LUCIFERO. - Nome latino (lucifer) del pianeta Venere o « stella del mattino », che nella Volgata

(da Herrada di Landsberg, Hortus deliciarum, Strasburgo 1881, inv. 1)
Già gli Egizi avevano ravvisato l'identità della stella solitaria che appare al tramonto (Uáiti) e del dio (Tiumutiri) che saluta il sole al suo sorgere. « Infima est quinque errantium terrae proxima stella Veneris, quae φωσφόρος Graece, lucifer Latine dicitur quum antegreditur solem, quum subsequitur autem hesperos » (Cicerone, De nat. deorum, II, 20; cf. Plinio, Hist. nat., II, 8-6 [36]).
Nel suo oracolo contro Babilonia, Isaia (14, 12) interpella il potente e superbo re, nemico di Dio, morto (precipitato nello šé'ēl): « Come cadesti tu dal cielo, splendente figlio dell'aurora? (hélèl ben šábar; la Volgata segue i Settanta: ὁ ἐωσφόρος ὁ πρωὶ ἀνατέλλων) »; anche presso i Greco-Romani il mitico Lucifer era figlio di Aurora. Aquila, la Péfilità, probabilmente i vocalizzatori masoreti vedono in hélèl non una forma di hélal « splendere » ma un hiph'il di jálal « urlare »; a. Girolamo consente (Comm. in Is., V, 14: PL 24, 161): « in hebraico ... legitur ... ulula fili diluculi; significatur autem aliis verbis lucifer; et dicitur si quod flere debeat et lugere, qui quondam sic fuerit gloriosus ut fulgori luciferi comparatus sit », e fa di L. il più alto angelo decaduto, che deve lamentare la perdita del suo splendore originario. Dopo i Giudei, i Padri (Origene, Tertulliano, Cipriano, Ambrogio, Cirillo Al., ecc.) diavolo (v.) in questo L., in quanto denota lo stato glorioso da cui è caduto (D. Petavius, De angelis, III, 3, 4).
Alla caduta di L. espressa in Is. 14, 12 sembrano alludere Lc. 10, 18 e Apoc. 9, 1-11 (L. che s'inabissa è Abaddon [v.]). Alcuni (G. Eatio, A. Calmet, ecc.) ve-
dono in Phil. 2, 6-11 un contrasto con la titanica scalata tentata da L. (Is. 14, 14); così s. Bernardo (PL 183,36; cf. 184, 793 sg.; 184, 684: oppone il « Magnificat » di Maria al cantico di L.).
La stella del mattino simboleggia lo splendore morale del pontefice Simone di Onia (Eccl. 50, 6: ἀστήρ δοθινός, e Volg. « stella matutina »; ma l'ebr. ha « stella luminosa »). Nel Nuovo Testamento indica Gesù « astro mattutino che sorge nei cuori » con la fede che prepara alla parousia (II Pt. 1, 19); Gesù è « l'astro fulgente del mattino » (Apoc. 22, 16: ὁ ἀστήρ ὁ λαμπρός ὁ προινός), e darà al vincitore « l'astro del mattino » (τὸν ἀστήρς τὸν προινός; Apoc. 2,28), cioè la sua gloria. La liturgia latina, nell'Exultet, invoca Cristo quale « Lucifer matutinus... Lucifer qui nescit occasum ».
Nel linguaggio patristico latino si andò fissando il senso peggiorativo del termine, in seguito all'applicazione a Satana di Is. 14, 12, ove è descritta la traiettoria dal più alto fastigio al più profondo abisso (Dante, Inf., 31, 143; 34, 89; Purg. 12,25 vs. Lc. 10,18). Già Lucifer (Lucifera per la donna) fu nell'ambiente romano nome e cognome abbastanza frequente (J. Perin, Onomasticon, II, Padova 1940, p. 141). Secondo una tradizione, la stella matutina era stata la prima creazione di Dio (cf. Ps. 109, 3 Volg. e Apoc. 22, 16 b; s. Agostino, Serm., 119, 14 e 174, 1).