LUZZATTO, MOSÈ HAJJIM

LUZZATTO, MOSÈ HAJJIM. - Poeta e cabalista ebreo, n. a Padova nel 1707, m. in Palestina nel 1746. Già da bambino compose poesie ebraiche. Molto giovane si occupò di studi cabalistici. Talune poesie redatte in stile biblico dimostrano una tendenza al sabbatinismo. Per la sua intensa vita mistica si convinse di aver dei colloqui con un essere celeste o maggidh («narratore», «annunciatore»), con Adamo, i Patriarchi, Mosè, il profeta Elia ed altri. Le «rivelazioni» furono da lui inserite nei suoi scritti cabalistici. L. fu capo di una zöhar (v.).

Una lettera scritta da un suo scolaro e che parlava delle sue visioni arrivò casualmente al capo della lotta contro il sabbatinismo, Mosè Chagis, ad Altona; questi a sua volta si rivolse nel nov. 1729 al rabbinato di Venezia perché si opponesse all'area luzzattiana. L. si mise in corrispondenza con Chagis. Questi, non soddisfatto delle dichiarazioni avute, cominciò a gettare l'alarme fra i rabbini italiani che risposero con molta pacatezza. In seguito ad una scomunica da parte del Chagis, L. promise di rinunciare alla sua attività cabalistica. Andatogli male il commercio, tornò agli studi prediletti. Scomunicato dal rabbinato di Venezia nel 1735 si mise a viaggiare all'estero, incontrando opposta accoglienza; a 40 anni si recò in Palestina per i suoi studi cabalistici.

L. è autore di poesie occasionali, di drammi allegorici, di 150 salmi che imitano quelli biblici, di una Poetica e Retorica, di una Metodologia talmudica, di un trattato di morale (Mésillath jésirim, «Sentiero dei resti»), con trad. tedesca di J. Wohlgemuth, Berlino 1906 e Francoforte s. M. 1925, di dialoghi di contenuto filosofico, religioso, di logica, ecc.

BIBL.: U. Cassuto-S. H. Horodezky-I. Heinemann, s. V. ENOCH. Jud., X. coll. 1240-49.