attraverso il potere di sintesi dei contorni. Di nuovo una eco fiorentina si ravvisa nelle grandi composizioni a fresco: le scene francescane di Siena e il ciclo allegorico del Buon Governo, che fu la più vasta impresa pittorica dell'artista. La complicata impalcatura simbolica e dottrinaria di queste famose composizioni non solo non ne menona l'efficacia rappresentativa, ma diviene essa stessa materia di poesia, da cui l'eccezionale importanza anche storica e documentaria del ciclo. Ma è soprattutto in alcuni dipinti su tavola, come la Madonna del latte e la Maestà di Massa, che con maggiore intensità ed altezza rifugono le caratteristiche più personali della tecnica e dell'ispirazione di A.: il senso di assorta calma sovrumana che spira e si riflette anche, con una punta di sensuale languore, nel florido e opulento ideale di bellezza femminile da lui vagheggiato, la capacità di percepire i più riposti e delicati moti del cuore, rappresentandoli, ad essi, nella tenera intimità appassionata delle sue Madonne e dei suoi Bambin Gesù; la raffinata tessina sensibilità per il colore, che egli seppe rendere caldo e luminoso. Delle quali dotti la tarda Annunciazione del 1344 è sorprendente testimonianza, unica forse in tutta la pittura europea del sec. XIV.
II. PIETRO
È probabile, ma non sicuro, che si riferisca a lui un pagamento in data 25 febbr. 1306, dopo il quale occorre giungere al 1320, quando gli venne allogato da Guido Tarlati, vescovo di Arezzo, un Politico per la pieve di S. Maria: opera firmata tuttora in situ. Nel 1324 dipingeva a Siena degli scudi per il capitano del popolo, e nel 1326 alcune Storie nella casa dell'Opera del Duomo, ora perdute; pure perduta, o inidentificata, è una tavola del 1329 per la chiesa degli Umiliati. Del 1329 è la grande ancora per il convento del Carmine di Siena, smembrata nel 1818; se ne conservano la composizione centrale (Madonna col Bambino, quattro Angeli, s. Nicola e il Profeta Elia) con la intera predella raffigurante cinque Storie dell'Ordine carmelitano, proveniente dalla chiesa di S. Ansano a Dofana, nella Pinacoteca di Siena, unitamente ad altre parti secondarie. Al 1329, 1330 e 1333 risalgono notizie di minori lavori per conto del Comune e dell'Opera del duomo di Siena.Nel 1335, compiute insieme con il fratello Ambrogio le Storie della Vergine a fresco sulla facciata dello Spedale di S. M. della Scala (distrutte nel 1720), cominciò a dipingere la pala per l'altare di S. Savino nel duomo di Siena: la parte centrale di essa, costituita dalla Natività della Vergine, datata 1342, è attualmente nel Museo dell'Opera di Siena, mentre si son perdute due tavole che P. s'impegnava a dipingere per Paolo di Tingo nel 1340. Recà però questa data e la firma del pittore la Madonna col Bambino ed angioli agli Uffizi (n. 445), proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Pistoia. Documenti sensi relativi a licenze concessegli, vanno dal 1337 al 1345; la mancanza di ulteriori notizie lo fa presumere morto nella peste del 1348. Tra le opere non documentate, ma di indiscussa attribuzione a P. sono una Madonna col Bambino e quattro angeli, gia nel Duomo, ora nel Museo d'Arte sacra di Cortona, cronologicamente anteriore al Polittico di Arezzo, una Croce dipinta nella chiesa di S. Marco pure a Cortona, un piccolo dittico firmato (Madonna ed Ecce Homo) nel Museo Lindenau ad Altenburg, una Madonna nella Parrocchiale di Castiglion d'Orcia, una in quella di Monticchicello nel Senese e una nella collezione Perkins a Lastra a Signa, una Crocifissione a fresco nella chiesa di S. Francesco di Siena, proveniente dal Capitolo, una S. Lucia, nella chiesa di S. Lucia de' Magnoli a Firenze e varie altre tavole nella Pinacoteca di Siena, tra cui un polittico incompleto datato 1332 (nn. 79-81-82), e in pubbliche gallerie e collezioni private italiane e straniere. Infine un ciclo di affreschi nella basilica inferiore di S. Francesco d'Assisi, comprendente le Storie della Passione e due Madonne con santi, è giudicato tra le sue più importanti creazioni. Controversa è invece l'attribuzione del polittico con la B. Umiltà e storie della sua leggenda agli Uffizi (n. 8347).
Molto diverso fu P. L. dal fratello Ambrogio per temperamento e formazione stilistica. Per lui s'introduce nella pittura senese un gusto narrativo sobrio e vigoroso, ricco d'immediatezza e di possibilità drammatiche, tanto che dei consueti temi del repertorio figurativo cristiano egli mette in luce soprattutto l'elemento tragico. La scultura di Giovanni Pisano gli suggerì motivi di grande

LORENZETTO (Lorenzo Lotti, detto il) - Statua di Giona su disegno di Raffaello - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo, Cappella Chigi.
efficacia patetica e di profonda risonanza religiosa ed umana al tempo stesso: il più noto è quello del muto e dolente colloquio di sguardi che lega affettuosamente la Madonna al Bambino in varie rappresentazioni su tavola e a fresco (a Cortona, Arezzo, Assisi, Firenze). Di una minutezza veramente preziosa e squisita nelle composizioni di piccolo formato, come, ad es., la predella della pala dei Carmelitani di Siena, la sua pittura si affermò con risultati forse ancor più originali ed efficaci nella tecnica larga dell'afresco. La mutila Crocifissione in S. Francesco a Siena e lo stupendo ciclo della Passione ad Assisi, eseguito probabilmente in più tempi e con la collaborazione di aiuti, specialmente per la fisionima De-posizione e per la grandiosa Crocifissione, memore di quella sublime nella Maestà di Duccio, sono tra le più alte espressioni figurative del genio drammatico del Trecento italiano. - Vedi tav. CV.
BUD.: G. Sinibaldi, I Lorenzetti, Siena 1933 (contiene scrupolosamente elencata tutta la bibli. sull'artista fino a quell'anno); C. Brandi, Lo stile di A. L. in La critica d'arte, I (1935), pp. 61-68; P. Bacci, Dipinti inediti e sconosciuti di P. L., B. Daddi, ecc. in Siena e nel Contado, Siena 1939; E. Carli, Capolavori dell'arte senese, Firenze 1947, p. 27 seg.; L. Coletti, I Primitivi, II, Novara 1948, p. XV seg.; S. Madonna Setti, Il Maestro di s. Agostino e A. L., in Commentari, I (1950), pp. 207-10. Enzo Carli