MAXWELL, JAMES CLARK. - Scienziato, n. ad Edimburgo il 13 giugno 1831, m. a Cambridge il 5 nov. 1879. Compì i suoi studi di fisica nella locale Università e nel Trinity College di Cambridge. Fu professore di fisica al Marishal College di Aberdeen (1856-60) e di fisica e astronomia al Kings College di Londra (1860-65). Ritiratosi poi in Scozia, si dedicò ai suoi studi teorici fino al 1871, quando fu chiamato come professore all'Università di Cambridge.
M. lasciò nella storia della fisica una impronta imperitura. Sorvolando sui suoi pregevoli scritti sulla teoria dinamica del calore e sulla teoria dinamica dei gas, che ricostruì e sviluppò in accordo alla precedente teoria termodinamica, e che ancor oggi è fondamentalmente dominata della «legge di M.», come pure su parecchie altre sue pregevoli pubblicazioni, è da rilevare come eccezionalmente importante la sua geniale trattazione sintetica di tutta la elettrologia dal punto di vista delle azioni contigue (cioè con totale esclusione di quali-
siasi ipotesi di azione a distanza), secondo le idee difese da Faraday.
La questione non era certo facile. Sotto l'impressione degli imponenti risultati dell'applicazione della legge della gravitazione universale di Newton ai problemi della meccanica celeste e delle analoghe leggi delle attrazioni e repulsioni elettriche e magnetiche, recentemente scoperte da Coulomb, il sec. XIX si iniziò con l'ideale scientifico di considerare come sufficientemente interpretato qualsiasi fenomeno fisico, quando solo potesse considerarsi ricondotto ad azioni a distanza di tipo newtoniano oppure coulombiano. La repugnanza che aveva provato lo stesso Newton per la considerazione di quelle forze era ormai quasi generalmente superata. Ma un grande fisico che sentiva l'assoluto bisogno di rappresentazioni intuitive dei fenomeni, Faraday, rifiutò la tendenza comune, e cercò di concepire i fenomeni elettrici, magnetici e elettromagnetici allora noti come svolgentisi, non attraverso azioni a distanza, ma a ipotetiche azioni contigue nel mezzo. Codeste vedute di Faraday furono dapprima attribuite alla sua incapacità di seguire astrazioni matematiche; ma quando, guidato da queste inconsuete vedute, Faraday scoprì e coordinò l'imponente e fondamentale complesso dei fenomeni di induzione, sorse in molti il desiderio di vederle espresse in forma più teorica. Fra coloro che tentarono la risoluzione del formidabile problema, M. giunse a risultati che trasformarono tutte le grandi linee dell'elettrologia. Le otto mirabili equazioni che la compendiano e che, in parte almeno, piuttosto che dedotte, egli aveva divinate (sollevano anche violenti critiche per i suoi procedimenti poco ortodossi), condussero tra l'altro alla previsione delle onde elettromagnetiche, alla dimostrazione che esse potevano sostituire con grande vantaggio nello sviluppo dell'ottica le onde elastiche di Fresnel, eliminandone il paradossale etere rigido o, in altri termini, alla costituzione dell'ottica elettromagnetica e quindi alla previsione e poi alla scoperta sperimentale di molti nuovi fenomeni.