LOLO, PREFETTURA APOSTOLICA DI

Image from page 901
Image from page 901

LOLO, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nel Congo belga, affidata all'Ordine dei Premostratensi (abbazia di Tongerloo nel Belgio), eretta il 22 febbr. 1937 in un piccolo territorio distaccato dal vicariato apostolico di Buta.

Ha una superficie di 10.000 kmq., con 45.000 ab., dei quali 16.727 cattolici. Conta 77 chiese, di cui 3 parrocchie, servite da 16 sacerdoti regolari; 2 comunità religiose femminili, 77 scuole; 9 opere di beneficenza (tra cui 2 ospedali) e associazioni di carità e di Azione Cattolica (Ann. Pontif., 1951, p. 715).

Bibl.: AAS, 29 (1937), pp. 295-96; MC, pp. 231-32; Archivio della S. C. de P. F., *Prospectus Status Missionis*, pos. prot. n. 3221/49.

Lombardi, Alfonso. - Scultore, n. probabilmente a Ferrara nel 1497, da Niccolò Cittadella di Lucca e da Eleonora L., m. a Bologna il 2 dic. 1537.

Le qualità native di questo maestro, che assunse il cognome materno e lavorò alacremente soprattutto a Bologna e in Romagna, appaiono, risentite, nei busti in terracotta del Cristo e dei dodici Apostoli, già nella chiesa bolognese di S. Giuseppe e, soppressa questa nel 1760, trasferiti nel duomo di Ferrara, dove furono fatti colorire. In essi si ammira una vigorosa modellazione, congiunta a penetrante caratterizzazione somatica e psicologica, tutta ferrarese (Francesco Filippini li attribuisce, però, a Baccio da Montelupo: cf. F. Filippini, *Baccio da Montelupo in Bologna*, in *Dedalo*, 8 [1927-28], pp. 527-42 sgg.). Al confronto rivestono accademica teatralità i personaggi del grandioso e folto gruppo in S. Maria della Vita, a Bologna, rappresentante il *Transito della Vergine*, e che è, in certo qual modo, un equivalente plastico delle migliori pitture di Gerolamo da Carpi, per il romanesimo aulico delle pose e lo sfondo d'architettura classicheggiante (1522). A questo periodo appartiene pure un Ercole gigantesco e fiero, nel Palazzo comunale, mentre dal 1526 al 1530 il L. eseguì in marmo alcune formelle di soggetto biblico e una solenne, armoniosa *Risurrezione di Cristo*, per il portale a sinistra della chiesa di S. Petronio. Guadagnato nel 1530 il favore di Carlo V, in occasione del soggiorno bolognese di quell'Imperatore, ne ritrasse le sembianze, come pure fece i ritratti, a Roma, di Clemente VII e di Giuliano de' Medici. Opere dell'ultimo suo periodo sono la statua della Vergine e figure di santi, alla Madonna del Baraccano, la *Pietà* in S. Pietro e l'elegante predella in marmo per la famosa arca in S. Domenico, con un'*Adorazione dei Magi* ed episodi della vita del Santo (1533).

Bibl.: G. Baruffaldi, *Vita di A. L., Venezia 1847*; I. B. Supino, *L'Ercole di A. L., in Rivista d'arte*, 11 (1929), pp. 110-113; F. Schottmüller, s. V. in *Thieme-Becker*, XXIII, pp. 345-50.

Lombardi, Carlo. - Canonista, n. a Dronero (Cuneo) il 29 dic. 1858, m. a Roma il 18 dic. 1908.

Compì gli studi ecclesiastici nel Seminario Romano; sacerdote nel 1881, conseguiti la laurea in *utroque iure* nel 1889. L'anno successivo fu nominato professore supplente per il testo canonico nella Facoltà legale dello stesso Seminario, nel 1893 professore effettivo di istituzioni canoniche e nel 1901 trasferito all'insegnamento del testo canonico. Successivamente fu nominato difensore del vincolo alla S. Congregazione del Concilio (1902). Consultore della Commissione per la codificazione del diritto canonico (1904), professore di economia politica all'Accademia dei Nobili ecclesiastici (1906), editore della S. Rota (1908).

Fra le sue opere, le principali sono: *Iuris canonici privati institutiones* (3 voll., Roma 1897-99; 2ª ed., 1901); *De iudiciis in genere* (ivi 1899); *La scienza della religione* (ivi 1901).

Lombardi, Famiglia. - Dinastia folta di architetti e scultori, originari del Canton Ticino e al cui cognome Solari venne quasi sempre sostituito quello generico di Lombardo o L. Essi ebbero Venezia per massimo centro di attività, ma il loro gusto, eminentemente decorativo, sia nell'edilizia sia nella plastica, si diffuse, durante gli ultimi decenni del Quattrocento e i primi del secolo successivo, in tutto il Veneto, in Lombardia, a Ferrara e nelle Romagne, con un insieme di qualità artigiane Cosmati (v.), nella regione laziale.

Il più notevole dei L., per originalità d'invenzione e perizia esecutiva, fu Pietro di Martino, n. a Carona,

Article illustration
Lombardi, famiglia - Figura sicente di Guidarelli, opera di Tullio L. - Ravenna, Istituto di Belle Arti.

sul lago di Lugano, verso il 1435, e m. a Venezia nel giugno 1515. Assorbite talune eleganze della scultura fiorentina coeva, iniziò la sua attività di plastico con il sepolcro Roselli al Santo di Padova (1464-67), cui si giurono, a Venezia, quelli, più complessi e adorati, alcuni dogi, nelle chiese dei SS. Giovanni e Paolo, dei Frari, ecc., che rimangono tipici di una tendenza forita e leggiadra, detta «lombardesca», non certo profonda, mente iscatica e struttiva. Meglio il suo genio sereno si esprimeva nell'ambito architettonico, con opere oltre modo significative di quel processo di aggiornamento classico che subì l'edilizia gotica veneziana, senza rinunciare alle originarie, orientali policromie. E il suo capolavoro, in tale campo, è la chiesa di S. Maria dei Miracoli (1481-89), dove l'uso dei rivestimenti marmorei a più colori, degli oculi, dischi, paraste e fregi è accoppiato ad una nitida e semplice funzionalità di strutture lineari. Collaboratori feracissimi e fedeli di Pietro L. furono i figli Tullio (n. verso il 1455 e m. a Venezia il 17 nov. 1532) e Antonio (n. ca. il 1458 e m. forse a Ferrara nel 1516). Il primo ha prodotto numerose opere nel Veneto ed a Mantova, fra le quali, più che il rilievo del S. Antonio e il cuore dell'avora nell'Arca del Santo, a Padova, e il Bacco e Arianna del Museo Estense di Vienna, emerge, per la compostezza della linea e l'abbandono elegiaco, la statua funebre del giovane guerriero Guidarelli Gui-darelli nel Museo civico di Ravenna. Antonio ha lasciato, fra l'altro, il rilievo con un Miracolo di s. Antonio nell'Arca del Santo, a Padova, che per purezza di forme sembra anticipare moduli neo-classici (1505), ed ha svolto una rigogliosa attività a Ferrara, dal 1506 al 1516, attorno ai famosi «camerini d'alabastro» del duca Alfonso I, nel Castello Estense, con fregi plastici opulenti, conservati in gran parte nel Museo Stieglitz a Leningrado (un aiatante Marte seduto trovasi nella Galleria Estense di Modena). Figlio di Antonio fu Girolamo, detto anche da Ferrara (n. a Ferrara ca. il 1504 e m. ca. nel 1590), che subì l'influenza di Andrea e di Jacopo Sansovino; lavorò dapprima con successo per la Libreria e per la Loggetta sansoviniana a Venezia (1532-1540), quindi, trasferitosi a Loreto nel 1543, per quella S. Casa, dove si ammirano soprattutto di lui le quattro statue di profeti. Verso il 1550 passava a Recanati e fondeva colà in bronzo alcune fra le sue opere migliori: il ciborio, a foggia di tempietto

romano, per l'altar maggiore del Duomo milanese, il tabernacolo della cattedrale di Fermo e i rilievi delle imposte per la S. Casa di Loreto, a cui collaborò il figlio Antonio (n. ca. il 1550 e m. nel 1610). Lavori apprezzabili in marmo eseguitano, sempre a Loreto, con austero gusto sansovinese, anche i fratelli di Girolamo, Aurelio (n. a Venezia nel 1501 e m. a Recanati il 9 sett. 1563), e Ludovico (n. ca. il 1507 e m. nel 1575).

Bibl.: L. Planisci, Venezionische Bildhauer der Renaissance, Vienna 1921; id., Deux reliefs en marbre de Pietro L., in Gaz. des beaux arts, 1930, pp. 1-10; id., Pietro L. e alcuni bassorilievi veneziani del 1400, in Dédalo, 10 (1929-30), pp. 461-87; id., Per il quarto centenario della morte di Tullio L., ibid., 12 (1932), pp. 901-24; A. Callegari, Pietro L. e il lombardismo nel basso padovano, ibid., 9 (1928-20), pp. 357-85; A. Venturi, Pietro L. e alcuni bassorilievi del Quattrocento, in L'Arte, 1 (1930), pp. 101-205; A. Moschetti, S. V. in Thieme-Becker, XXIII, pp. 341-51.

Lombardia. -

I. Geografia

Come regione naturale la Lombardia, il territorio delimitato dalla cresta della zona centrale delle Alpi e dal corso del Po fra Ticino e Mincio; ma i confini politici (con la Svizzera) e amministrativi, mentre ne escludono la parte settentrionale alpina (Canton Ticino, svizzero), vi includono lembi oltre il Ticino (Lomellina), il Po (Oltrepò pavese, Gonzaga e Sermide) e il Mincio (Goito ed Ostiglia). Solo nella Valtellina la L. raggiunge lo spartiacque alpino, che oltrepassa con la piccola (307 kmq.) sporgenza della Val Livigno. È una delle più ampie, e la più popolosa, fra le regioni italiane, e come densità di abitanti non è superata se non dalla Campania e dalla Liguria, notevolmente meno estese.

La Bassa L., corrispondente alla parte centrale della pianura padano-veneta, si mantiene quasi dovunque al di sotto dei 200 m. e si divide a sua volta in alta e bassa pianura. Quest'ultima beneficia delle risorgive, spiccianti al contatto con l'alta pianura: agricoltura e allevamento (prati irrigui) vi hanno consentito la più elevata produttività raggiunta in Italia. L'alta pianura, formata da depositi alluvionali grossolani e permeabili (brugniere o groane), preferisce le colture industriali (gelso, lino) e la

Article illustration
LOMBARDIA - 1) Confini di Stato; 2) confini di regione; 3) confini di province; 4) limiti di circoscrizione ecclesiastica; 5) strade; 6) ferrovie; 7) oratori; 8) pievi; 9) badie.

Vite, che si ritrovano, insieme con l'olivo, nella zona collinare, attorno ai laghi e nelle basse vallate prealpine ed alpine. La cintura montuosa, che chiude a N. la L., si estolle fin oltre i 4000 m. (Bernina), ma fa posto a numerosi valichi (sette i più importanti, dal Gottardo allo Stelvio), che mettono in comunicazione la pianura padana con l'Europa centrale. Le prealpi (luganesi, bergamasche, bresciane), distese dal Lago Maggiore al Garda, sono separate dalla zona propriamente alpina per mezzo di una serie di profonde valli (Morobbia, S. Jorio, Valtellina, Corteno).

La L. è la regione italiana che presenta il più elevato sviluppo di industrie: in queste è impegnato il 47,5% della sua popolazione attiva (contro il 28,6% nell'agricoltura, che tuttavia ne rappresenta una delle basi economiche). Tutti i rami d'industria vi sono in fiore, ma in primo luogo il tessile (con le cotonerie alla testa), cui seguono, in ordine di importanza, il siderurgico, il metallico, il meccanico, il chimico, l'alimentare (latticini), ecc. La zona di più intensa concentrazione industriale corrisponde alle provincie di Milano, Varese e Como, con assoluta prevalenza della prima. Anche per il commercio la L. è alla testa delle regioni italiane: ca. 1/5 degli addetti a questa attività in Italia sono concentrati in L.

La popolazione è assai inegualmente distribuita, come appar chiaro dagli estremi della sua densità. Quasi tutti i principali centri urbani della L. sorgono nella zona di

| Provincia e capoluoghi (popolazione del 1949 in 1000 ab.) | Numero dei comuni | Superficie | Popolazione |
| Bergamo (107) | 235 | 2.759 | 605.810 | 650 | 236 |
| Brescia (151) | 192 | 4.749 | 744.571 | 819 | 172 |
| Como (76) | 217 | 2.067 | 501.752 | 524 | 254 |
| Cremona (72) | 112 | 1.756 | 369.515 | 368 | 210 |
| Mantova (58) | 70 | 2.339 | 407.977 | 407 | 174 |
| Milano (1287) | 245 | 2.759 | 2.175.400 | 2.389 | 866 |
| Pavia (67) | 186 | 2.966 | 492.303 | 490 | 165 |
| Sondrio (14) | 73 | 3.208 | 142.919 | 141 | 44 |
| Varese (59) | 119 | 1.119 | 396.232 | 443 | 370 |
| L. | 1.449 | 23.722 | 5.836.479 | 6231 | 262 |

Article illustration
(propr. Enc. Catt.)
Lombardia - 1) Confini di Stato: 2) confini di regione: 3) confini di province: 4) limiti di circoscrizione ecclesiastica; 5) strade; 6) ferrovie; 7) oratori; 8) pieri; 9) badie.

pianura o al margine di essa. Tolto Sondrio, tutti i capoluoghi di provincia (oltre Monza e Busto Arsizio) superano i 50 mila ab. Due di essi (senza contare Milano, che ha ormai sorpassato il milione) contano oggi fra le città con più di 100 mila ab. (Brescia e Bergamo).

BIBL.: A. Brenna-C. Cantù, Grande illustrazione del Lombardo Veneto ecc., Milano 1858-61; G. Graziani-S. Grande, L. col Canton Ticino. Torino 1924; G. Dainelli-N. Tarchiani, L. Firenze 1927; P. Parpagliolo, L'Italia negli scrittori italiani e stranieri, II: la L., Roma 1929; L. V. Bertarelli, Guida d'Italia del T.C.I.; L. 2a ed., Milano 1930; D. Olivieri, Dizionario di toponomastica lombarda, ivi 1931.

II. STORIA CIVILE E RELIGIOSA

Il nome L. (medievale « Longobardia »), introdotto dai Bizantini per indicare, in contrapposto con Romania, i territori occupati dal sec. VI dai Longobardi, dopo l'888 fu applicato alla Marca carolingia d'Italia; sotto i Visconti furono dette L. anche le Valli Ticinesi e la Valtellina; i territori di Bergamo, di Brescia e di Mantova vennero aggregati più tardi alla L.; ma già sotto i duchi vasti territori al di là del Po e verso l'Appennino fecero parte della L., che ora comprende nell'oltrepò solo la provincia di Pavia. Nell'antichità essa corrisponde alla parte orientale della Transpadana (XI Reg. Augustea) e, dall'Oglio al Mincio, alla parte occidentale della Venetia (X reg. Augustea), mentre la provincia di Pavia era Liguria, circoscrizione, questa, che sotto Diocleziano comprese anche quasi tutta la L. attuale.

La L. ora è divisa nelle 9 provincie di Milano, Varese, Como, Sondrio, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona e Pavia; tra le diocesi 9 esistevano già nel 1300, e cioè Milano, Lodi, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Pavia e Bobbio; Bobbio fu poi abolita (v. BOBBIO).

Le tradizioni, tardive, in gran parte leggendarie, dicono che a Milano lo stesso apostolo Barnaba avrebbe introdotto il cristianesimo; a Pavia s. Ermacora, vescovo di Aquileia, avrebbe inviato i ss. Siro ed Evenzio ad evangelizzare. In realtà risulta, soprattutto dai cataloghi dei vescovi, che a Milano la diocesi sarebbe stata istituita ca. il 2000, a Brescia ca. il 300, a Pavia alla metà del sec. IV o poco prima; a Bergamo, a Lodi, a Como alla metà del IV, e più tardi a Cremona. I primi vescovi sarebbero: a Milano Anato, a Brescia Clateo, a Bergamo Nemo, a Pavia Siro, a Como Felice, a Lodi Bassiano. Il cristianesimo pertanto entrò in L. come istituzione organizzata non prima dell'inizio del sec. III, e vi si affermò nella totalità del territorio solo nella 2a metà del sec. IV; l'iscrizione cristiana datata più antica finora nota è milanese, del 244 (CIL, V, 6181). Incerta, in parte leggendaria, e fondamentalmente tardiva è anche la tradizione dei martiri nella regione lombarda, che vorrebbe riportarli all'età neroniana, mentre è da attribuire al sec. III. I nomi dei martiri principali saranno ricordati sotto i singoli nomi dei luoghi; altrettanto sarà fatto per i vescovi più illustri delle singole diocesi, ma due nomi non possono qui essere dimenticati, perché ebbero, soprattutto il primo, larga risonanza lombarda, anzi italiana: s. Ambrogio (374-97), che estese la provincia ecclesiastica fino al distretto oggi svizzero di Coira, e s. Carlo Borromeo (1560-84), il principale artefice della « Controriforma » lombarda.

Le vicende preistoriche e storiche della L. sono quanto mai complesse e varie: improbabile la presenza dell'uomo nel paleolitico; caratteristiche invece le abitazioni umane nel neolitico; quelle, ad es., del basso cremonese (Vhò, Cella Dati) e poi del mantovano e del bresciano; importante l'età eneolitica con le palafitte del lago di Varese e poi le terremare fra Adda e Mincio, poi l'età del bronzo (Cascina Ranza, Albairate). Celebre per

Article illustration
Lombardia - Avanz. della villa di Catullo - Sirmione.

Lombardia - Avanz. della villa di Catullo. (fot. d. alinari)

Lombardia - Avanz. della villa di Catullo - Sirmione.

naggi politici più importanti della regione: è il tempo di Ansperto e dei reti di Germania, che qui si appoggiano al clero per vincere l'opposizione dei signori feudali, e allora si inizia la nuova lotta del popolo contro i vescovi feudatari: nel 933 Milano si ribella al vescovo Landolfo; poco dopo Cremona al vescovo Olderico. Si prepara il sorgere del Comune, talora favorito, talora avversato dall'autorità vescovile.

Durante i secc. XI-XII l'evoluzione dal regime feudale al comunale in L. è compiuta e i vescovi partecipano al compromesso generale col risultato di abbandonare ormai il dominio temporale, fonte di disordini, di soprusi e talvolta di immoralità; tali soprusi danno origine al moto eroticale dei Patriani, che attecchisce soprattutto a Milano e contribuisce e deprime l'autorità vescovile.

Seguono le lotte dei Comuni lombardi fra loro: Milano contro Lodi e Como; Pavia contro Tortona; Cremona contro Crema; Bergamo contro Brescia. Milano riesce a coordinare con la forza intorno a sé le attività di una schiera sempre più larga di città vicine, finché Federico Barbarossa, intervenendo per interessi suoi in L., crede utile di provocare i rancori delle città minori contro la città dominante; ne viene nel 1162 la distruzione di Milano, con la collaborazione di Pavia, di Como e di Lodi.

Ma la Lega lombarda rinsalda di nuovo i legami dei Comuni contro l'Impero e a Legnano (1176) il Barbarossa è sconfitto. Con la pace di Costanza si ritorna ad un accordo fra le parti, vescovi compresi, ma poi all'interno dei Comuni si accentuano le fazioni in lotta fra loro (tra l'altro dei valdesi contro i cattolici, questi ultimi sostenuti dagli Umiliati), finché a Cortenova (1237) i Comuni sono battuti da Federico II: è il tempo delle lotte fra guelfi e ghibellini, onde a Bergamo combattono i Colleoni e i Suardo, a Pavia i Beccaria e i Langosco, a Como i Rusca e i Vittani, a Lodi i Vignati e i Vistarini, a Milano i Visconti e i Torriani. Frattanto il comune di Milano aumenta per concessioni imperiali, territori e privilegi, rispettando altrove in L. i grandi feudi ecclesiastici, finché nel 1294 Matteo Visconti ottiene dall'Imperatore la nomina a vicario imperiale per la L., essendo a lui soggette Milano, Como, Bergamo, Lodi, Cremona, Piacenza, Pavia e inoltre Novara, Tortona, Vercelli ed Alessandria. Nasce così il ducato di Milano, cioè la signoria lombarda, che dà unità alla regione e prepara un grande Stato nel centro della valle del Po, tendendo verso Genova e verso Bologna. Poi il ducato è spezzato nel particolarismo cittadinesco, cui sembra opporsi per breve tempo Francesco

Article illustration
Lombardia - Veduta di Bergamo.

Article illustration
(fot. Enit)

Sforza fino alla pace di Lodi (1454). Con Ludovico il Moro la L. ha ancora qualche momento di splendore, prima che con la sua caduta essa diventi preda degli stranieri, che la considerano il fulcro della egemonia del Mediterraneo. Difatti per l'esito della lotta tra Francesco I e Carlo V, per quasi 200 anni, la L. rimane legata alla Spagna dalla quale dipende politicamente, economicamente e moralmente; neppure i beni ecclesiastici resistono al fiscalismo di oltralpe.

All'inizio del sec. XVIII Vienna si sostituisce alla Spagna in L., sicché da allora questa regione (pur rientrando nel più generale movimento del riformismo illuminato italiano) è legata agli interessi austriaci fino al 1796, quando l'esercito francese entra in L. inaugurando un periodo di predominio francese; si crea così la Repubblica Cisalpina, Valtellina compresa, e poi la Repubblica Italiana (1802) e quindi (1805) il Regno Italico, fino al ritorno degli Austriaci, dopo il Congresso di Vienna (1815). È il periodo in cui, nei contratti con l'Austria, si maturano in L. i primi fermenti rivoluzionari con la Giovane Italia (1821); nel 1848 con le cinque giornate di Milano e le dieci giornate di Brescia la rivoluzione esplode, ricacciando al Mincio gli Austriaci; il voto dei lombardi fu allora per l'annessione al Regno di Sardegna, ma l'armistizio di Salasco riportò gli Austriaci nella regione. Riprenderanno allora le congiure, culminate nell'insurrezione del 1853, fino alla guerra del 1859 e alla creazione del Regno d'Italia, di cui la L. entrò allora a far parte; dopo di che la regione lombarda fu una delle più attive e benemerite dello Stato italiano.

Lo spirito religioso cattolico è ancora largamente vivo in tutta la L. e specialmente a Bergamo e in tutta la regione bergamasca. Tale larga diffusione di spirito religioso ha tutta una lunga storia, che risale ad episodi di lotte religiose, di epidemie, di guerre e di pericoli e si manifesta col sorgere e col fiorire di quasi 150 santuari soprattutto dedicati alla Vergine, che sono caratteristici specie nella plaga collinosa e montagnosa della regione.

Si ricordano, rimandando anche alle varie località, tra quelli che hanno tradizioni più antiche: S. Maria del Sacro Monte di Varese, che risale all'età ambrosiana e fu celebre soprattutto al tempo della lotta antiarianiana; S. Maria dell'Aiuto, a Mantova, venerata fin dal sec. VIII; S. Pietro presso Civate, ai piedi dei Corni di Canzo, santuario fondato per un voto dell'ultimo re longobardo, Desiderio (m. nel 774); S. Maria delle Grazie di Brescia, con una immagine venerata del Natale, e la Madonna di Campione sul lago di Lugano sono del sec. XIII; san-

III. REGIONE CONCILIARE

La regione ecclesiastica conciliare lombarda si estende dentro i confini della provincia ecclesiastica milanese e non dappertutto coincide con i confini della regione amministrativa civile. Essa raggruppa attorno alla sede metropolitana di Milano i vescovati suffraganei di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia.

Caratteristica dell'arcidiocesi di Milano è la persistenza attuale del cosiddetto rito ambrosiano che, riordinato da S. Carlo Borromeo, rivela la sua pretesa marca latina, pur distinguendosi dal rito romano in peculiarità rilevanti. Fanno eccezione i distretti di Monza, Trezzo d'Adda e Ghignolo Po, e i paesi di Civitavecchia, Varenna e Sesto Calende. Viceversa il rito ambrosiano è pure seguito da alcuni paesi della diocesi di Bergamo, nella Valle Cannobina della diocesi di Novara e in alcune località svizzere nei pressi del lago di Lugano.

Le conferenze episcopali della regione lombarda sono convocate e presiedute ogni anno dall'arcivescovo di Milano o in sua vece dal vescovo più degno e più anziano della regione (S. Congregazione dei Vescovi e Regolari, 24 a.g. 1889; S. Congregazione Concistoriale, 15 febb. 1919 e 22 marzo 1919; S. Congregazione del Concilio, 21 giugno 1932), il quale, coadiuvato dal segretario delle conferenze, ne coordina il lavoro e ne rimette le deliberazioni alla S. Congregazione del Concilio, per la necessaria approvazione e le eventuali osservazioni.

Poiché tutta la regione forma una sola provincia ecclesiastica, il decreto del 15 febb. 1919 la esime dall'obbligo di tenervi il concilio plenario regionale; perciò essa segue le norme comuni del can. 283 e sgg. quanto alla convocazione e alla presidenza del concilio provinciale.

Il tribunale regionale con competenza matrimoniale ha sede in Milano ed è tribunale di primo grado per le diocesi lombarde sopra censurate, di secondo grado o di appello per i tribunali regionali di Torino e di Venezia (motu proprio: Qua Cura, 8 dic. 1938; Normae della S. Congreg. dei Sacramenti, 10 luglio 1940). Tribunale di appello per la regione lombarda è il Tribunale regionale ligure.

BIBL.: G. B. Castiglioni, Del ius metropolitico della Chiesa di Milano, Milano s. d.; Gr. Carli, Del diritto ecclesiastico metropolitano d'Italia e particolarmente di Milano e d'Aquileia, 1878; L. Muratori, De antiquo iure metropolitae Mediolanensis in episcopum Ticinensem, s. n. t.; F. Roberti, De processibus, I, Roma 1940, pp. 227-29; C. Sartori, Enchiridion canonicum, 1874, pp. 46-48; Annuario pontificio, 1950, pp. 122, 130, 162, 168, 241, 253, 260, 296.

IV. ARTE

Gli albori dell'arte in L. coincidono con l'avvento della civiltà romana in questa regione (gli
Article illustration
LOMBARDIA - Frammento di ambone (sec. XI) - Como, Museo civico.

tuari del sec. XV sono S. Maria dei Miracoli presso S. Celso a Milano, S. Maria dei Miracoli a Brescia, l'Incoronata a Lodi la B. Vergine di Caravaggio, la Madonna di Galle-S. Maria della Croce a Crema, la B. Vergine dei Saronno, il santuario di S. Girolamo Mani a Vercurago (Lecco), intitolato dal fondatore dei Somascchi, e ancora sono dell'inizio del sec. XVI la Madonna di Tirano, la B. Vergine dell'Aiuto di Busto Arsizio, quello della Madonna delle Lagrime di Treviglio, sorto in ricordo della salvezza ottenuta nel 1522 dalle minacce del maresciallo Lautrec, S. Maria delle Grazie a Milano, e il santuario dell'Addolorata di Rho; del sec. XVII sono la Madonna della S. Casa di Treviso (Valtellina), la Madonna del Bosco presso Merate, la B. Vergine di Lezzeno sopra Bellano, S. Maria delle Grazie presso Mantova. Un certo numero di questi santuari sono sui monti: la Madonna del Ghisallo di questa Associazione, S. Maria della Cornabusa presso Cepino in Valle Imaga, ricavato in parte in una grotta; la Madonna della Seriola sul Montisola in mezzo al lago d'Iseo e il santuario dell'Alpe di S. Colombano, presso Bormio, quasi a 2500 metri sul livello del mare.

BIBL.: moderni scritti completi sulla L. non esistono, tranne che articoli di enciclopedie o studi su singole città; C. G. M. Reina, Descrizione corografica e historica della L., Milano 1712; L. Parpagliolo, La L. negli scritti italiani e stranieri, Roma 1929; C. Cattaneo, L. antica e moderna, Firenze 1948 (ristampa). Tra gli scritti speciali: E. Rota, L'Austria in L. e la preparazione del movimento cislapino, Milano 1911; A. Visconti, La pubblica amministrazione nello Stato milanese durante il predominio stra- niero (1541-1795), Roma 1913; C. Morandi, Idee e formazioni politiche in L., dal 1748 al 1814, Torino 1927; Lanzoni, pp. 971-1031; Codice diplomatico di L., a cura di L. Schia- parelli, I, Roma 1929; F. Valsecchi, L'assolutismo illuminato in Austria e in L., 2 voll., Bologna 1931-34; F. Chabod, Per la storia religiosa dello Stato di Milano durante il dominio di Carlo V, in Annuario Ist. storico II. per l'età moderna e contemporanea, ivi 1938, pp. 1-261; L. romana, pubblicazioni dell'Istituto di studi romani, Sezione lombarda, I-II, Milano (1938-39); A. Calderini, L. preistoria e protostoria, Roma 1945; R. Thomson, The Italic regions from Augustus to the Lombard invasion, Copenhagen 1947. Per la bibli. della L. religiosa del Cinquecento cfr. CARLO BORROMEO, santo. Aristide Calderini