MAYA, RELIGIONE DEI

MAYA, RELIGIONE dei. - Al tempo della conquista spagnola, i M. occupavano il Messico meridionale, il Guatemala e l'Honduras. La loro civiltà, una delle più antiche e splendide dell'America precolombiana, aveva raggiunto una eccellenza particolare soprattutto nell'architettura e nella matematica.

Fonti importanti per lo studio della r. dei M. sono le relazioni degli Spagnoli venuti in contatto con i M. subito dopo la scoperta del Nuovo Mondo (una delle più notevoli è quella del vescovo Diego de Landa); tre codici, non completamente decifrati: il Dresdenis, il Tro-Cortesianus, il Peresianus; iscrizioni e rappresentazioni varie su stele marmoree, vasi e dipinti murali. Di una certa importanza sono pure le informazioni contenute in alcuni libri sacri scritti dagli indigeni dopo la conquista, nella loro lingua ma con caratteri latini, quali il Popol Vuh chiamato anche la Bibbia dei M. Quiché, il libro di Chilam Balam (Libro delle cose nascoste) e gli Annali dei Cacchiquel. Un notevole contributo allo studio della r. dei M. è stato dato inoltre dagli elementi superstiti dell'antico culto che si riscontrano ancora tra popolazioni di lingua maya sopravvissute nell'America centrale.

La più antica forma di religione sembra consistesse in un culto delle forze della natura che hanno influenza sulla vita degli uomini: il sole, la luna, la pioggia, la folgorie, ecc. Quando, con l'introduzione dell'agricoltura, la civiltà maya assume nuovi aspetti, anche il sistema religioso divenne più complesso, arricchendosi di credenze e ritmi relativi a nuove divinità benefiche, protettrici dell'agricoltura. In un terzo tempo, in seguito all'invenzione del calendario, alla conoscenza di elementi cronologici ed astronomici nonché all'acquisizione della scrittura geografica, la religione ebbe un ulteriore sviluppo e una maggiore consistenza, dando luogo anche alla formazione di concezioni filosofiche.

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nomici nonché all'acquisizione della scrittura geografica, la religione ebbe un ulteriore sviluppo e una maggiore consistenza, dando luogo anche alla formazione di concezioni filosofiche.

Secondo antiche tradizioni, i M. credevano in un dio creatore del mondo, chiamato Hunab o Hunab Ku (Hu = uno, ab = essenza, stato di essere, ku = dio). Egli era padre di Itzamna, lo Zeus dei M., signore del cielo e del sole, e, quindi, del giorno e della notte. Itzamna fu il primo sacerdote, inventò la scrittura e i codici, diede i nomi alle diverse località dello Yucatan e distribuiti la terra tra il popolo. Nel mese di Mac aveva luogo un rito in onore suo e degli dèi della pioggia, i Chac. Egli, inoltre, era il protettore dei raccolti: il sacerdote, difatti, offrendo il mais cotto al suo simulacro, pregava: «Grande Signore del Cielo, tu che risiedi tra le nubi nell'azzurro, dacci una buona annata di mais». A lui si ricorreva in caso di carestie con speciali cerimonie. In occasione dei riti del nuovo anno i fedeli si raccomandavano a lui perché allontanasse le disgrazie.

Molto venerato era Chac, il benefico dio della pioggia e dei punti cardinali, considerato al tempo stesso una e quattro persone distinte: difatti, quando veniva associato ai punti cardinali, si parlava di un «chac» per ciascuno di essi. A questo riguardo si parlava anche (secondo Cogolludo, De Landa e altri) di quattro fratelli, i Bacab (= attorno alla terra), dèi della pioggia e del vento, dell'alcoltura e della divinazione, i quali, nei quattro punti cardinali, sostenevano la volta del cielo. Ognuno di essi era distinto da un colore speciale e aveva una determinata parte in un rito sulle direzioni del mondo. Chac corrisponde all'azzecchio Tlaoc ed è una delle divinità più antiche della religione dei popoli dell'America centrale.

Moglie di Itzamna, oppure di Kinich Ahau Itzamna, personificazione dell'aspetto solare di Itzamna, era Ixchel, dèi della luna, protettrice delle partorienti e inventrice dell'arte dell'intreccio. Mentre sotto questi aspetti era considerata una divinità benevola, in altri casi era considerata una potenza malefica, rappresentando la forza distruttrice dell'acqua nelle inondazioni e nei diluvi.

Altra divinità importante nel pantheon degli dèi maya era Kukulkan: il suo nome significa serpente piumato, come quello della divinità azteca Quetzalcoatl. Questo dio fu introdotto nella religione maya abbastanza di recente, probabilmente dai Messicani, insieme con un altro elemento nuovo, il sacrificio umano.

Vanno inoltre ricordati il dio del grano, il dio della morte, il dio della stella polare (protettore dei mercanti), il dio del vento, quello della guerra, dei sacrifici umani e della morte violenta, la dea del suicidio, ecc.

I M. credevano in un'esistenza ultraretrrena, dopo la morte. Coloro che in vita avevano tenuto cattiva condotta, dopo morti andavano a Mental, un luogo sotterraneo, umido e freddo, dove, però, non erano sottoposti a torture. Coloro, invece, che erano state vittime nei sacrifici, i suicidi, le madri morte di parto, i sacerdoti, i guerrieri caduti in combattimento avevano il privilegio di raggiungere una sede piena di delizie.

Il culto ufficiale si esplicava in numerose cerimonie, complesse e varie, che comprendevano diverse fasi di svolgimento. Gli elementi costitutivi del rituale erano, in linea di massima, i seguenti: un digiuno preliminare; l'espulsione dello spirito maligno dal corpo degli adoranti; l'incensamento degli idoli; le preghiere; il sacrificio; i banchetti. Per il sacrificio erano scelti preferibilmente esseri viventi - animali terrestri, pesci e anche uomini. I sacrifici umani, però, non facevano parte dell'antica religione, essendo stati introdotti dal Messico in epoca posteriore. Talvolta il fedele offriva alla divinità, che intendeva onorare, il proprio sangue con il quale cospargeva la statua del dio. Si praticava la confessione dei peccati, soprattutto di quelli sessuali.

L'organizzazione del clero era complessa. A capo si trovava un gran sacerdote che trasmetteva ereditariamente la carica. Il clero era diviso in classi, tra le quali si ricordano i chilanes o indovini, tenuti in grande considerazione perché manifestavano al popolo i voleri degli dèi; i nacomache avevano la parte più importante nei sacrifici umani e,