MASSIMILIANO, SANTO, MARTIRE

MASSIMILIANO, santo, martire. - Di questo martire era conservato il nome negli antichi martirologi con varianti e incertezze d'identificazione. Nel 1680 furono pubblicati per la prima volta ad Oxford gli atti autentici (BHL, 5813).
M., figlio di un Vittore soldato, fu martirizzato a Tebeste in Numidia, il 12 marzo del 295, in seguito al rifiuto al proconsolo Dione di prestare servizio nell'esercito romano. M. stimava incompatibile il servizio militare con la sua professione di cristiano. Il suo corpo, trasportato nella vicina Cartagine da una matrona di nome Pompeiana, fu sepolto presso il martire Cipriano. Nel Martirologio romano è riportato erroneamente col nome di Mamiliano quale martire romano.

BIBL.: Acta SS. Martii, II, Parigi-Roma 1865, p. 103; T. Ruinart, Acta Martyrum, Ratisbona 1859, pp. 340-42; H. Delehaye, Les passions des martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 104-10. Emanuele Romanelli

MASSIMILIANO I di Wittelsbach, duca ed elettore di BAVIERA. - N. a Monaco il 17 apr. 1573, m. a Ingolstadt il 27 sett. 1651. È una delle figure più cospicue del movimento di reazione cattolica tedesca nell'età della Controriforma. Successe nel Ducato al padre Guglielmo nel 1597 e ne continuò l'opera diretta alla restaurazione del cattolicesimo in Baviera, con l'aiuto della Compagnia di Gesù.
Fondazioni di scuole, collegi, seminari, confraternite, contribuirono a dare di nuovo alla Baviera il vecchio aspetto cattolico, in un regime di severa tutela del Duca. Nel 1603 l'Imperatore lo incaricò di intervenire a Donauwerth per ristabilire il culto cattolico voluto dalla minoranza contro la maggioranza luterana della popolazione. M. occupò la città e la tenne. Quando nel 1608 l'elettore palatino Federico V, in difesa del luteranesimo creò l'Unione evangelica dei principi, M. contrappose subito la Lega cattolica con l'appoggio del Papa e del Re di Spagna (1609). Il conflitto tra le due organizzazioni non scoppiò però aperto, perché ai protestanti venne meno l'appoggio di Enrico IV di Francia (m. nel 1610). Però nel 1619, scoppiata la ribellione religiosa in Boemia, Federico vi fu chiamato e proclamato re dai Boemi ribelli; ma a sua volta comparve con le armi della Lega cattolica in difesa dell'Imperatore e riportò la vittoria della Montagna Bianca (8 nov. 1680). La ricompensa fu la concessione dell'elettorato tolto al ribelle Federico V; la spedizione imperiale nel Palatinato del 1623 riconfermò la concessione. M. rimase durante tutta la guerra dei Trent'anni al fianco dell'Imperatore, pur trattando segretamente con il Richelieu quando le affermazioni assolutistiche di Ferdinando II gli parvero pericolose per l'indipendenza del suo Stato. Nella pace di Westfalia seppe assicurarsi l'acquisto del Palatinato.
BIBL.: F. Stieve, Das kirchliche Polizeiregiment in Bayern unter Maximilian I., Monaco 1876; id., Die Politik Bayerns (1591-1607), 1878; id., Kürfurst Maximilian I. von Bayern, 1882; F. Bezold, Kaiser Rudolf II. und die Heilige Liga, 1886; H. Stöcklein, Das Papstschwert des Kürfurst Maximilian I. von Bayern, Gotha 1931; W. Goetz, Die Politik Maximilians I. von Bayern und seiner Verbündeten 1618-51, 3 voll., Leipzig 1942. Francesco Cognasso

MASSIMILIANO I d'Asburgo, re dei Romani ed Imperatore eletto. - N. a Vienna il 22 marzo 1459, da Fe

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derico III di Asburgo e Eleonora di Portogallo. Secondo trattative già corse tra l'Imperatore ed il duca di Borgogna Carlo il Temerario, nell'ag. 1477 sposò la figlia del Duca, Maria, salvando lo Stato borgognone dalle aspirazioni annessionate del re di Francia Luigi XI. La guerra tra M. ed il Re culminò nella battaglia di Guinegate (1479) vinta da M. e si compose con la pace di Arras (23 dic. 1482). M. che ora, morta improvvisamente la consorte, teneva la reggenza per il figlio primogenito Filippo (n. nel 1478) acconsentì a dare al delfino carlo in sposa la figlia Margherita (n. nel 1480) assegnando in dote l'Artois, la Franca Contea, il Maconnais, e rinunciando invece alla Piccardia ed alla Borgogna già occupate dal Re. Il trattato però riconosceva l'esistenza di un conflitto tra la casa di Francia e quella d'Asburgo, attorno al destino dell'eredità di Carlo il Temerario. Dal governo dei domini del figlio, M. fu distolto nel 1486 quando il padre Federico III aderì alle insistenze dei principi tedeschi perché il figlio venisse proclamato re dei Romani ed assumesse il governo dell'Impero nella speranza di una riorganizzazione dell'Impero tedesco. Moro Federico III nel 1493, M. ormai capo dell'Impero non si dimostrò favorevole ai progetti del capo del movimento riformatore, l'arcivescovo elettore di Magonza Bertoldo di Henneberg. L'urto si ebbe sino dalla Dieta di Worms del 1495. I riformatori volevano la costituzione di un Consiglio nominato dai principi e dalle città ed un presidente nominato dall'Imperatore, con l'incarico di governare l'Impero, fiancheggiato da una corte suprema di giustizia. M. respinse tale schema che avrebbe trasformato l'Impero in una confederazione di Stati su cui egli non avrebbe avuto se non una autorità fittizia: acconsentì solo ad una Suprema Corte di giustizia imperiale ed al bando di una pace territoriale perpetua; la Dieta dovette concedere al Sovrano l'istituzione di un tributo universale per l'Impero (il centesimo), per le necessità politiche. Tali decisioni furono riconfermate alla Dieta di Landau del 1496; in quella di Augusta del 1500 fu esaminato il progetto di un Reichsregiment o Commissione di governo formato dai principi elettori, dai rappresentanti dei grandi feudatari e dai delegati di sei circoli in cui si divideva l'Impero. Questo governo

doveva risiedere a Norimberga. L'ordinamento di Augusta nacque morto ed il dissidio tra M. e Bertoldo di Henneberg si aggravò in seguito all'ostilità del Sovrano alle riforme. Morto l'arcivescovo nel 1503, M. agli organi di governo creati ad Augusta contrappose altri istituti governativi che rappresentassero le sue aspirazioni centralizzatrici e fondessero gli interessi dell'Impero con quelli degli Stati asburgici: l'Hofrat, consiglio aulico al seguito del sovrano, corte di giustizia e consiglio di stato; l'Hofkammer, amministrazione fiscale residente ad Innsbruck con tesoriere distinte per l'Impero, per l'Austria e la Borgogna; la Hofkanslei, concelleria imperiale distinta nei tre rami imperiale, austriaca, borgognona. Alla Dieta di Colonia del 1505 M. affermò la sua autorità assoluta; nelle lotte dei due rami dei Wittelsbach riuscì ad intervenire come arbitro, umiliando principi che avevano appoggiata la riforma di Bertoldo di Henneberg legando l'Impero sempre più strettamente alle sorti della casa d'Asburgo.

La politica europea esigeva però l'attenzione continua di M. Il conflitto con la Francia, già apparso nella questione borgognona, si aggravò nella questione italiana, dove però egli aveva di fronte il problema del suo conflitto con Venezia. Nel 1490 egli non aveva esitato ad aderire ai piani dei principi francesi ostili alla monarchia ed aveva sposato per procura l'erede del Ducato di Bretagna, Anna, desiderata dal Re di Francia. Carlo VIII però intervenne energicamente, sciolse d'autorità il mannismo di Anna e M., il quale non si mosse neppure quando vide Anna diventare consorte del Re di Francia. Egli si rassegnò al trattato di Senlis che gli restituiva la figlia Margherita respinta da Carlo VIII ed i territori già assegnati in dote. Né si mosse quando Carlo VIII nel 1494 entrò in Italia ed occupò il Regno di Napoli, calcolando forse sulla possibilità di avere la Francia all'asta contro Venezia. Nel 1495 però prese parte alla Lega di S. Marco per espellere da Napoli Carlo VIII e nel 1496 scese in Italia e si atteggiò a protettore di Pisa, senza però raggiungere alcun risultato. Poiché egli aveva sposato Bianca Maria Sforza, sorella del duca Gian Galaazzo, quando Luigi XII mosse contro Ludovico II Moro per impadronirsi di Milano, M. intervenne in aiuto del Duca ed a tale scopo organizzò una spedizione in Lorena con le milizie svizzere, ma poi, sdegnato contro i Cantoni svizzeri, cercò di fiaccarli con una spedizione della Lega Sveva, che si risolse in uno scacco. M. col trattato di Basilea (1499) dovette riconoscere l'autonomia di fatto dei Cantoni. Tale conflitto permise a Luigi XII di occupare Milano; M. intervenne ed aiutò Ludovico il Moro a ricuperare il Ducato, ma non poté impedire che re Luigi occupasse definitivamente Milano ed imprigionasse il Duca. M. si rassegnò e cercò di sfruttare ora l'alleanza francese contro Venezia, pattendo il matrimonio del nipote Carlo, figlio di Filippo il Bello, con Claudia figlia di Luigi XII (trattato di Blois). Tali accordi non ebbero applicazione; Claudia nel 1506 fu data in sposa al duca di Angoulême, il futuro Francia. Nel 1508 M. rinnovò l'intesa contro Venezia con Luigi XII e con papa Giulio II (Lega di Cambrai). Gli alleati intendevano spartirsi i domini della Repubblica: a M. sarebbero toccate le città di feudo imperiale, Rovereto, Verona, Padova, Vicenza, Treviso, i Frulli col patriarcato di Aquileia. Poiché la inimicizia Venezia gli impediva di recarsi a Roma per l'incoronazione imperiale, l'alleato Giulio II gli concesse di assumere il titolo di imperatore Electus (Erwählter Kaiser). Già dal principio del 1508 aveva attaccato i territori veneziani, ma era stato respinto e costretto ad accettare un armi-stizio; solo dopo la battaglia di Agnadello (14 maggio 1509) scese nel Veneto ad occupare senza combattere Verona, Vicenza, Padova, Feltre; ma i Veneziani arditi tramere ripresero Padova. Giulio II si riconcilia con Venezia. L'Imperatore invece sostenne Luigi XII anche nel tentativo del Concilio scismatico di Pisa contro il Papa: M., rimasto vedovo, per un momento pensò ad una candidatura sua al trono papale, unendo papato ed impero. Dopo la battaglia di Ravenna (11 apr. 1512) per eliminare una egemonia francese sulla penisola, M. fece pace con Venezia e si avvicinò al Papa ed al Re di Spagna.

La Lega del 1513 unì Impero, Spagna, Inghilterra, papato nella lotta contro la Francia, che si doveva invadere entro due mesi. La Lega determinò varie sconfitte francesi, a Guingatete ed a Novara; gli Svizzeri arrivarono sino a Digione e M. ricomparve davanti a Padova. La vittoria francese a Marignano (13-14 sett. 1514) determinò il fallimento della Lega antifrancese. M. nel marzo 1516 arrivò ancora fin sotto Milano, senza risultato. Nel dic. dello stesso anno fece pace con Venezia (Trattato di Bruxelles) che gli abbandonò Rovereto ed aderì a Cambrai alla pace generale (11 marzo 1517).

M. morì il 12 genn. 1519 a Wels e fu sepolto a Wiener-Neustadt nella chiesa di S. Giorgio, sebbene un grandioso monumento sepolcrale gli si preparasse nella Hofkirche di Innsbruck. Fu uomo fantasioso, sensibile all'arte, curioso per ogni innovazione tecnica.

La sua attività politica sostanzialmente non aveva approdato a nessun risultato positivo: meglio riuscita la politica matrimoniale iniziata da Federico III: egli aveva sposato l'erede dello Stato borgognone; il figlio suo Filippo sposò Giovanna di Aragona erede dei Regni di Castiglia e di Aragona; la figlia Margherita, fallito il matrimonio francese, sposò Filiberto II duca di Savoia. La vita politica del sec. XVI doveva essere profondamente dominata dalle conseguenze di tali matrimoni.

Bibl.: L'opera principale è H. Ulmann, Kaiser Maximilian, 2 voll., Stoccarda 1884-91. Documenti e lettere in Correspondance de l'empereur Maximilian I et de Marguerite d'Autriche (1597-19), ed. Le Glay, Parigi 1839; J. Chmel, Urkunden, Briefe und Aktenstücke zur Geschichte Maximilians I. und seiner Zeit, ivi 1845; id., Aktenstücke und Briefe zur Geschichte des Hauses Habsburg im Zeitalter Maximilians I., Vienna 1854-58. Sulle riforme costituzionali, V. A. Bachmann, Die Behördenorganisation Kaiser Maximilians I., in Neue Jahrbücher für das klassische Altertum, 5 (1900); E. Ziehen, Frankfurt, Reichsreform und Reichsgedankens, Berlino 1911; A. Walther, Die Ursprünge der deutschen Behördenorganisation im Zeitalter Maximilians I., Lipsia 1913. Sulle relazioni con l'Italia, V. M. Wolff, Untersuchungen zur Venetiener Politik Kaiser Maximilians I. während der Liga von Cambrai, Innsbruck 1905; id., Die Beziehungen Kaiser Maximilians I. zu Italien, ivi 1909. Sulle relazioni con la Francia, V. A. Schneller, Der Brüsseler Friede von 1516, Berlino 1910; H. Ulmann, Deutsche Grenzücherheit und Maximilians I. Kriege gegen Frankreich, in Historische Zeitschrift, 107 (1911). Altra bibl. in H. Hauser-A. Renaudet, Les Détruits de l'âge moderne, 3a ed., Parigi 1946, p. 10 SEG.; E. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs, II, Innsbruck 1949, pp. 128-213 (con ricca bibl.).