LUI GI I, re di BAVIERA. - N. il 25 ag. 1786 a Strasburgo, m. il 29 febbr. 1868 a Nizza. Figlio di Massimiliano Giuseppe dei Due Ponti e di Guglielmina Augusta di Assia-Darmstadt. Il padre era imparentato con Carlo Teodoro, elettore di Baviera, al quale nel 1799 successe nella sovranità su quella regione. Ebbe per precettore Giuseppe Antonio Sambuga, un sacerdote che gettò nell'animo del piccolo L. i primi germi delle sue idee religiose. Nel 1803 frequentò l'Università di Landshut ed ascoltò particolarmente con interesse le lezioni di Giovanni Michele Sailer, il quale tenne un corso sulla morale del sovrano secondo le massime cristiane. Avverso alla Francia, a Napoleone ed alla politica francofila ed anticattolica del conte Montgelas, riuscì nel 1817 a convincere il padre a congedare quel ministro, il quale aveva purtuttavia il merito di aver accresciuto il territorio dello Stato e di aver procurato nel 1806 al suo sovrano il titolo di re.
Salito sul trono alla morte del padre nel 1825, L. chiamò presso di sé il medico Ringseis, il giurista Schenk ed il suo precettore Sailer, ed iniziò la restaurazione cattolica della Baviera. L'anno successivo l'Università di Landshut fu trasferita a Monaco. Le restrizioni poste dal Montgelas al libero sviluppo della fede e della Chiesa cattolica furono in massima parte abrogate. Furono riaperti i conventi degli Ordini religiosi secolarizzati nel 1803. In linea di massima L. considerò tuttavia la Chiesa subordinata allo Stato, né permise che ritornassero i Gesuiti e che i vescovi comunicassero liberamente con la S. Sede. Funse da mediatore nella soluzione del conflitto sorto tra la S. Sede e la Prussia intorno alla persona del Droste-Vischering. Dopo il 1840 le relazioni del Re con i cattolici peggiorarono sensibilmente. Il Re non fece mistero alcuno della sua passione per la ballerina Lola Montez, giunta a Monaco nel 1846, e la sua condotta venne aspramente stigma.

LUGOI II, RF di BAVIERA - Ritratto.
De Sacramentis in genere, de venerabili Eucharistiae Sacramento et de sacrosancto Missae sacrificio (ivi 1636), De virtute et Sacramento Poenitentiae, de suffragiis et indulgentiis (ivi 1638), nelle quali rivelò la sua forza di teologo speculativo, mentre nel De iustitia et iure (ivi 1642) si impose come moralista. Ancor oggi quest'opera è ritenuta un modello del suo genere e s. Alfonso (Theol. mor., III, 552) da questa giudicò il L. principe dei moralisti dopo s. Tommaso. Da ricordare inoltre: De virtute fidei divinae (Lione 1646) e Responsorum moralium libri VI (ivi 1651). Parecchi suoi scritti uscirono postumi, tra cui il De Deo, de angelis, de actibus humanis, de divina Gratia (Colonia 1716), finché tutti gli scritti vennero raccolti in Opera omnia (7 voll., Venezia 1718; poi in 8 voll., Parigi 1868-69). Parecchi però rimasero manoscritti.
Lc opere di L., nel loro imponente complesso, offrono soluzioni nuove e geniali, di cui molte sono passate in dominio comune, mentre alcune (p. es., sull'essenza del sacrificio della Messa e sul motivo formale della fede) sono rimaste a lui personali.

tizzata dai ministri, dalla Chiesa e dal popolo. Geloso delle sue prerogative reali, L. non volle in alcun modo essere un sovrano costituzionale e rinunciare al governo dello Stato. I moti di Monaco del marzo 1848 lo deciso perciò all'abdizizione.