MELÉZIO, VESCOVO DEL PONTO, SANTO

MELÉZIO, vescovo del Ponto, santo. - Nessun culto ebbe nell'antichità; fu introdotto nel Martiro-logio di Usuardo il cui latercolo passò nel Martiro-logio romano dove è commemorato il 4 dic.
MELÉZIO, vescovo del Ponto, santo. - Nessun culto ebbe nell'antichità; fu introdotto nel Martiro-logio di Usuardo il cui latercolo passò nel Martiro-logio romano dove è commemorato il 4 dic.

Poche notizie si conoscono della sua vita e sono riferite da Eusebio di Cesarea che lo conobbe personalmente in Palestina. Era vescovo delle chiese del Ponto all'inizio del sec. IV e durante la persecuzione di Diocleziano si rifugiò in Palestina dove rimase per 7 anni. Uomo di vasta erudizione, sommamente eloquente e profondo ragionatore, destava l'ammirazione di chiunque lo avvicinasse; pari all'erudizione era la santità della sua vita. Partecipò al Concilio di Nicea (325) dove, nonostante la contraria affermazione di Filostorgio, fu certamente tra i difensori della fede cattolica. S. Atanasio, infatti (PG 25, 557), e s. Basilio (ibid. 32, 208) lo lodano come campione della dottrina ortodossa. Ignoto è il tempo della sua morte.

Bibl.: Eusebio, Hist. eccl., VII, 32; Tillemont, VI, p. 64; Martyr. Romanum, p. 564.

MELFI e RAPOLLA, DIOCESI di... - Città e diocesi in provincia di Potenza, immediatamente soggetta alla S. Sede. L'unione delle due sedi avvenne il 16 maggio 1528. La diocesi conta oggi 51.000 ab., di cui 50.380 cattolici con 41 chiese, 36 sacerdoti diocesani e 2 regolari, un seminario, vari istituti e case religiose. L'attuale vescovo (1951), mons. Petroni, ha unita ad personam dal 1° apr. 1935 la sede di Venosa (1951).

L'importanza di M. comincia con l'occupazione della Puglia da parte dei Normanni della casa d'Altavilla che vi eressero un forte castello, presidio delle conquiste che andarono man mano allargando a spese dei Bizantini e dei principi di Salerno sino a costituirvi una contea. Vi sostennero un assedio nel 1061. Secondo un documento di discussa autenticità, l'arcivescovo di Canosa-Bari avrebbe costituita la diocesi di M. nell'ag. 1037. Non molto dopo anche a R., ad un miglio da M., fu eretta una diocesi; nei suoi pressi un monaco Vitale sulla fine del sec. X vi aveva eretto un monastero. Papa Leone IX fu a M. nel 1050; Balduino vescovo di M. fu presente al grande Concilio di riforma che vi tenne Nicolò II nel 1059 ed a quello che vi tenne Alessandro II nel 1067 per riordinare i turbati rapporti ecclesiastici della regione. Il 10 sett. 1089 Urbano II vi tenne un terzo Concilio. Il vescovo di M., che compare ancora soggetto a Canosa-Bari nella bolla di Urbano II del 9 ott. 1089, fu assoggettato direttamente alla Sede da Pasquale II. Il vescovo Guglielmo fu presente al Concilio tenuto da questo Pontefice a M. nel nov. 1100. M. fu poi teatro della lotta dell'imperatore Lotario II e di Innocenzo II contro Anacleto II ed i Normanni nel maggio 1137.

Del vescovo Ruggero si hanno notizie negli anni 1153 e 1155, mentre di Rodolfo si sa che intervenne al Concilio Lateranense del 1179, indetto da Alessandro III. Un vescovo R... fu deposto da Innocenzo III nel 1215 per gravi colpe. Sono poi degni di menzione tra gli altri: il b. Alessandro da Santelpidio, dottissimo agostiniano eremitano (1325-28), autore di trattati e commentari; Onofrio Fr. Sanseverino (1437) napoletano, che prese parte al Concilio tenuto a Ferrara da Eugenio IV (1438) e costruì un gran convento per i Minori Osservanti diuto nel 1812.

MONUMENTI. - Rovinata più volte dai terremoti, M. ben poco dei suoi monumenti poté conservare. Della Cattedrale ancora rimane il campanile, quadrato su alta base, che serba in due iscrizioni il nome dell'artefice e l'anno della sua erezione: Noslo Romerio 1153, sotto il vescovo Ruggero. L'artista nella parte superiore della torre compose con pietre rosse e nere del Vulture figure

flessioni sullo stato presente del Regno di Sicilia [1801] intorno all'agricoltura e alla pastorizia). Cantò con sensibilità moderna la campagna siciliana (Buccolica) e con galante malizia: la donna (Anacreontichi). In L'origini di lui munito derise le antiche e le recenti concezioni cosmogoniche, soprattutto quella del filosofo moncalese V. Miceli). Il poema umoristico Don Chisciotti e Sanciu Panza costituisce una non del tutto riuscita rappresentazione del contrasto tra ideale e reale, che fu il perenne assillo del poeta. Il quale, tuttavia, non si chiuse nelle posizioni pessimistiche e talvolta ribelli dell'idillio Polemuni, delle terzine Lu chiantu d'Eraclitu, del poemetto Lu specchio di lu disingannu, ma si rasserenò in un moderato ottimismo, che lo conciliava con la vita e con la Provvidenza. Nelle senili Favuli murali, costituenti un corpus senza pari nella favolistica italiana, espresse, per mezzo del mondo animale simpaticamente studiato, il suo ideale d'onoratezza e probità». Della sua opera poetica, in siciliano «illustre», si hanno, numerose versioni in italiano, latino, greco e in altre lingue: notevole quella tedesca del Gregorovius (Lipsia 1886, 2a ed.); il Goethe imitò due strofe del M. in Sizilianisches Lied; il Foscolo tradusse il monologo lirico del Don Chisciotti.

BML: edizioni: Poesie secondo l'ediz. definitiva del 1814, a cura di F. Rampolla, 2 voll., Palermo 1915; Le più belle pagine scelte da F. Lanza, Milano 1936. Studi: G. Navantern, Studio critico su G. M. con saggio bibliografico, Palermo 1904; G. A. Cesareo, La vita e l'arte di G. M., 1912; F. Biondolillo, La poesia di G. M., 1912; L. La Vaccara, La fortuna di G. M., Cagliari 1927; A. Di Giovanni, La vita e l'opera di G. M., Firenze 1934; R. Zanghi, La poesia di G. M., Fossano 1940; Studi su G. M. nel II centenario della nascita, Palermo 1940; G. Busico, G. M., in Rassegna nazionale, 62 (1940), p. 311 seg.; L. Sorrento, G. M., in Vita e pensiero, 31 (1940), pp. 416-26; S. Santangelo, La lingua di G. M., Palermo 1941. Enzo Navarra