MACARIO, abate di PELECETE, santo. - N. a Costantinopoli, m. ca. 1829. Successore di s. Ilarione (fine del sec. VIII), lo eguagliò nello zelo per le sacre immagini; è chiamato tautomagro per la sua intercessione nel curare le malattie e per ottenere la pioggia. Uomo istruito oltre il comune, fu da s. Tarasio ordinato sacerdote; ma ebbe a soffrire non poco dagli imperatori iconoclasti Leone Armeno e Michele Balbo. Alla sua morte era più che settantenne, relegato in esilio nell'ignota Isola di Afrosia, forse la Dafnusia di Tolomeo. Festa il 18 ag., della traslazione il 19 apr.
BIBL.: Acta SS. Aprilis, I, Anversa 1675, pp. 815-20; Acta graeca, scritti dal suo successore Saba, in Anal. bolland., 16 (1897), pp. 142-63; Ch. von de Vorst, Note sur Macaire de Pélecide, ibid., 32 (1913), pp. 270-73. Emanuele Candal