Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Arte Artisti

LORENZETTI, AMBROGIO E PIETRO

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Noto anche come: inglese: Lorenzetti brothers

LORENZETTI, AMBROGIO e PIETRO. - Fratelli, pittori senesi.

I. AMBROGIO

La prima data universalmente accettata che lo riguarda è il 1319. Al 1331 il Tizio attendibilmente riferiva gli affreschi del chiostro di S. Francesco di Siena, di cui restano due scene (Martirio dei ss. francescani a Ceuta e S. Ludovico d'Angiò che pronuncia i voti francescani nelle mani di Bonifacio VIII) ora in una cappella della chiesa.

Nel 1332-34 a Firenze veniva immatricolato nell'Arte dei medici e speziali, e nel 1332 dipinse per la chiesa di S. Procolo a Firenze delle Storie di s. Nicola a fresco (perdute) e forse due tavole, ora smembrate: di una si conservano due laterali (S. Procolo e S. Nicola) nel Museo Bandini di Fiesole, e dell'altra quattro Storiette di s. Nicola da Bari agli Uffizi (nn. 8348 e 8349). Del 1335 sono gli affreschi (perduti) nella chiesa di S. Margherita a Cortona, e insieme al fratello Pietro eseguì alcune Storie della Vergine sulla facciata dello Spedale di S. M. della Scala di Siena (distrutti nel 1720). Dal 1337 al '39 affresco la Sala dei Nove nel Palazzo pubblico di Siena con le Allegorie e gli effetti del Buono e del Cattivo Governo, e nella loggia dello stesso Palazzo dipinse nel 1340 una Madonna col Bambino. È firmata e datata 1342 la Presentazione al Tempio già nel Duomo, ora agli Uffizi (n. 8346), e pure firmata e datata 1344 è l'Annunciazione per la Gabella di Siena, ora in Pinacoteca (n. 88). Del 1347 è l'ultima notizia documentaria di A., che probabilmente morì di peste nel 1348. Oltre alle ricordate opere, tutte sicuramente documentate o datate, sono di particolare importanza e di ormai indiscussa attribuzione alcune tavole a Siena, nella Pinacoteca (Madonna tra s. M. Maddalena e s. Dorotea, proveniente da S. Petronilla [n. 77]; Madonna con angiole e santi [n. 65]; Madonna detta delle Serre di Rapolano [n. 605]; due Vedute di paese [nn. 70 e 71]), nel Museo dell'Opera (I ss. Francesco, M. Maddalena, Caterina e Benedetto), nel Seminario arcivescovile (Madonna del latte), a Massa Marittima (Madonna tra angiole e santi detta la Maestà nel Palazzo dei Comune), a Roccalbegna (Madonna, nella Parrocchiale), a Badia a Rofeno (Madonna e s. Michele Arc., nella Parrocchiale), a Milano (Madonna già nella collezione Cagnola, ora a Brera), a Nuova York (Madonne, nelle collezioni Blumenthal e Lehman), a Francoforte (due Politici nell'Istituto Staedel), a Budapest (Madonna nella Galleria), a Cambridge, Mass. (Crocifissione nel Museo Fogg), a Zurigo (S. Famiglia nella collezione Abegg), ecc. Recentemente (1944) è stato scoperto un affresco con la Madonna e vari santi in una cappella della chiesa di S. Agostino di Siena; ma l'attribuzione ad A. di quest'ultima opera, come pure degli affreschi nella cappella di S. Galgano a Montesipi presso Siena e di altri minori dipinti, non è da tutti accettata.

La personalità di A. è forse la più completa e ricca di problemi fra quante ce ne presenti la pittura senese del Trecento; e la profonda originalità del suo linguaggio va chiarita con le varie esperienze di cultura, cui l'artista si dimostrò sensibile. Nella giovanile Madonna di Vico l'abate A. si dimostra orientato piuttosto verso Firenze, e Giotto in particolare, che non sulla precedente tradizione senese: ma già la gravità e il volumetriamo della pittura giottesca appaiono personalmente interpretati e tradotti in senso prevalentemente cromatico e lineare, attraverso il potere di sintesi dei contorni. Di nuovo una eco fiorentina si ravvisa nelle grandi composizioni a fresco: le scene francescane di Siena e il ciclo allegorico del Buon Governo, che fu la più vasta impresa pittorica dell'artista. La complicata impalcatura simbolica e dottrinaria di queste famose composizioni non solo non ne menoma l'efficacia rappresentativa, ma diviene essa stessa materia di poesia, da cui l'eccezionale importanza anche storica e documentaria del ciclo. Ma è soprattutto in alcuni dipinti su tavola, come la Madonna del latte e la Maestà di Massa, che con maggiore intensità ed altezza rifulgono le caratteristiche più personali della tecnica e dell'ispirazione di A.: il senso di assorta calma sovrumana che spira e si riflette anche, con una punta di sensuale languore, nel florido e opulento ideale di bellezza femminile da lui vagheggiato, la capacità di percepire i più riposti e delicati moti del cuore, rappresentandoli, ad es., nella tenera intimità appassionata delle sue Madonne e dei suoi Bambin Gesù; la raffinatissima sensibilità per il colore, che egli seppe rendere caldo e luminoso. Delle quali doti la tarda Annunciazione del 1344 è sorprendente testimonianza, unica forse in tutta la pittura europea del sec. XIV.

LORENZETTI, AMBROGIO - La Pace. Affresco nel Palazzo della Signoria con il Buon Governo e il Cattivo Governo - Siena, Palazzo comunale.
LORENZETTI, AMBROGIO - La Pace. Affresco nel Palazzo della Signoria con il Buon Governo e il Cattivo Governo - Siena, Palazzo comunale.(fot. Aisnati)

II. PIETRO

È probabile, ma non sicuro, che si riferisca a lui un pagamento in data 25 febbr. 1306, dopo il quale occorre giungere al 1320, quando gli venne allegato da Guido Tarlati, vescovo di Arezzo, un Polittico per la pieve di S. Maria: opera firmata tuttora in situ. Nel 1324 dipingeva a Siena degli scudi per il capitano del popolo, e nel 1326 alcune Storie nella casa dell'Opera del Duomo, ora perdute; pure perduta, o inidentificata, è una tavola del 1329 per la chiesa degli Umiliati. Del 1329 è la grande ancona per il convento del Carmine di Siena, smembrata nel 1818; se ne conservano la composizione centrale (Madonna col Bambino, quattro Angeli, s. Nicola e il Profeta Elia) con la intera predella raffigurante cinque Storie dell'Ordine carmelitano, proveniente dalla chiesa di S. Ansano a Dofana, nella Pinacoteca di Siena, unitamente ad altre parti secondarie. Al 1329, 1330 e 1333 risalgono notizie di minori lavori per conto del Comune e dell'Opera del duomo di Siena.

Nel 1335, compiute insieme con il fratello Ambrogio le Storie della Vergine a fresco sulla facciata dello Spedale di S. M. della Scala (distrutte nel 1720), cominciò a dipingere la pala per l'altare di S. Savino nel duomo di Siena: la parte centrale di essa, costituita dalla Natività della Vergine, datata 1342, è attualmente nel Museo dell'Opera di Siena, mentre si son perdute due tavole che P. s'impegnava a dipingere per Paolo di Tingo nel 1340. Reca però questa data e la firma del pittore la Madonna col Bambino ed angeli agli Uffizi (n. 445), proveniente dalla chiesa di S. Francesco di Pistoia. Documenti senesi relativi a licenze concessegli, vanno dal 1337 al 1345; la mancanza di ulteriori notizie lo fa presumere morto nella peste del 1348. Tra le opere non documentate, ma di indiscussa attribuzione a P. sono una Madonna col Bambino e quattro angeli, già nel Duomo, ora nel Museo d'Arte sacra di Cortona, cronologicamente anteriore al Polittico di Arezzo, una Croce dipinta nella chiesa di S. Marco pure a Cortona, un piccolo dittico firmato (Madonna ed Ecce Homo) nel Museo Lindenau ad Altenburg, una Madonna nella Parrocchiale di Castiglion d'Orcia, una in quella di Monticchiello nel Senese e una nella collezione Perkins a Lastra a Signa, una Crocifissione a fresco nella chiesa di S. Francesco di Siena, proveniente dal Capitolo, una S. Lucia, nella chiesa di S. Lucia de' Magnoli a Firenze e varie altre tavole nella Pinacoteca di Siena, tra cui un polittico incompleto datato 1332 (nn. 79-81-82), e in pubbliche gallerie e collezioni private italiane e straniere. Infine un ciclo di affreschi nella basilica inferiore di S. Francesco d'Assisi, comprendente le Storie della Passione e due Madonne con santi, è giudicato tra le sue più importanti creazioni. Controversa è invece l'attribuzione del polittico con la B. Umiltà e storie della sua leggenda agli Uffizi (n. 8347).

Molto diverso fu P. L. dal fratello Ambrogio per temperamento e formazione stilistica. Per lui s'introduce nella pittura senese un gusto narrativo sobrio e vigoroso, ricco d'immediatezza e di possibilità drammatiche, tanto che dei consueti temi del repertorio figurativo cristiano egli mette in luce soprattutto l'elemento tragico. La scultura di Giovanni Pisano gli suggerì motivi di grande

LORENZETTI, PIETRO - Madonna col Bambino. Parte centrale del polittico nella Pieve - Arezzo.
LORENZETTI, PIETRO - Madonna col Bambino. Parte centrale del polittico nella Pieve - Arezzo.(fot. Aisnati)

LORENZETTO (Lorenzo Lotti, detto il) - Statua di Giona su disegno di Raffaello - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo, Cappella Chigi.

efficacia patetica e di profonda risonanza religiosa ed umana al tempo stesso: il più noto è quello del muto e dolente colloquio di sguardi che lega affettuosamente la Madonna al Bambino in varie rappresentazioni su tavola e a fresco (a Cortona, Arezzo, Assisi, Firenze). Di una minutezza veramente preziosa e squisita nelle composizioni di piccolo formato, come, ad es., la predella della pala dei Carmelitani di Siena, la sua pittura si affermò con risultati forse ancor più originali ed efficaci nella tecnica larga dell'affresco. La mutila Crocifissione in S. Francesco a Siena e lo stupendo ciclo della Passione ad Assisi, eseguito probabilmente in più tempi e con la collaborazione di aiuti, specialmente per la fo tissima Deposizione e per la grandiosa Crocifissione, memore di quella sublime nella Maestà di Duccio, sono tra le più alte espressioni figurative del genio drammatico del Trecento italiano. - Vedi tav. CV.

In alto: DEPOSIZIONE DALLA CROCE. Dipinto di Pietro Lorenzetti - Assisi, chiesa inferiore di S. Francesco. In basso: MADONNA IN TRONO TRA ANGELI, SANTI E LE PERSONIFICAZIONI DELLA FEDE, SPERANZA E CARITÀ. Dipinto di Ambrogio Lorenzetti - Massa Marittima, Museo.
Tav. CV In alto: DEPOSIZIONE DALLA CROCE. Dipinto di Pietro Lorenzetti - Assisi, chiesa inferiore di S. Francesco. In basso: MADONNA IN TRONO TRA ANGELI, SANTI E LE PERSONIFICAZIONI DELLA FEDE, SPERANZA E CARITÀ. Dipinto di Ambrogio Lorenzetti - Massa Marittima, Museo.(fol. Alisari) · (fol. Gab. fol. nat.)
Bibliografia6 opere
BIBL.: G. Sinibaldi, I Lorenzetti, Siena 1933 (contiene scrupolosamente elencata tutta la bibl. sull'artista fino a quell'anno); C. Brandi, Lo stile di A. L., in La critica d'arte, 1 (1935), pp. 61-68; P. Bocci, Dipinti inediti e sconosciuti di P. L., B. Doddi, ecc. in Siena e nel Contado, Siena 1939; E. Carli, Capolavori dell'arte senese, Firenze 1947, p. 27 sgg.; L. Coletti, I Primitivi, II, Novara 1948, p. xv sgg.; S. Madonna Sisti, Il Maestro di s. Agostino e A. L., in Commentari, 1 (1950), pp. 207-10.

Enzo Carli

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1533–1537.

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Carli, Enzo. “Lorenzetti, ambrogio e pietro.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1533–1537. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/lorenzetti-ambrogio-e-pietro.

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Carli, Enzo. “Lorenzetti, ambrogio e pietro.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1533–1537. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/lorenzetti-ambrogio-e-pietro.

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