MADONNERI

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MADONNERI - Venero così chiamati a Venezia quei pittori di immagini sacre, di origine per lo più cretese, i quali già nel sec. XIV, ma più ancora dal XV fin quasi al XIX, lavorarono ed ebbero le loro botteghe in detta città, ov'era fiorente una colonia di Greci, che, alla fine del Quattrocento, riuscì ad avere una propria «scuola» ed una propria Chiesa. Di là essi diffusero i loro prodotti in gran copia nel mondo balcanico e russo oltre che, più limitatamente, nella stessa Italia. Ultimi eredi della tradizione bintantina, la svilirono in un meccanizzato ripetere di antichi schemi ov'era raro trovare qual-che cosa più di un'abilità artigiana. E se a contatto dell'arte italiana e veneta in particolare innestarono nei loro modi nuovi elementi, e giustificarono per sé la denominazione di veneto-cretesi, difficilmente riuscirono ad assimilarli con profitto.

Il più tipico m. fu Andrea Rico da Candia, attivo nel tardo Quattrocento; nel secolo successivo il ruolo di caposcuola fu tenuto da Michele Damasceno e nel sec. XVII le personalità più notevoli furono quelle di Emmanuele Zanfurnari e di Emmanuele Zane da Retimo, poeta e prete oltre che iconografo fecondissimo. Maggior interesse ha però la figura di Giorgio Clontza, vissuto tra i due secoli, che, come più tardi Teodoro Pulaki da Cidonia e i pittori delle Isole Ionie, si ispirò particolarmente al manierismo italiano con risultati di un certo valore. Si ricorda poi anche Domenico Theotocopuli che fu originario di Creta e nella fase iniziale della sua attività artistica fu strettamente legato alla pittura dei m.,