MAC HALE, JOHN. - Prelato irlandese, n. il 6 marzo 1791 a Tobbernavine, m. il 7 nov. 1881 a Tuam. Studiò al College di Maynooth e, ordinato sacerdote, vi insegnò teologia. Fu coadiutore del vescovo di Killala. In lui, ad una incrollabile intransi-genza dottrinale, si accoppiava un vivissimo senso patriottico: accanto al O'Connell, fu il più noto dei nazionalisti irlandesi.
Difficilmente si serviva dell'inglese, la lingua dei dominatori, contribuendo personalmente con traduzioni in irlandese a tener vivo il sentimento nazionale. Nella questione scolastica era contrario all'istituzione di scuole unite. Venne a Roma nel 1831. Tre anni dopo fu eletto arcivescovo di Tuam; quando nel 1852 il Newman giunse a Dublino quale rettore della nuova Università cattolica, M. H. non si mostrò troppo entusiasta di tale scelta, perché vedeva nel Newman non solo l'ex protestante e l'Oxford man, ma l'inglese. Nel 1854 fu nuovamente a Roma per la proclamazione del dogma dell'Immacolata

Macerata, diocesi di - Loggia del popolo o dei Mercanti (1504-1505). Su disegno di Cassiano del Fabriano.
e presentò al Pontefice un suo poema in lingua irlandese sull'Immacolata Concezione. Tradusse in irlandese il Pentateuco ed i primi otto libri dell'Iliade. Nella lingua isolana scrisse anche un catechismo diocesano. Al Concilio Vaticano fu tra coloro che consideravano inopportuna la definizione dell'infallibilità pontificia.
MACHaut (Machault), Guillaume. - Poeta e musicista n. ca. il 1300 a Machaut (Champagne). Chierico nel 1323, m. nel 1377 canonico della cattedrale di Reims.
Oltre alla ricca produzione di opere profane, lais, virelais, chansons ballades, rondeaux, ballades notées, in cui è l'aspetto più peculiare della sua arte, egli compose anche 23 mottetti a 3 e 4 parti su testi latini e francesi, in cui predomina la tipica fattura isoritmica che pure si nota in una ballata e in un rondeau, ed un hoquetus sulla parola David inserita sul testo liturgico Alleluia, Nativitas ex stirpe David, brano in cui si è voluto vedere una derivazione dall'organum triplum di Perorinus, basato sullo stesso Alleluia. L'opera però degna di particolare ricordo è la Messa Notre Dame a 4 voci, primo esempio di messa polifonica composta interamente da un solo autore (l'unico precedente storico infatti, la Messa di Tournai, era la riunione di brani di vari compositori, scritti in età diverse). La Messa ha, oltre il valore storico di priorità nel suo genere, quello di un primato estetico di ideale bellezza.
La Messa riunisce vari generi di composizione, da quello fugato, con imitazioni e ripetizioni che si trovano nel Kyrie, a quello tipico della forma conductus nel Gloria; mentre nel Credo, esente da ogni melisma per la natura dogmatica del testo, si intessono grandi e solenni accordi a cui fa da sfondo la melodia gregoriana; nel Sanctus e nell'Agnus Dei il materiale tematico della Messa gregoriana (oggi XVII dell'ed. vaticana) diviene in modo più concreto base melodica di un procedimento compositivo che ha tutte le caratteristiche stilistiche del mottetto isoritmico, così come tutta la Messa fu a buon diritto definita «un gigantesco mottetto» (L. Lachs). La Messa è stata stampata di recente (1949) a cura dell'American Institute of Musicology in Rome (Corpus mensurabilis musicae, 2) nella trascrizione di G. de Vau. Già insigni storici ne avevano pubblicate parti notevoli e Chailley ne aveva dato alle stampe una trascrizione per uso pratico (1948). I mottetti e le altre opere si trovano disseminati in 37 codici ca. nelle biblioteche di Parigi, Chantilly, Firenze, Padova, Modena ecc.