LUIGI X, DETTO LE HUTIN (=ATTACCABRIGHE), RE DI FRANCIA

LUIGI X, detto le Hutin (=attaccabrighe), re di Francia. - Figlio di Filippo IV il Bello, n. a Parigi il 4 ott. 1289, m. a Vincennes il 5 giugno 1316. La ripetuta variazione del corso delle monete, la passata ezzata del carico fiscale, il tipo di governo, arbitrario e contrario ai privilegi feudali, avevano provocato, sotto il Regno di Filippo IV il Bello, la formazione di leghe provinciali di cui fecero parte certi membri del clero e soprattutto i baroni, gelosi dell'influenza acquistata, presso il re, a loro detrimento, da parte dei legisti reali.

Non appena salì il trono (29 nov. 1314), scoppiarono torbidi nella Borgogna e nella Champagne. Il giovane monarca non tentò nemmeno di lottare con la forza contro l'opposizione, incoraggiata da suo zio, Carlo di Valois. Prodigio, di volontà debole, dedito ai piaceri ed al gioco, sacrificò Enguerrand de Marigny, ministro nominato per sottoporsi al Regno di Filippo il Bello, e detestato dal popolo, e lo mandò a morte. Con le leghe feudali cercò un accordo e consentì a concedere le "Carte" ai sudditi della Piccardia, della Borgogna, della Champagne, della Normandia, della Linguadocca, ecc. In fondo, però, tali "Carte" erano circondate da tante restrizioni e correttivi che il loro valore pratico era per la maggior parte illudioso. Quando Roberto, conte di Fiandra, rifiutò di prestargli omaggio di persona, L. X fece ricorso alle armi. Ma invece di iniziare la campagna in un'epoca favorevole, quella della primavera, egli attese l'autunno, stagione delle piogge. Le sue truppe si impantanarono nel fango delle Fiandre, e di conseguenza fu obbligato ad una ritirata umiliante (1315). Il cronista Jean de Saint-Victor attribuisce la morte improvvisa di L. X ad un'investigazione esagerata di acqua fredda.

BIBL.: P. Lehuquer, Histoire de Philippe le Long roi de France (1316-22), Paris 1897, pp. 1-9; Artonne, Le mouvement de 1314 et les Chartes provinciales de 1315, 1912; R. Fawtier, Les Capétiens et la France, 1912, V. indice. Guglielmo Mollat