MARCELINO, Papa, santo. - Secondo il Cata-logus Liberianus successe al papa Caio il 10 luglio 1966 e governò la Chiesa romana sino al 304. Questo è l'unico dato sicuro circa il suo pontificato, essendo di certo spuria le due decretali attribuitegli dallo Pseudo-Isidoro. D'altra parte, intorno alla condotta di M. durante la persecuzione di Diocleziano han circolato voci sfavorevoli, che sono anche state raccolte in alcuni scritti e sembrano confermate dall'assenza del suo nome in documenti in cui ci si attenerebbe di trovarlo. Occorre quindi esaminare le varie testimonianze, negative e positive, per giudicare della consistenza di tali voci e della legittimità di avanzare dei dubbi.
Il nome di M. è omesso nella Deposito Martyrum, nel Martirologio geronimiano e nella maggior parte dei cataloghi papali dei secc. v-XII. Sta in-vece al suo posto nel Catalogus Liberianus e nella Deposito Episcoporum al 16 genn. Siccome però in tale giorno il Martirologio geronimiano riporta la deposizione di papa Marcello, qualche studioso ritiene che nella Deposito Episcoporum debba leggersi Marcello e non M.
I donatisti han ripetutamente accusato M. di debolezza nella persecuzione: consegna delle Scritture e offerta di incenso agli idoli. Questa accusa, lanciata verso il 400 da Petiliano, vescovo di Costantina, e ripetuta nel Chronicon donatista del 427, è stata raccolta e sviluppata al principio del sec. VI negli Atti dello pseudo Concilio di Sinuessa, i quali narrano come in seguito alla caduta di M. che aveva offerto incenso agli idoli, si radunarono 300 vescovi a Sinuessa per giudicarlo. M. dapprima negò, poi confessò il suo peccato. Ma poiché i vescovi si rifiutarono di condannare il vescovo della prima sede, M. si scomunicò e depose da se stesso. Un ulteriore sviluppo si ha nella Passio Marcellini, ora perduta, e da questa è passato verso il 530 nel Liber Pontificalis che racconta come M. sacrificò, poi dopo qualche giorno si pentì e perciò fu decapitato insieme ad altri tre cristiani e il suo corpo venne sepolto dal prete Marcello nel Cimitero di Priscilla.
È lecito da queste testimonianze concludere la caduta di M. nella persecuzione? Sembra di no. Infatti, si deve senz'altro rigettare l'accusa proveniente dai donatisti, giacché essa compare un secolo dopo il fatto: gli stessi donatisti l'hanno taciuta alla Conferenza di Car-
tagine del 411 e s. Agostino, che la riporta, l'ha recisa- mente respinta come non provata. Il Liber Pontificalis non ha alcun valore in questo genere di notizie. Gli Atti del Concilio di Sinuessa sono una evidente falsificazione, fabbricata all'inizio del sec. VI, in occasione dello scisma laurenziano, per sostenere il legittimo papa Simmaco e per provare l'assunto: « prima sedes a nemine iudicatur ». Non è affatto sicuro che nella Deposizio Episcoporum debba leggersi Marcelli e non Marcellini. L'omissione del suo nome nella Deposizio Martyrum si spiega benissimo pensando che sia morto di morte naturale, il che, se non è confermato, non è neppure negato dal passo di Eusebio: « Μαρκελλίνος... δν καί αὐτόν δίωγμός κατέληφεν » (Hist. eccl., VII, 32). L'omissione in molti cataloghi dei papi si può spiegare con la facile confusione dei due nomi e con il fatto che, molto probabilmente, non ci sarebbe stato un papa Marcello (v.) e sarebbe quindi inteso M. sotto il nome di Marcello. L'omissione, infine, nel Mar- tirologio geronimiano significa solo che il suo culto era poco propagato. Del resto è certo che M. ha ricevuto il culto presso il suo sepolcro. Dunque la questione della caduta di M. non avrebbe alcun fondamento. Di conse- guenza, non ha senso la teoria del Caspar che vede in quella omissioni una « damnatio memoriae », simile a quella che era in uso nell'Impero. Nella Chiesa tale pro- cedimento non fu mai in vigore, poiché la legittimità dei vescovi si fondava proprio sulla loro successione e conti- nuità. E se dopo il sec. IV invalse presso gli oriental- sotto l'influsso della corte bizantina, la espunzione del nome di qualche vescovo dai dittici liturgici, mai ne fu cancellato il nome dai cataloghi vescovili.