LUNI (LA SPEZIA), SARZANA e BRUGNA-TO, DIOCESI di. - Diocesi unite nella Liguria.
Su un totale di 245.266 ab., si hanno 243.000 cattolici, distribuiti in 150 parrocchie, servite da 216 sacerdoti diocesani e 83 regolari; un seminario, 15 comunità religiose maschili e 79 femminili (Annuario Pontificio, 1951, p. 257).
Le origini di L. sono incerte. Secondo Tito Livio vi fu trasferita nel 177 a. C. una colonia romana di 2000 cittadini. L'importanza del luogo è evidente dal richiamo di Ennio: «Lunai portus est operae cognoscere cives». La città fiorisce dopo la vittoria di Claudio Marcello sui liguri apuani, velleiati e finiati; lo scavo dei marmi di Carrara, iniziato nel sec. I a. C., ne aumenta la fortuna. Vengono costituite la curia, il foro e la basilica; funzionano le magistrature municipali e un anfiteatro. Nel sec. v d. C., Rutilio Namaziano la saluta ancora come una smagliante visione. Durante le invasioni barbariche grazie alla salvaguardia della flotta d'Oriente, che aveva base permanente nella Sardegna, L. diventa la maritima provincia Italorum, legata da frequenti rapporti marittimi con Roma e Bisanzio. All'inizio del sec. VIII L. capitolò sotto Liutprando e fu aggregata al ducato longobardo di Lucca. Alla discesa dei Franchi non ebbe diversa sorte, sinché fu assalita dai Saraceni nell'849 e dai Normanni nell'860.
Il cristianesimo fu predicato a L. nei primi tempi, senza che si sappia chi fu il primo vescovo; nel 465 il vescovo lunense s. Felice sottoscrive al Concilio Romano. Altri vescovi noti sono: Vittore (499-503), Giusto (556), S. Venanzio (594-603) ricordato nell'epistolario di S. Gregorio Magno; Tommaso, presente al Concilio Lateranense del 649, e Severo a quello del 680. Un Martirologio lunense elenca vescovi le cui figure sono confuse con la leggenda,

Lunetta - L. con la Pietd. Dipinto di Carlo Crivelli. Nuova York, Metropolitan Museum.
come s. Solaro, s. Terenzio, s. Ceccardo, ecc. La vita cristiana di L. si manifesta con la cattedrale di S. Maria e con pieni in territori, dove il culto pagano resistette fino al sec. VIII, e con l'erezione di abbazie come al Tino, a Brugnato, ad Aulla, a Linari, ecc. Dopo lo sfacelo della marca e del Comitato, la figura del vescovo si affermò decisamente contro le invadenti dinastie obertenghe, conseguendo già nel 900 da Bercagnario, nel 963 da Ottone I e nel 981 da Ottone II, l'immunità sulla zona più ricca della Lunigiana. Si inizia così il potere temporale del vescovo, al quale è riconosciuta la sovranità comitale nel territorio della Lunigiana, totum in integrum, prima assai di riceverne l'investitura ufficiale (1185) da Federico I. Il vescovo è di fatto e di diritto il conte della Lunigiana con facoltà di coniare monete, e il Liber Iurium della Chiesa lunense, il famoso Codicie Pelavicino, ne ha raccolto gli atti dal 900 al 1207. La sua giurisdizione si estende sulle Isole Capraia e Gorgona, Palmaria e Tino, con i celebri monasteri; nelle tre valli della Magra, della Vara e del Frigido, lungo tutto il versante meridionale dell'Appennino, spingendo le sue propaggini al di là di quelli; a settentrione nelle valli della Parma e del Taro, e a levante nella valle del Serchio e sino quasi a Pietrasanta.
Probabilmente dopo l'incursione saracena agli inizi del Mille, i vescovi posero la loro sede ad Ameglia, a Carrara e a Sarzane, finché nel 1204, il vescovo Gualtieri, trasferì la Cattedrale a Sarzana, la quale però otterrà il riconoscimento pontificio come sede vescovile definitiva, solo nel 1465 da Paolo II. Ma già nel sec. XVI, la autonomia della Lunigiana va scomparendo: e lo stesso Dante Alighieri, paciere fra i Malaspina dello Spino Secco e il vescovo Antonio di Camilla, ne segna il tramonto, a Castelnuovo Magra, il 6 ott. 1306. Anche la potestà spirituale fu circoscritta: dopo le Isole Capraia e Gorgona, passate alla diocesi di Pisa, nel 1133, Innocenzo II, riconoscendo immediatamente soggetta alla Sede Apostolica la diocesi di L., le toglieva l'abbazia del Tino per aggregarla alla nuova arcidiocesi di Genova, e costituiva in diocesi autonoma con i suoi vasti possedimenti l'abbazia di S. Colombano di Brugnato. Infine Alessandro III, nel 1161, sottraeva anche la zona di Portovenere, nel golfo della Spezia, per unirla ai possessi di Genova.
La serie dei vescovi guerrieri termina con Gabriele Malaspina, che nel 1355 ottiene da Carlo IV l'inutile riconoscimento dei suoi antichi privilegi e il titolo di Principe dell'Impero. A lui succedono vescovi domenicani e francescani. Ma la gloria più fulgida ebbe la diocesi in Tomaso Parentucelli, poi Niccolò V, il quale, sarzanese, consentì che al nome di L. la diocesi unisse quella di Sarzana e al Capitolo della città incorporò i possessi dell'abbazia del Corvo, sulle foci della Magra, e degli Agostiniani di Vezzano Ligure. I suoi familiari abbellerono con sovrana munificenza la recente Cattedrale e costruirono l'esposizione lasciando impronta di larghissima liberalità.
Nel 1545 Simone Pasqua, vescovo di L.-Sarzana, è presente al Concilio di Trento ed inizia la serie dei vescovi cardinali (1561-65). Lo segue il card. Benedetto Lomellini (1565-72) e, dopo i vescovi G. B. Braccelli, insigne prelato e diplomatico di Curia (1575-89) e G. B. Salvago (1590-1632), fondatore del Seminario diocesano, il cardinale vescovo G. D. Spinola (1632-36). Altre figure emi
nenti della diocesi, in quel tempo sono i due card. Zacchia (Emilio, m. nel 1605 e Ludovico, m. nel 1637), mons. Favoriti Agostino, segretario di Stato di quattro pontefici (m. nel 1682) e il card. Lorenzo Casoni.
Anche la sede di Brugnato ebbe un periodo di floridezza nel '500 per merito soprattutto del vescovo Filippo Sauli (1512-28) il quale combinò con l'arci-vescovo di Genova, come da bolla di Leone X (1518), la permuta di alcune parrocchie, così da ottenere la zona a mare di Sestri Levante; suscitò a nuova vita il Capitolo cattedrale, fondando sei canonicati, e segnò la ripresa della vita spirituale in diocesi. Gli successore come amministratori il card. Grimaldi (1528), il card. Trivulzio (1535) e il vescovo Antonio di Cognoro che intervenne al Concilio di Trento. In seguito, per gli avvenimenti politici si andò sempre più disgregando il senso dell'unità lunigianese; la regione fu governata con alterne vicende dai Genovesi, dagli Sforza, dal granduca di Toscana e dal duca di Modena, e le nuove egemonie politiche suscitarono nuove circoscrizioni diocesane. Pio VI, nel 1787, con la bolla In suprema, creò la diocesi di Ponte-moli, togliendo 124 parrocchie a quella di L. e a quella di Brugnato le chiese di Zeri, Teglia, la vicaria di S. Pietro di Pontremoli, Gotta e Buzzo nella Val di Taro. La nuova diocesi fu dichiarata suffraganea di Pisa alla quale, nel 1798, dové cedere il vicariato di Serravezza. Parve allora opportuno trasferire la sede vescovile di Brugnato alla Spezia, ma fu lo stesso re di Sardegna, Vittorio Emanuele I, a proporre alla S. Sede la definitiva unione di Brugnato con Sarzana e di Noli (un tempo retta dal vescovo di Brugnato) a Savona «attese le ristrette popolazioni e la tenuità dei redditi delle mense vescovili». Ciò avveniva nel dic. 1820, per decisione di Pio VII. Nel 1822 Pio VII, con la bolla del 20 febbr., faceva di Massa, compresa nella diocesi, un nuovo vescovato suffraganeo di Modena, togliendo a L. 109 parrocchie. Un progetto ministeriale del 1865, mirava persino a sopprimere il vescovato di Sarzana.
All'inizio del sec. XX, lo sviluppo della Spezia, in breve tempo assurta a grande città, impose un rimaneggiamento delle antiche circoscrizioni diocesane in Lunigiana. Nel 1923 La Spezia fu dichiarata capoluogo di provincia e, nel 1929, Pio XI con la cost. apost. Universi dominici gregis del 12 genn. 1929 (AAS, 21 [1929], pp. 114-46) riconobbe La Spezia legittima erede della sede vescovile di L., assegnando le denominazione: «diocesi di L., ossia La Spezia, Sarzana e Brugnato». Alle tre città vengono riconosciuti i diritti dei vescovili, però sotto un unico Pastore ed un'unica Curia, stabilita definitivamente a La Spezia, la quale eredita tutti i privilegi di L. Primo vescovo-conte fu eletto mons. Giovanni Costantini, già amministratore apostolico e ideatore del concorso nazionale per il progetto della nuova cattedrale da dedicarsi a Cristo Re. - Vedi tav. CXVII.
finora ignorata, Lucca 1918: id., L'epitaffio di Leodegar versava di L. nel sec. VIII, in Giornale storico della Luminigiana, 10 (1919). pp. 1-111; id., Iustus versava di L. e la sua epigrafe sepolturale, ibid., 11 (1920). pp. 53-67; id., Il registro della Curia versava di Brugnato, ibid., 12 (1921). pp. 19-51, 81-102; G. Volpe, Luminigiana medievale, Firenze 1923; U. Formentini, I versava di L. nel periodo carolingio, in Giornale storico della Luminigiana, 13 (1923). p. 81 seg.: id., Leggende della Maritima, in Giornale stor. e lett. della Liguria, nuova serie, 3 (1927). pp. 281-308; id., In-troduzione alla storia ed all'archeologia cristiana di L. in Memorie dell'Accademia luginiana di scienze G. Capellini, 9 (1928). pp. 3-37; id., L'abbaia di S. Salvatore di Linari e le sue strade, in Giornale stor. e lett. della Liguria, nuova serie, 9 (1933). pp. 16-20; id., Brugnato. Gli abati, i vescovi, i cives, in Memorie dell'Accademia luginiana di scienze G. Capellini, 20 (1939). pp. 3-47 (numero unico); id., Un nuovo vescovo nella serie dei primi vescovi di L., Pontremoli 1940; P. F. Ferro, Il monte di Tinetto, La Spezia 1928; P. Rosso, Vita di mons. Giacinto Rossi O. P., vescovo di Sarzana, 1910. Per la storia dell'arte: A. Neri, La cattedrale di Sarzana, Sarzana 1900; F. Podestà, Arte antica del duomo di Sarzana, Genova 1904; U. Mazzini, Il primitivo battistero di L., in Atti della R. acc. delle scienze di Torino, 54 (1918-19). pp. 381-90; U. Formentini, Arte fran-cescana, monumenti e marmi gotici e Sarzana, La Spezia 1927; id., Intorno al duomo di Sarzana, in Giorn. stor. e lett. della Liguria, nuova serie, 3 (1927). pp. 43-47; id., La Spezia, il suo duomo, il suo blasone, La Spezia 1927; N. M. Conti, Chiese medievali a due navate in Luginiana, in Memorie dell'Accademia luginiana di scienze G. Capellini, 8 (1927). pp. 7-22; C. M. Richter, The Crucifix of Guglielmus at Sarzana, in The Burlington Magazine, 1927. Casimiro Bonfigli