MALACHIA, santo - Inizio delle profezie dello pseudo M. secondo l'ed. di Venezia 1595; la continuazione si troverà alla tav. cxxv.
14-15, 18), e che le oblazioni scadenti (Mal. 1, 8, 13, 14) siano quelle apprestate dai re di Persia (Eid. 7, 20-26). Ciò indicherebbe il tempo post-neemiano e giustificherebbe pure il silenzio su M. in Esdra-Neemia. Quasi nulla si sa di M.
I Settanta in Mal. 1, 1 lo designano rangelo (ἔγγελος), traducendo l'ebr. Malé'áhlí (= «nunzio di Jahveh» o «nunzio mio»). Secondo lo Pseudo-Epifanio, De vitis prophet., 22 (PG 43, 412 sg.), sarebbe nato a Sopha dalla tribù di Zabulon. Per altri era un angelo od un uomo angelico. Poiché tratta con esattezza e predilezione del culto, dei sacerdoti e del tempio, non si può escludere la sua discendenza levitica. Festa il 14 genn.
L'ambiente storico è caratterizzato da rilassamento generale nei costumi, indegnità dei sacerdoti, matrimoni misti, divorzi, avarizia, ipocrisia, fatalismo e cecità morale, né decime né tributi resi, scoraggiamento prodotto da miseria, ingiustizie sociali, inferiorità economico-politica nei confronti dei pagani, sfiducia verso la provvidenza, la bontà e la giustizia di Dio, disillusione per un ideale creduto svanito. Soprattutto erano tali i disordini di ordine religioso da invocarsi come rimedio l'abolizione del culto e del sacerdozio. Però era vivo il messianismo e si attendeva con impazienza il «Dominatore» per il trionfo della giustizia. Israele vantava solo dei crediti e nessun debito con Dio.
Il libro di M. si può dividere in due parti: la 1ª parte (1, 1-2, 16) tratta: a) la mormorazione del popolo che Dio non ami Israele è ingiusta avendolo preferito fin dall'origine ad Edom; b) i sacerdoti disprezzano il nome di Dio, non riverendolo come padre e signore, dichiarando l'altare spregevole ed offrendovi cose indegne persino di un governatore (peháh). Meglio quindi chiudere il Tempio. Al contrario: «Dall'Oriente all'Occidente grande è il nome mio tra le genti ed in ogni luogo al mio nome si turifica, si offre, e, per giunta, con oblazione pura». Essi invece ritengono la mensa del Signore contaminata e
poco redditizia, onde con indolenza fanno offerte illegali provenienti da furti. La maledizione colpirà le sementi; Dio getterà loro in faccia gli escrementi delle loro offerte; c) a tutto il popolo aspramente rimprovera i divorzi ed i matrimoni misti (2, 10-16). Sono una crudeltà, un insulto alla dignità della discendenza (da Abramo) ed alla legge; un'abominazione che profana ciò che è santo.
La 2ª parte (2, 17-3, 22: secondo la Volgata a, 3) risponde alle accuse contro la provvidenza divina: a) 2, 17-3, 6: Dio non gradisce i cattivi, non è ingiusto, ma invierà il suo messaggero per preparargli la via e «subito» il «Dominatore e l'Angelo del Patto», tanto desiderato, entrerà nel suo tempio. Ma sarà come il fuoco e la potassa per vagliare rigorosamente innanzi tutto i leviti, onde possano offrire sacrifici con giustizia, e l'offerta di Giuda. Gerusalemme piacerà a Dio; poi per fare giudizio contro i cattivi; b) 3, 7-12: il non rendere le decime e le offerte è un rubare a Dio. Perciò la maledizione li ha colpiti. All'emendazione seguirà tale abbondanza di raccolti da far invidia alle genti; c) 3, 13-4, 3: risponde all'accusa «Non si guadagna nulla a servire Dio che fa prosperare il malvagi». Dio ascolta i gemiti dei buoni e per loro ricordo è scritto un libro davanti a sé. Nel giorno del Giudizio li tratterà come proprietà particolare, come figli, mentre i malvagi saranno bruciati come stoppa senza lasciare traccia. I buoni vedranno il sole della giustizia, nelle cui penne è la guarigione, salteranno come vitelli e calpesteranno gli empi come cenere sotto i piedi.
L'epilogo (3, 23-24; 4, 4-6 secondo la Volgata) ricorda la legge di Mosè contenente le prescrizioni date da Dio nell'Oreb. Prima del Giudizio Dio invierà il profeta Elia per ricondurre il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso quello dei padri, onde poter sfuggire l'anatema.
La canonicità ed autenticità del libro di M. sono incontestate. Taluno dubita della finale 4, 4-6 (3, 22-24), e di 2, 11 o considera 2, 16b una ripetizione di 2, 15b; ma per ragioni poco solide.
M. è citato in Lc. 1, 17; Mt. 11, 10, 14; 17, 12; Rom. 9, 13.
BIBLI: In generale: H. Höpfl - A. Miller - A. Metzinger, Introductio specialis in Vetus Testamentum, Roma 1946, pp. 532-535. Studi: S. ab Auscio, De matrimonium mixti apud Mal. 2, 10-16, in Verbum Domini, 11 (1931), pp. 366-71; B. Mariani, De sacrificio a Malachia (1, 10-11) predicto, in Antonianum, 6 (1934), pp. 193-242, 361-82, 451-74; I. Kroon, De Wederhouti van Elias, in Studien, 131 (1939), pp. 1-11; A. Herranz, Dilex Jacob, Etos autem odio habui, in Estudios biblicos, 1 (1941 sg.), pp. 559-585; R. Rabanos, El sacrificio encariño profetizado por Malaguias, in Cultura biblica, 5 (1948), pp. 151-54, ecc. C. inoltre i commenti di F. X. Patrizi, Roma 1853; O. Isopescul, Cernovitz 1908; C. Lattey, Londra 1934; H. Junker, Bonn 1938. Acattolici: A. Von Bulmering, Dorpat 1926; id., Tartu 1932; W. Lüthi, Basilea 1948; K. Elliger, Guttinga 1950. Bonaventura Mariani
MALACHIA, santo. - Al secolo O' Morgair, n. ad Armagh ca. il 1095, m. a Clairvaux il 2 nov. 1148. Sacerdote a 25 anni, fu assunto da Celso, arcivescovo di Armagh, primate d'Irlanda, a collaboratore nella riforma ecclesiastica che M. Bangor (v.); eletto vescovo di Connor (ca. 1125), diocesi completamente abbandonata, fu costretto a fuggire per una sommossa scoppiata nell'Ulater e si rifugiò nella contea di Kerry, ove costruì il monastero di Ibrach.
Designato da Celso come suo successore, dovette lottare per sei anni con due intrusi, prima di occupare la sede. Dopo tre anni di saggio governo rinunziò alla dignità di primate e fece ritorno a Connor, ove si circondò di monaci, condividendone le austerità, da tutti venerato come il capo spirituale della cristianità irlandese. Temendo che la scissione tra il sud e il nord d'Irlanda, che allora affiorava, incidesse sulla compagine gerarchica della Chiesa, mosse verso Roma (1138). Ma fermatosi a York conobbe i Cistercensi di Rievaulx e decise di passare da Clairvaux, ove s'incontrò con s. Bernardo. Accolto benevolmente da Innocenzo II, gli riferì sullo stato reli-
gioso e sociale d'Irlanda e chiese di potersi ritirare a Clairvaux; il Papa invece lo rimandò in patria come suo legato.
Riprese con maggior lena la riforma, soprattutto dei monasteri, e ormai amico di s. Bernardo mandò giovani irlandesi a compiere il noviziato a Clairvaux, e dopo pochi anni sorse, nella diocesi di Armagh, l'abbazia cistercense di Millefont (1142), da cui ebbero origine quei cinque monasteri, che s. Bernardo nominava con orgoglio. Nel 1148 M. riprese il viaggio di Roma per trattare con Eugenio III la questione del pallio degli arcivescovi irlandesi. Stanco ed ammalato, verso la metà di ott. giunse a Clairvaux, ed il 2 nov. vi morì assistito da s. Bernardo. Il grande monazo, a richiesta dell'abate Congano, scrisse quella Vita s. Malachiae (PL 182, 1073-1118), che è ritenuta la perla dell'agiografia medievale.
Interessanti i cenni all'uso dell'Estrema Unzione (capp. 24 e 31, coll. 1104 e 1115) e al dogma eucaristico (cap. 26, coll. 1105-1106), ed il mordente parallelo tra la vita del santo vescovo e quella degli altri prelati (cap. 19, coll. 1098-1099). S. Bernardo tenne pure due discorsi in transitu Malachiae (PL 183, 481-90), che sono una canonizzazione anticipata, compiuta poi da Clemente III il 6 luglio 1190 (PL 204, 1466).