Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Sacra Scrittura

LUCIFERO

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LUCIFERO. - Nome latino (lucifer) del pianeta Venere o « stella del mattino », che nella Volgata traduce l'ebr. hélèl (« splendente » Is. 14, 12) o maz-πάνθι (Iob 38, 32) o bôger (« mattino » Iob 11, 17) o šábar (« aurora » Ps. 109, 3), in corrispondenza a ἐωσφόρος dei Settanta; vi ricorre anche, metaforicamente, in II Pt. 1, 19 (φωσφόρος). Attraverso Is. 14, 12 (Volgata) L. divenne sinonimo di Satana.

LUCIFERO - <em>Rivolta di L. e sua caduta</em>, Miniatura dell'<em>Hortus deliciarum</em>, f. 3b.
LUCIFERO - Rivolta di L. e sua caduta, Miniatura dell'Hortus deliciarum, f. 3b.(da Herrada di Landsberg, Hortus deliciarum, Strasburgo 1881, inv. 1)

Già gli Egizi avevano ravvisato l'identità della stella solitaria che appare al tramonto (Uáiti) e del dio (Tiumutiri) che saluta il sole al suo sorgere. « Infima est quinque errantium terrae proxima stella Veneris, quae φωσφόρος Graece, lucifer Latine dicitur quum antegreditur solem, quum subsequitur autem hesperos » (Cicerone, De nat. deorum, II, 20; cf. Plinio, Hist. nat., II, 8-6 [36]).

Nel suo oracolo contro Babilonia, Isaia (14, 12) interpella il potente e superbo re, nemico di Dio, morto (precipitato nello šé'ēl): « Come cadesti tu dal cielo, splendente figlio dell'aurora? (hélèl ben šábar; la Volgata segue i Settanta: ὁ ἐωσφόρος ὁ πρωὶ ἀνατέλλων) »; anche presso i Greco-Romani il mitico Lucifer era figlio di Aurora. Aquila, la Péfilità, probabilmente i vocalizzatori masoreti vedono in hélèl non una forma di hélal « splendere » ma un hiph'il di jálal « urlare »; a. Girolamo consente (Comm. in Is., V, 14: PL 24, 161): « in hebraico ... legitur ... ulula fili diluculi; significatur autem aliis verbis lucifer; et dicitur si quod flere debeat et lugere, qui quondam sic fuerit gloriosus ut fulgori luciferi comparatus sit », e fa di L. il più alto angelo decaduto, che deve lamentare la perdita del suo splendore originario. Dopo i Giudei, i Padri (Origene, Tertulliano, Cipriano, Ambrogio, Cirillo Al., ecc.) videro il diavolo (v.) in questo L., in quanto denota lo stato glorioso da cui è caduto (D. Petavius, De angelis, III, 3, 4).

Alla caduta di L. espressa in Is. 14, 12 sembrano alludere Lc. 10, 18 e Apoc. 9, 1-11 (L. che s'inabissa è Abaddon [v.]). Alcuni (G. Eatio, A. Calmet, ecc.) vedono in Phil. 2, 6-11 un contrasto con la titanica scalata tentata da L. (Is. 14, 14); così s. Bernardo (PL 183,36; cf. 184, 793 sg.; 184, 684: oppone il « Magnificat » di Maria al cantico di L.).

La stella del mattino simboleggia lo splendore morale del pontefice Simone di Onia (Eccl. 50, 6: ἀστήρ δοθινός, e Volg. « stella matutina »; ma l'ebr. ha « stella luminosa »). Nel Nuovo Testamento indica Gesù « astro mattutino che sorge nei cuori » con la fede che prepara alla parousia (II Pt. 1, 19); Gesù è « l'astro fulgente del mattino » (Apoc. 22, 16: ὁ ἀστήρ ὁ λαμπρός ὁ προινός), e darà al vincitore « l'astro del mattino » (τὸν ἀστήρς τὸν προινός; Apoc. 2,28), cioè la sua gloria. La liturgia latina, nell'Exultet, invoca Cristo quale « Lucifer matutinus... Lucifer qui nescit occasum ».

Nel linguaggio patristico latino si andò fissando il senso peggiorativo del termine, in seguito all'applicazione a Satana di Is. 14, 12, ove è descritta la traiettoria dal più alto fastigio al più profondo abisso (Dante, Inf., 31, 143; 34, 89; Purg. 12,25 vs. Lc. 10,18). Già Lucifer (Lucifera per la donna) fu nell'ambiente romano nome e cognome abbastanza frequente (J. Perin, Onomasticon, II, Padova 1940, p. 141). Secondo una tradizione, la stella matutina era stata la prima creazione di Dio (cf. Ps. 109, 3 Volg. e Apoc. 22, 16 b; s. Agostino, Serm., 119, 14 e 174, 1).

Bibliografia5 opere
BIBL.: H. Lesêtre, Lucifer, in DB, IV, col. 407 seg.; F. H. Woods, Lucifer, in A dictionary of the Bible, III (1900), p. 159; J. Knabenbauer-F. Zorell, Comm. in Iasiam prophetam, I, Parigi 1923, pp. 356-60; W. Foerster, in G. Kittel, Theol. Wörterbuch zum Neuen Test., I, Stoccarda 1933, p. 502; P. Henry, Könne, in DBs, fasc. 24 (1950), col. 42 sg. Per il pianeta L. nella simbologia classica: A. Rehm, Hesperos, in Pauly-Wissowa, VIII (1913), coll. 1250-57. L. nel linguaggio medievale: N. Tommaso-B. Bellini, Dizionario della lingua italiana, IV, 4ª ristampa, Torino 1924, p. 1899.

Antonino Romeo

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Di Antonino Romeo

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1627–1629.

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Romeo, Antonino. “Lucifero.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1627–1629. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/lucifero.

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Romeo, Antonino. “Lucifero.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1627–1629. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/lucifero.

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