LUCIFERO. - Nome latino (lucifer) del pianeta Venere o «stella del mattino», che nella Volgata

LUCIFERO - Rivolta di L. e sua caduta, Miniatura dell'Horius deliciarum, f. 3b.
traduce l'ebr. hêlêl («splendente» Is. 14, 12) o maz-zârôth (Job 38, 32) o bôger («mattino» Job 11, 17) o sâhar («aurora» Ps. 109, 3), in corrispondenza a Êwôpôros dei Settanta; vi ricorre anche, metaforicamente, in II Pt. 1, 19 (φωσφόρος). Attraverso Is. 14, 12 (Volgata) L. divenne sinonimo di Satana.
Già gli Egizi avevano ravvisato l'identità della stella solitaria che appare al tramonto (Uâiti) e del dio (Tiumutiri) che saluta il sole al suo sorgere. «Infima est quinque errantium terrae proxima stella Veneris, quae φωσφόρος Graece, lucifer Latine dicitur quum antegreditur solem, quum subsequitur autem hepæros» (Cicerone, De nat. deorum, II, 20; cf. Plinio, Hist. nat., II, 8-6 [36]).
Nel suo oracolo contro Babilonia, Isaia (14, 12) interpella il potente e superbo re, nemico di Dio, morto (precipitato nello sêlô): «Come cadesti tu dal cielo, splendente figlio dell'aurora? (hêlêl ben sâhar; la Volgata segue i Settanta: Êwôpôros Êwôwêxêlôw)»; anche presso i Greco-Romani il mitico Lucifer era figlio di Aurora. Aquila, la Pêstîta, probabilmente i vocalizzatori ma-soreti vedono in hêlêl non una forma di hâlal «splendere» ma un hiph'îl di jâlal «urlare»; s. Girolamo consente (Comm. in Is., V, 14: PL 24, 161): «in hebraico... legitur: ... ulula fili diluculi; significatur autem aliis verbis lucifer; et dicitur ei quod fere debeat et lugere, qui quondam sic fuerit gloriosus ut fulgori luciferi comparatus sit», e fa di L. il più alto angelo decaduto, che deve lamentare la perdita del suo splendore originario. Dopo i Giudei, i Padri (Origene, Tertulliano, Cipriano, Ambrogio, Cirillo Al., ecc.) diavolo (v.) in questo L., in quanto denota lo stato glorioso da cui è caduto (D. Petavius, De angelis, III, 3, 4).
Alla caduta di L. espressa in Is. 14, 12 sembrano alludere Lc. 10, 18 e Apoc. 9, 1-11 (L. che s'inabissa è Abaddon [v.]). Alcuni (G. Estio, A. Calmet, ecc.) ve-
donò in Phil. 2, 6-11 un contrasto con la titanica scalata tentata da L. (Is. 14, 14); così s. Bernardo (PL 183,36; cf. 184, 793 sg.; 184, 684: oppone il «Magnificat» di Maria al cantico di L.).
La stella del mattino simboleggia lo splendore morale del pontefice Simone di Onia (Eccli. 50, 6: ἀστὴς ἐκδυνάζει, «Volg. «Stella mattutina»; ma l'ebr. ha «stella luminosa»). Nel Nuovo Testamento indica Gesù «astro mattutino che sorge nei cuori» con la fede che prepara alla parousia (II Pt. 1, 19); Gesù è «l'astro fulgente del mattino» (Apoc. 22, 16: ὁ ἀστὴς ὁ λυμπεφόρος ὁ περὶνός), e darà al vincitore «l'astro del mattino» (τὸ ἀστὴς τῶν περὶνῶν: Apoc. 2, 28), cioè la sua gloria. La liturgia latina, nell'Exultet, invoca Cristo quale «Lucifer matutinus... Lucifer qui nesciet occasum».
Nel linguaggio patristico latino si andò fissando il senso peggiorativo del termine, in seguito all'applicazione a Satana di Is. 14, 12, ove è descritta la traiettoria dal più alto fastigio al più profondo abisso (Dante, Inf., 31, 143; 34, 89; Purg. 12, 25 = Lc. 10, 18). Già Lucifer (Lucifera per la donna) fu nell'ambiente romano nome e cognome abbastanza frequente (J. Perin, Onomasticon, II, Padova 1940, p. 141). Secondo una tradizione, la stella mattutina era stata la prima creazione di Dio (cf. Ps. 100, 3 Volg., e Apoc. 22, 16 b; 8, Agostino, Serm., 119, 14 e 174, 1).