Enciclopedia Cattolica vol. VIII, 1952 Ordini, congregazioni e istituti religiosi Monaci

MECHITAR VARTAPET, ABATE

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Noto anche come: inglese: Peter Manuk, Mekhitar, Mkhitar

MECHITAR VARTAPET, abate - Ritratto dell'ab. M. attribuito a Pietro Longhi: sul tavolo è la pianta del monastero - Venezia, cenobio di S. Lazzaro.
MECHITAR VARTAPET, abate - Ritratto dell'ab. M. attribuito a Pietro Longhi: sul tavolo è la pianta del monastero - Venezia, cenobio di S. Lazzaro.

MECHITAR VARTAPET, abate. - Jeromonaco, al secolo Pietro Manuk, fondatore dei Monaci Armeni di S. Antonio Abate, chiamati Mechitaristi, n. a Sebaste (Sivaz) dell'Armenia Minore il 7 febbr. 1676, m. a Venezia il 27 apr. 1749. Entrò a 15 anni nel Sourp-Nišan, monastero armeno della sua città, prendendo il nome di M. (consolatore).

I cenobi armeni dell'epoca non erano all'altezza della loro missione. M. sedicenne si recò nel monastero patriarcale di Egmiadzin (Caucaso), per seguire l'arcivescovo cattolico Michele, noto per fama d'erudizione. Ne fu deluso e decise quindi di rinunciare ai maestri della sua patria, per trasferirsi a Roma (1695), benché ne fosse stato sconsigliato, ad Aleppo, dal gesuita p. A. Beauvollier, il quale trovava il M. assai erudito nella aveva conosciuti nel Levante. Quindi (1696-1700) intraprese una serie di viaggi ardimentosi tra Costantinopoli e il Caucaso, in cerca di luogo adatto e di qualche prelato o vartapet patrocinatore in appoggio del suo ideale. Fallito questo tentativo e mentre Avetik scatenava a Costantinopoli le prime persecuzioni contro i cattolici ed i loro capi, ivi compreso M., questi, l'8 sett. 1701, fondava il suo Istituto nel convento dei Cappuccini francesi di S. Luigi, suo rifugio inviolabile.

Dietro i suggerimenti dell'ambasciatore di Venezia a Costantinopoli, M. con i suoi discepoli si recò verso la Morea (Peloponneso), dominio veneto dal 1687, ove giunse all'inizio del 1703; e stabilitosi a Modone, in pochi anni costruì un magnifico monastero, e pose le fondamenta di una chiesa (1708). Con due lettere in data 16 giugno 1705, indirizzate l'una al papa Clemente XI e l'altra al card. Fabroni, prefetto di Propaganda, M. avanzò l'istanza per l'approvazione dell'Istituto, quale Ordine monastico armeno riformato di s. Antonio abate. Propaganda ne approvò le Costituzioni un po' rimaneggiate, ad experimentum (1711).

L'opera appena trapiantata a Modone venne tosto schiantata dalla guerra turco-veneta, terminata con il passaggio del Peloponneso ai Turchi (1715). M. e pochi discepoli, spogliati di tutto, furono gettati sulle rive della laguna veneta, dove chiesero asilo e protezione, e dove fu loro accordato, mediante fitto simbolico, l'isolotto di S. Lazzaro (26 ag. 1717).

Un più grande e più bel cenobio con chiesa e biblioteca, ultimati sotto la guida di M. nel 1740, offriva ora degna sede all'opera sua che, attraverso una intensa attività, missionaria, letteraria ed educativa, diventava il centro dell'irradiazione religiosa e culturale del popolo armeno. Difatti, durante il cinquantennio della sua attività, M. promosse incessantemente l'apostolato fra gli Armeni a Costantinopoli, nelle città interne dell'Armenia, in Transilvania, a Belgrado. La sua opera, inizialmente conoscenza della patristica armena e nella confutazione degli eretici. Non rinunziò però al viaggio intrapreso se non a Cipro, causa una improvvisa malattia ivi contratta: fece ritorno alla città natale.

Nella primavera del 1696 M. fu ordinato sacerdote. Pieno di zelo e conscio delle urgenti necessità religiose, culturali e sociali del suo popolo, vagheggiò un Ordine di jeromonaci-vartapet, dotti e magnanimi predicatori, a guisa dei missionari regolari europei che ostacolata, fu resa più spedita da un decreto di Propaganda (26 sett. 1718), da lui personalmente ottenuto, che concedeva a M. e ai suoi successori la facoltà di inviare missionari propri nel Levante. Questo decreto, insieme al quarto voto delle Missioni, prescritto dalle Costituzioni, costituisce la base canonica delle missioni mechitariste.

All'attività missionaria M. aggiungeva quella intellettuale mediante la stampa cattolica. Egli stesso ristampò libri di pietà e di religione e altri ne compose. Si contano una cinquantina di opere edite per opera sua, fra le quali per prima l'Imitazione (Costantinopoli 1700), il Libro delle virtù e dei vizi di P. d'Aragona, il Paradiso dell'anima di Alberto Magno, gli Esercizi di perfezione di A. Rodriguez, il Compendium Theologicae Veritatis attribuito a s. Alberto Magno, e molte altre di contenuto ascetico. Compilò e pubblicò la Grammatica armena, un commentario all'Ecclesiaste, e a s. Matteo, opera voluminosa; un Dizionario armeno, il primo del genere; e molti altri commentari. M., ammirato dai connazionali e dagli stranieri (è stato chiamato un secondo «Illuminatore»), fu sepolto nella chiesa abbaziale a S. Lazzaro. Sono stati iniziati i primi processi per la causa di beatificazione.

Bibliografia4 opere
BIBL.: P. G. Toroscan, Vita dell'abate M., Venezia 1901 (in armeno); M. Nurikhan, Il servo di Dio abate M., ivi 1914; G. Hofmann, Il servo di Dio M. nel secondo centenario della morte, in Civ. Catt., 1949, II, pp. 409-20; Miscell. Pazmavèb. 1950, nn. 7-12.

Garabed Amaduni

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Di Garabed Amaduni

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), coll. 562–564.

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Amaduni, Garabed. “Mechitar Vartapet, abate.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, coll. 562–564. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/mechitar-vartapet-abate.

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Amaduni, Garabed. “Mechitar Vartapet, abate.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 562–564. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/mechitar-vartapet-abate.

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