MARTINI, FRANCESCO DI GIORGIO. - Pittore, scultore, architetto, ingegnere militare, n. a Siena nel 1439, m. nel nov. 1501 (la maggior parte dei documenti lo chiama semplicemente Francesco di Giorgio).
Iniziò attività di artista non ancora venticinquenne nella pittura e le sue prime opere, p. es., le Storie di Giuseppe e Susanna nella Pinacoteca di Siena, rivelano la sua discendenza dal Vecchietta. Nel 1464 lo si trova impegnato in un'opera di scultura. Nel 1469 è già attivo in lavori idraulici per la città di Siena, senza tralasciare la pittura e la minatura, derivando elementi anche da Girolamo da Cremona (Madonna dei terremoti, Annunciazione della Pinacoteca di Siena). Si unisce quindi in società con Neroccio (Storie di s. Benedetto agli Uffizi, varie anconette di Madonne), ma se ne scioglie nel 1475. Nelle opere compiute in questo frattempo si notano anche rapporti col mondo fiorentino (Lippi, Baldovinetti, Pollaiolo, Botticelli), ma assimilati solo in parte, come si vede nell'Incoronazione della Vergine (1472) della Pinacoteca di Siena, nell'Assedio di Betulia eseguito nel 1473 su suo disegno nel pavimento del duomo di Siena e nelle due Natività ora nella Pinacoteca (1475) e nella chiesa di S. Domenico (ca. 1489) sempre a Siena. Nel 1477 il M. è già in Urbino, ed è verosimile che, poco dopo il 1472, lavorasse nella parte del Palazzo ducale innalzata da Luciano Laurana. Vi si stavano compiendo le opere di decorazione scultorea (fregi, peducci) e le porte intarsiate (quella con le Arti liberali e i Trionfi, anteriore al 1474, fu certamente eseguita su disegni del Senese).
Questi dunque, verosimilmente col compito di fornire modelli ai decoratori, si trovò a contatto con un mondo assai complesso, in cui le esperienze veneto-lombarde e fiorentine (attive in Urbino con Ambrogio Barocci, Francesco di Simone Ferrucci, Domenico Rosselli ed altri) non erano disgiunte dagli insegnamenti di Piero della Francesca e del Laurana. Però l'interesse di F. di G. per l'architettura doveva essersi acceso prima del suo arrivo in Urbino, forse in occasione del viaggio a Roma compiuto nel 1464 col Vecchietta.
Certo nei disegni dei suoi codici giovanili l'artista già si rivela studioso delle fabbriche romane e fin da allora egli dovette formare, sulle orme del Vecchietta, la sua personalità di architetto. Tuttavia non vi è edifizio che gli si possa assegnare con certezza prima del soggiorno in Urbino. Qui, invece, le sue prime opere possono riconoscersi nel convento degli Zoccolanti (attiguo alla più tarda chiesa di S. Bernardino), e nei lavori del Palazzo Ducale, seguendo con molta libertà i disegni lasciati da Luciano Laurana (torre quadrangolare sovrapposta al prospetto occidentale del Palazzo, loggiato al piano nobile sul cortile del Pasquino, copertura delle sale al piano nobile del Castellare, sistemazione del giardino pensile). Dopo queste prove, F. di G. M. continuò ad operare anche in qualità di pittore (miniature del codice Urbinate latino 508 nella Biblioteca Vaticana) e di scultore (rilievo con la Deposizione della chiesa del Carmine a Venezia). Allo stesso momento creativo vanno avvicinate la Flagellazione della Galleria nazionale di Perugia e la Discordia del Museo Vittoria e Alberto di Londra (terracotta) e della collezione Chigi-Saracini di Siena (stucco). Opere pressoché dello stesso periodo, nel campo dell'architettura militare, furono le Rocche di Sassonevaro, di S. Leo, di Serra S. Abbondio, del Tavoleto, di Cagli e di Mondolfo, tutte nelle Marche. Morto Federico da Montefeltro (1482), F. di G. alternò la sua residenza tra Urbino, Siena, Milano e Napoli. A Siena fu nominato ingegnere della Repubblica nel 1485 e capomaestro del Duomo dal 1498 alla morte, e progettò il nuovo coro della Cattedrale e vi pose gli angeli ed i cherubi porta-candelabri: i primi da lui stesso scolpiti, i secondi eseguiti, forse su suoi disegni, dal Cozzarelli. A Milano fu chiamato nel 1490 per consigli sulla staticità del Duomo in rapporto alla costruzione del tiburio. A Napoli svolse opera di architetto militare al servizio di Alfonso di Calabria, e nel 1495 fece brillare con successo la prima mina. In Urbino attese, dal 1482 a varie riprese, alla costruzione di due chiese, volute per disposizione testamentaria dal duca Federico: il Duomo e S. Bernardino. L'uno andò distrutto nel sec. XVIII, ma dai rilievi che se ne conservano dimostra di rievocare nelle sue forme il progetto elaborato dall'architetto per la chiesa di S. Maria del Calcinaio presso Cortona (1484). S. Bernardino, invece, è una costruzione piuttosto tarda (ma è stato opinato che un primo progetto ne fu dato forse dall'artista allorché da giovine egli innalzò l'attiguo convento). Tuttavia l'elaborazione definitiva di detto progetto non poté aver luogo senza un incontro con il Bramante, dal quale dipendono taluni aspetti che in S. Bernardino sono presenti. Ancora ad Urbino, al tempo di Guidobaldo, il Senese costruì le stalle del
Palazzo Ducale, che impegnavano un grandioso edifizio ora semidistrutto, il convento di S. Chiara e la parte posteriore del Palazzetto Luminati. Infine sono da ricordare il Palazzo della Signoria di Jesi, parte del Palazzo degli Anziani di Ancona e parte di quello Ducale di Gubbio.
Le sue esperienze architettoniche formano la base del suo Trattato d'architettura (di cui il miglior codice sta nella Bibl. nazionale di Firenze e redazioni minori a Torino, a Siena e in Vaticano) e ne differenziano profondamente il contenuto dai dettami di Vitruvio, a cui
F. di G. s'ispira nel disciplinare la materia.-Veditav. XVI.