MASSENZIO, IMPERATORE ROMANO

MASSENZIO, Imperatore Romano - Monete.
MASSENZIO, Imperatore Romano - Monete.

mosse egli stesso contro M., ma con non migliore fortuna di Severo, che dinnanzi alla ben allestita difesa di Roma dovette retrocedere.

Ma avendo Diocleziano, nel Convegno di Carnunto del 308, obbligato Massimiano a nuovamente abdicare, e fatto riconoscere Augusti Galerio e Licinio, e Cesari Massimiano Daia e Costantino, M. non fu più che un ribelle, un usurpatore da eliminare. Sembra che la punizione dovesse venire dagli umori malfidi delle milizie africane, che gridarono imperatore L. Domizio Alessandro, vicario del praefectus praetorio d'Africa, e anche dall'intraprendenza di Costantino, che dalla Gallia portò le proprie milizie in Spagna. La perdita dell'Africa e della Spagna significavano la fame a Roma, e M. dovette decidersi ad agire. Inviò in Africa il proprio prefetto Ceionio Rufo Volusiano che non trovò difficoltà a vincere e uccidere Domizio Alessandro. Ma stolta fu la spietata ferocia con la quale l'Africa fu punita. Era intanto morto Galerio (311) e sempre peggiori erano diventate le relazioni tra M. e Costantino. Non è molto chiaro quale fu l'occasione dell'apertura delle ostilità; parrebbe però che l'iniziativa sia stata di Costantino, che scese rapidamente in Italia e vinse facilmente così piccoli reparti massenziani in Piemonte come un più potente nucleo di forze a Verona. M., che non aveva mai dimostrato qualità militari, aveva pensato di tenersi chiuso entro Roma, allora ben munita di mura e largamente provveduta di viveri. Ma all'ultimo momento uscì dalla città e si recò incontro a Costantino. Lo scontro avvenne a Saxa Rubra sulla Via Flaminia, a poca distanza dal pons Milvius, nonnostante la strenua difesa dei pretoriani che terminarono così con onore la loro burrascosa esistenza. M. fu vinto, e nella fuga annegò nel Tevere.

Tutta la tradizione pagana e cristiana è avversa a M., e lo dipinge come un pessimo e uno spregevole tiranno. Così suole avvenire ai vinti, non solo, ma l'insegna che Costantino diede ai suoi soldati fece considerare il fatto d'armi come grande vittoria cristiana su M., pagano certo fino all'ultimo, ma non persecutore.

Non è possibile riconoscere a M. grandi qualità, ma il senso solenne di grandiosità che egli diede alle sue costruzioni in Roma, la cura efficientissima che ebbe per le grandi vie d'Italia e d'Africa, l'affetto che mostrò per il proprio figlio Romolo, mortogli in giovane età, lo fanno vedere in qualche cosa almeno migliore della sua fama.

BIBL.: E. Groag, s. V. in Pauly-Wissova, XIV, col. 2417 sgg. Sulla politica religiosa di M. verso i cristiani, V. A. Pincherle, La politica ecclesiastica di M., in Studi di filologia classica, nuova serie, 7 (1929), pp. 131 sgg.; E. Caspar, Geschichte des Papsttums, Tubinga 1930, p. 101 sgg. Roberto Paribeni