LUCIA DI NARNI, BEATA

LUCIA di Narni, beata. - Religiosa del Terz'or- dine domenicano, n. il 13 dic. 1476 a Narni, m. a Ferrara il 15 nov. 1544. A dodici anni L. fece voto di verginità, ma acconsenti poi ad unirsi in matrimo- nio con un conte, di nome Pietro, perché questi aveva accettato la condizione di rispettarne la verginità. Calunnata da persone malevoli, fu incarcerata dallo sposo, finché, liberata, ebbe da lui il permesso di vivere come voleva. Allora entrò a Narni nel Terz'or- dine di s. Domenico il 30 apr. 1494. Nel 1495 fu trasferita a Roma nel convento di S. Caterina di Siena e nel 1496 passò al monastero di S. Tommaso a Viterbo, dove il 24 febbr. di quello stesso anno ebbe le sacre stimmate.

Avendo il duca Ercole d'Este richiesto d'avere la Beata nella sua città, il Papa acconsentì. A Ferrara L. s'in- caricò dell'educazione cristiana e civile di nobili fanciulle, ed ottenne dal duca Ercole la fondazione di un monastero, che intitolò a s. Caterina di Siena (1501); di esso fu fatta, benché riluttante, priora. Dal 1503 L. pregò Iddio che le rendesse invisibili le stimmate, pur lasciandole il do- lore, e fu esaudita; le piaghe delle mani e dei piedi si chiusero, rimanendo apritte solo quella del costato, che ella poteva nascondere. Le rivali approfittarono di quel- l'evento per rafforzare le accuse di precedente fìngimento e tanto fecero che riuscirono a persuadere le altre; la Beata fu deposta dalla carica e relegata in una cella ap- partata, dove tra molte umiliazioni, nel nascondimento e nella solitudine, consumò gli ultimi 38 anni di vita. Alla sua morte, si riconobbe dalla piaga del costato l'in- degnità delle macchinazioni mosse contro in vita. Il suo corpo si conserva nella chiesa del monastero; il culto fu ratificato da Clemente XI nel 1710. Festa il 16 nov.

BIBL.: S. Razzi, Vita della b. L. da N. Firenze 1578; D. Ponsi, Vita della b. L. Vergine di Narni, Roma 1711; T. M. Granello, La b. L. da N. Ferrara 1879. Altra bibl. in A. Butler, The lives of the Saints, nuova ed. a cura di H. Thurston e D. Attwater, XII, Londra 1941, p. 206 sgg. Arnaldo M. Lanz

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