MACARIO D'ALESSANDRIA

MACARIO d'ALESSANDRIA. - Sulle diverse persone di nome M. che erano celebri in Egitto ha trattato C. Butler (The Lausiac history of Pallas, III [Texts and Studies, 6, 11], Cambridge 1904, p. 193 sgg.). Di M. d'A. parla Palladio, ibid. 18 (pp. 47, 22 sgg.) che l'ha conosciuto personalmente. Porta anche il soprannome: δοῦλις (Socrate, Hist., IV, 23), che Sozomeno, Hist. ecc., III, 24 interpreta con δοῦλις, ossia l'abitante della città d'Alessandria e anche di M. il Giovane, per distinguerlo dall'omonimo, detto M. l'Egiziano o il Vecchio. Anacoreta in Egitto, morì verso il 393.

È stato attribuito a lui un Sermone exitu statuque animarum post hanc vitam (PG 34, 385-92; anche in traduzione siriaca: V. A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, p. 86 e n. 1 e in traduzione araba G. Graf, op. cit. in bibl., p. 395), ma certamente a torto. Apocrifa è anche la Regola di M. ad monachos (PG 34, 967 sgg.).

BIBL.: Una vita copta di M. d'Alessandria pubblicata da E. Amélèneau in Annales du Musée Guimet, 25 (1894), pp. 235-261; vita in lingua araba: G. Graf, Geschichte der christl. arab. Literatur, I, Città del Vaticano 1944, p. 395; A. Amann, Macarie d'Alexandre, in DTHC, IX, 11, col. 1440 sgg. Erik Peterson