattolici che scismatici, concedendo loro quartieri, chiese e cimiteri propri. La comunità più volte aveva chiesto di avere il vescovo, o per lo meno che l'arcivescovo di Pisa prendesse il nome di vescovo di L., ma non fu concesso. Fu rono però accordati al proposto dei privilegi, perché nelle insegne o nelle sacre funzioni non sfuggiasse, come coreografia, di fronte agli ufficiali di altri culti e riti; così, oltre che prelato domestico, egli ebbe l'uso dei pontificali (privilegi rimastigli fino al 3 maggio 1949, quando, tolta al proposto del Capitolo della cattedrale la cura d'anime, è stato ridotto a prelato domestico). Sorge finalmente la diocesi, con bolla di Pio VII, il 25 sett. 1806, formata dalla città, con allora la pieve e sei vice-parrocchie, ed altre sei cure per una superficie di kmq. 290. Primo vescovo fu mons. Filippo Ganucci.
Vari pontefici fecero visita ed alloggiarono in questa città, specialmente a causa dei loro viaggi, soprattutto in Francia. Si ricordano: Innocenzo II, Alessandro III, Urbano V, Gregorio XI, Urbano VI, Eugenio IV, Adriano VI, Clemente VII, Pio VII, Pio IX.
Fra i livornesi degni di memoria: mons. Girolamo Gavi (1775-1869), che, proposto della città, eletto vescovo ebbe il titolo di Milito per rimanere (21 anni) amministratore apostolico e proposto di L. e devolvere le rendite, i risparmi ed il suo patrimonio ad opere di bene ed alla costruzione del seminario che si chiama infatti «Gavi»; Pio Alberto Del Corona, domenicano, insigne scrittore e predicatore, vescovo di S. Miniato ed arcivescovo, poi, titolare di Sardica (1873-1912).
L. non possedeva grandi opere d'arte, ed anche quello che c'era di notevole, pur non essendo pregevolissimo, è stato deturpato dalle distruzioni dei bombardamenti (170), che in modo particolare si sono abbattuti sugli edifici sacri. Restano tuttavia: il Santuario di Montenero e, allorché siano riparate, le chiese di S. Ferdinando, S. Giovanni, S. Caterina, S. Sebastiano, la Madonna, tutte di un certo valore architettonico interno, e la Cattedrale, oggi monumento nazionale.
SANTUARIO DELLA MADONNA DI MONTENERO. — L'avvenimento più notevole e che continua ad avere efficienza è il ritrovamento, il 15 maggio 1345, da parte di un pio pastore presso il fiumicello e la località Ardenza di un pregevole quadro raffigurante la Madonna con il Bambino. La Vergine benedetta avrebbe detto al vecchierello, che da storpio si sentì subito risanato, di portare la sua immagine sul Montenero, dove desiderava sorgesse un santuario a lei dedicato.
Si sviluppò subito una grande devozione verso questa Madonna delle Grazie, detta di Montenero, e non solo fra i Livornesi ma anche nelle città e popolazioni vicine, tanto che da Pio XII il 15 maggio 1947 è stata proclamata patrona di tutta la Toscana. L'artistico ed attuale santuario, ricco di marmi ed opere pregevoli, può considerarsi del sec. XVIII. Fu elevato a basilica nel 1818. Ne sono custodì i monaci vallombrosani. L., che sempre tante grazie e protezione ha ottenuto dalla sua Madonna, il 27 genn. 1742 (festa del Voto), liberata dal terremoto e maremoto, fece voto (e lo mantiene ancora) di ritardare il carnevale fino a quella data, di digiunare in quel giorno, di offrire a spese del Comune lo libbre di cera al santuario e di fare solenne funzione di ringraziamento ogni anno.
- Vedi tav. XCIX.
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- Giuseppe Spaggiari
- LIVRADE, santa: V. LIBERTA, santa.
- LUBLJANA: V. LUBIANA.