Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Sacra Scrittura Vecchio Testamento

MALACHIA

Festa: 14 gennaio

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Noto anche come: spagnolo: Malaquías

MALACHIA. - Profeta, l'ultimo del canone del Vecchio Testamento, detto perciò « sigillo dei profeti ». Profetò dopo l'esilio, durante la dominazione persiana, di cui ricorda il peḥāḥ (« governatore »), e dopo il ripristino del culto nel tempio zorobabelico (Mal. 1, 10; 2, 4 sgg.; 3, 1. 10). Non risulta però se prima, durante o dopo il ritorno di Esdra-Neemia in Palestina. Le ipotesi oscillano tra il 519 e il 425 a. C. Gli indizi forniti dal libro non sono decisivi. Non è probabile peraltro che il peḥāḥ di Mal. 1, 8 sia Neemia, che rifiutò ogni donativo (Neh. 5,

MALACHIA, santo - Inizio delle profezie dello pseudo M. secondo l'ed. di Venezia 1595; la continuazione si troverà alla tav. cxxv.
MALACHIA, santo - Inizio delle profezie dello pseudo M. secondo l'ed. di Venezia 1595; la continuazione si troverà alla tav. cxxv.
(da A. Wion, Lignum vitæ, Pars prima, Venezia 155), pp. 30-31)

14-15, 18), e che le oblazioni scadenti (Mal. 1, 8, 13, 14) siano quelle apprestate dai re di Persia (Eid. 7, 20-26). Ciò indicherebbe il tempo post-neemiano e giustificherebbe pure il silenzio su M. in Esdra-Neemia. Quasi nulla si sa di M.

I Settanta in Mal. 1, 1 lo designano rangelo (ἔγγελος), traducendo l'ebr. Malé'áhlí (= «nunzio di Jahveh» o «nunzio mio»). Secondo lo Pseudo-Epifanio, De vitis prophet., 22 (PG 43, 412 sg.), sarebbe nato a Sopha dalla tribù di Zabulon. Per altri era un angelo od un uomo angelico. Poiché tratta con esattezza e predilezione del culto, dei sacerdoti e del tempio, non si può escludere la sua discendenza levitica. Festa il 14 genn.

L'ambiente storico è caratterizzato da rilassamento generale nei costumi, indegnità dei sacerdoti, matrimoni misti, divorzi, avarizia, ipocrisia, fatalismo e cecità morale, né decime né tributi resi, scoraggiamento prodotto da miseria, ingiustizie sociali, inferiorità economico-politica nei confronti dei pagani, sfiducia verso la provvidenza, la bontà e la giustizia di Dio, disillusione per un ideale creduto svanito. Soprattutto erano tali i disordini di ordine religioso da invocarsi come rimedio l'abolizione del culto e del sacerdozio. Però era vivo il messianismo e si attendeva con impazienza il «Dominatore» per il trionfo della giustizia. Israele vantava solo dei crediti e nessun debito con Dio.

Il libro di M. si può dividere in due parti: la 1ª parte (1, 1-2, 16) tratta: a) la mormorazione del popolo che Dio non ami Israele è ingiusta avendolo preferito fin dall'origine ad Edom; b) i sacerdoti disprezzano il nome di Dio, non riverendolo come padre e signore, dichiarando l'altare spregevole ed offrendovi cose indegne persino di un governatore (peháh). Meglio quindi chiudere il Tempio. Al contrario: «Dall'Oriente all'Occidente grande è il nome mio tra le genti ed in ogni luogo al mio nome si turifica, si offre, e, per giunta, con oblazione pura». Essi invece ritengono la mensa del Signore contaminata e poco redditizia, onde con indolenza fanno offerte illegali provenienti da furti. La maledizione colpirà le sementi; Dio getterà loro in faccia gli escrementi delle loro offerte; c) a tutto il popolo aspramente rimprovera i divorzi ed i matrimoni misti (2, 10-16). Sono una crudeltà, un insulto alla dignità della discendenza (da Abramo) ed alla legge; un'abominazione che profana ciò che è santo.

La 2ª parte (2, 17-3, 22: secondo la Volgata a, 3) risponde alle accuse contro la provvidenza divina: a) 2, 17-3, 6: Dio non gradisce i cattivi, non è ingiusto, ma invierà il suo messaggero per preparargli la via e «subito» il «Dominatore e l'Angelo del Patto», tanto desiderato, entrerà nel suo tempio. Ma sarà come il fuoco e la potassa per vagliare rigorosamente innanzi tutto i leviti, onde possano offrire sacrifici con giustizia, e l'offerta di Giuda. Gerusalemme piacerà a Dio; poi per fare giudizio contro i cattivi; b) 3, 7-12: il non rendere le decime e le offerte è un rubare a Dio. Perciò la maledizione li ha colpiti. All'emendazione seguirà tale abbondanza di raccolti da far invidia alle genti; c) 3, 13-4, 3: risponde all'accusa «Non si guadagna nulla a servire Dio che fa prosperare il malvagi». Dio ascolta i gemiti dei buoni e per loro ricordo è scritto un libro davanti a sé. Nel giorno del Giudizio li tratterà come proprietà particolare, come figli, mentre i malvagi saranno bruciati come stoppa senza lasciare traccia. I buoni vedranno il sole della giustizia, nelle cui penne è la guarigione, salteranno come vitelli e calpesteranno gli empi come cenere sotto i piedi.

L'epilogo (3, 23-24; 4, 4-6 secondo la Volgata) ricorda la legge di Mosè contenente le prescrizioni date da Dio nell'Oreb. Prima del Giudizio Dio invierà il profeta Elia per ricondurre il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso quello dei padri, onde poter sfuggire l'anatema.

La canonicità ed autenticità del libro di M. sono incontestate. Taluno dubita della finale 4, 4-6 (3, 22-24), e di 2, 11 o considera 2, 16b una ripetizione di 2, 15b; ma per ragioni poco solide.

M. è citato in Lc. 1, 17; Mt. 11, 10, 14; 17, 12; Rom. 9, 13.

BIBLI: In generale: H. Höpfl - A. Miller - A. Metzinger, Introductio specialis in Vetus Testamentum, Roma 1946, pp. 532-535. Studi: S. ab Auscio, De matrimonium mixti apud Mal. 2, 10-16, in Verbum Domini, 11 (1931), pp. 366-71; B. Mariani, De sacrificio a Malachia (1, 10-11) predicto, in Antonianum, 6 (1934), pp. 193-242, 361-82, 451-74; I. Kroon, De Wederhouti van Elias, in Studien, 131 (1939), pp. 1-11; A. Herranz, Dilex Jacob, Etos autem odio habui, in Estudios biblicos, 1 (1941 sg.), pp. 559-585; R. Rabanos, El sacrificio encariño profetizado por Malaguias, in Cultura biblica, 5 (1948), pp. 151-54, ecc. C. inoltre i commenti di F. X. Patrizi, Roma 1853; O. Isopescul, Cernovitz 1908; C. Lattey, Londra 1934; H. Junker, Bonn 1938. Acattolici: A. Von Bulmering, Dorpat 1926; id., Tartu 1932; W. Lüthi, Basilea 1948; K. Elliger, Guttinga 1950.

Bonaventura Mariani

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1882–1883.

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Mariani, Bonaventura. “Malachia.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1882–1883. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/malachia.

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Mariani, Bonaventura. “Malachia.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1882–1883. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/malachia.

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