LORIUM. - Antica diocesi sorta su di una villa imperiale al 12° miglio sulla Via Aurelia, poi deno-minata Castel di Guido. Nell'ambito di essa venne costruita anche una basilica sul sepolcro delle ss. Ru-fina e Seconda da Giulio I che, rinnovata da Adriano I (Lib. Pont., I, p. 508) ed arricchita da Leone IV (ibid., II, p. 122), fu poi distrutta dalle incursioni saracene dell'847 e dell'876.
Presso di essa, che Sergio III restaurò nel 906 ed il vescovo Pietro muni, sotto Benedetto IX, di mura e di fossato, misero la sede i vescovi suburbicari di L. Il primo storicamente certo è Petrus Lorensis, che prende parte al Sinodo del 487, quantunque le memorie cristiane lo-cali possano risalire al IV ed anche al III sec. (Nuovo bull. d'arch. crist., 17 [1911], p. 109). Nel 501 il vescovo di L., dal luogo del martirio delle suddette Sante, si no-mina «episcopus ecclesiae Silvae Candidae» e anche «episcopus S. Rufinae». Benedetto IX nel nov. 1037 nominava i vescovi di Selva Candida cancellieri di S. Ro-mania Chiesa e tra questi si distinsero i cardd. Ummberto e Mainardo. Per lo spopolamento, Callisto II nel 1120 univa la diocesi di PORTA (v.).

nel 1226 vedeva deposto da Gregorio IX l'ultimo abate benedettino. Attraverso l'influenza di Federico II, l'archevscovo di Magonza Sigfrido II ottenne nel 1229 la sottomissione dell'abbazia e l'esilio dei Benedettini, cui subentrarono i Cistercensi. Ma nel 1248 Sigfrido III, ottenuto il consenso del papa Innocenzo IV, sostituì anche questi ultimi con i Premostratensi chiamati dall'abbazia di Allerheiligen (Ognissanti) nel Baden. In seguito alle contese fra il vescovato di Magonza e il Palatinato, L. fu ceduta in pegno nel 1461 al conte palatino; nel 1555, dopo la pace di Augusta, questo principe, di fede luterana, allontanò anche i Premostratensi e vi mise come preposto un monaco ammogliato, Giovanni Carpentario; nel 1563 il convento fu trasformato in casa religiosa per protestanti. La guerra dei Trenteranni recò gravi danni anche agli edifici conventuali di L.: nel 1621 le truppe spagnole li cinsero d'assedio e li incendiarono, e quando nel 1623 I. tornò in potere dell'arcivescovo di Magonza non era ormai in grado di risollevarsi, né i Premostratensi, ad onta di molteplici tentativi, riuscirono a tornarvi. Nel 1803 il territorio di I. fu compreso nel granducato di Hessen: dell'abbazia non rimase che il portico, adibito a cappella.

di I. fu compreso nel granducato di Hessen: dell'abbazia non rimase che il portico, adibito a cappella.
Il complesso monumentale degli edifici conventuali subì nel corso dei secoli varie traversie. La chiesa originaria di S. Nazario, consacrata il 1° sett. 774 alla presenza di Carlomagno, eletto nel maggio di quello stesso anno, fu preda di un incendio il 21 marzo 1090. La nuova chiesa fu consacrata nel 1130. Durante il sec. XII si ebbero molti lavori di ampliamento, e nel secolo successivo i Premostratensi ricostruirono il coro e introdussero alcuni restauri, che dettero luogo a una terza consacrazione nel 1266. Dopo l'assedio e l'incendio del 1621 cominciò lo stato di abbandono, cui sopravvisse il solo portico o Königshalle, ritenuto il più antico monumento dell'architettura religiosa franca (altri però pensano che sia posteriore all'incendio del 1090; cf. M. R. de Lasteyrle, *Architecture religieuse en France à l'époque romane*, Parigi 1912, pp. 167-171). Gli scavi compiuti nel 1927-28 rivelarono una cripta adibita a cappella sepolcrale (forse dell'1876) con le tombe di Ludovico il Tedesco, Ludovico III il Giovane e Cunegonda, moglie di Corrado I.
Anche dell'antica biblioteca del monastero molto è andato perduto; il prezioso e cospicuo patrimonio librario fu trasportato nel sec. XVI presso la Biblioteca Palatina di Heidelberg, e nel 1632 il conte Ottheinrich lo cedette, ormai decurtato, al Pontefice. I codici superstiti sono ora presso la Biblioteca Vaticana, nel fondo Palatino: a testimoniare l'antico splendore rimangono alcuni antichi cataloghi (codd. Vat. Palat. lat. 1877, ff. 1-34, 44-79; Palat. lat. 57, quaderno aggiunto al principio). La valva posteriore di un dittico d'avorio che ricopriva un evangeliano di L. è ora al Museo Sacro Vaticano (l'altra valva al Victoria and Albert Museum di Londra). Fra i monasteri provenienti da L. non tutti possono identificarsi come prodotti in quel centro scrittorio: è dimostrato però che esso era molto attivo già all'inizio del sec. IX, sotto il governo dell'abate Adelungo, allorché vigeva un tipo di precarolina germanica in cui sono evidenti in-flussi merovingici accanto a segni di derivazione insulare. La scrittura di L. non ha tuttavia caratteristiche peculiari molto spiccate che rivelano un indirizzo di scuola assurto a forme canonizzate.
*Museo Sacro Vaticano*, Città del Vaticano 1936, pp. 11-16. Copiose notizie, ma non tutte esatte e spezzettate in varie voci, si trovano a cura di H. Leclercq in DACL, V. coll. 2337-40; VI, coll. 2586-90 (quivi rinvii a trattazioni minori). Meglio, per uno sguardo d'insieme anche se estremamente conciso, C. Wolff, s. V. in LThK, VI, coll. 648 sgg. Alessandro Pratesi.