LUZZAGO, ALESSANDRO. - Nobile bresciano, una delle più significative figure della Riforma cattolica a Brescia, n. nell'ott. 1551, m. a Milano il 7 maggio 1602, assistito dal card. F. Borromeo.
Laureato in teologia a Padova (1586), avrebbe voluto entrare fra i Gesuiti, suoi maestri, ma, anche per accontentare il padre, non fu né religioso né sacerdote, bensì un apostolo laico e spese tutto il suo tempo nel rianimare le istituzioni pie bresciane e nel crearne delle nuove.
Le principali sue fondazioni sono: le Scuole della dottrina cristiana; la Compagnia di S. Maria della misericordia dei prigionieri, improntata allo statuto della Confraternita romana di S. Giovanni Decollato; la Congregazione dello Spirito Santo, per organizzare le forze moralie del gentiluomo più zelanti della città; la Casa di Dio dei mendicanti. Infuse nuova vita nella più istituzione degli Avvocati per la cause dei poveri, fondata da Domenico Bollani. In tutta l'attività apostolica del L., secondo lo spirito della Compagnia di Gesù, si scorge una costante subordinazione della contemplazione all'azione. La sua causa di beatificazione fu iniziata dal p. Bartolo, e non fu, se conservato, mai, gli atti nell'antica sacra della chiesa della Pace di Brescia.
Felicie da Marcetto