MALCHIONE. - Secondo Eusebio (Hist. eccl., VII, 29, 2), era capo della scuola di retorica e grammatica greca ad Antiochia. La formulazione esplicita di Eusebio suggerisce che M. non aveva una scuola privata, come Libanio, ma era a capo di una corporazione di retori o capo di una scuola municipale (del Museion?). Interessante il fatto che un cristiano in questo tempo potesse accupare ad Antiochia un posto così rilevante.
Accanto a questa sua professione, era stato, secondo Eusebio, insignito della dignità presbiteriale, per la sua ortodossia. Difatti nella discussione con Paolo di Samostata riceve la denominazione di presbitero. Sorprende però la coesistenza fra professione retorica e dignità presbiteriale (G. Bardy, [V. BIBLICA.], pp. 279-281). E questa difficoltà si rivela anche nel fatto che M. appare nel secondo Concilio, convocato contro Paolo di Samostata (268), come la persona principale nella discussione con l'ereditio. Gli esempi, invocati da Bardy ([V. BIBLICA.], p. 305 sgg.) per spiegare il ruolo di M. nel Sinodo, non reggono. Forse ha ragione P. Batiffol, che paragona l'opera svolta da M. a quella dell'addessor (giureconsulto) tra i magistrati romani (Origines du règlement des conciles, in Etudes de liturgie et d'archéologie chrétienne, Parigi 1919, p. 94); e se M. è chiamato «sostina», bisogna ricordarsi del lavoro politico che svolgevano i «sostini» presso i magistrati. In ogni modo M. era un uomo di cultura greca, che introducendo la terminologia filosofica greca nella disputa sapeva convincere il vescovo eretico. È quasi sicuro che il Malchione il quale ha sottoscritto la lettera sinodale (Eusebio, Hist. eccl., VII, 30, 2) non sia identico al sostina M. (così anche Bardy [V. BIBLICA.], p. 298).
BIML.: G. Bardy, Paul de Samostate, Lovanio 1929, pp. 279, 308, 319 sgg., 232, 481 sgg.