«MEMORARE, O PIISSIMA VIRGO MARIA». - Orazione alla Vergine S.ma, espressione di confidenza filiale verso di lei, che non chiude mai l'orecchio alle domande dei suoi figli. Attribuita erroneamente a S. Bernardo, ne contiene però in parafrasi le espressioni: «Sileat misericordiam tuam,
« MEMORARE, O PISSIMA VIRGO MARIA » - MEMORIA
Virgo Beata, si quis est qui invocatum te in necessitatibus suis sibi meminerit defuisse » (Serm. IV de Assumpta, 8: PL 183, 428). Nella precisa forma attuale non è anteriore al sec. XV.
Da principio faceva parte di una più lunga preghiera, che s'iniziava con le parola « Ad sanctitatis tuae pedes, dulcissima Virgo Maria, ... memorare non esse auditum a saeculo... ». Di essa la più antica testimonianza finora conosciuta è l'Antidistarius animae di Nicola Saliceto, cistercense di Strasburgo, pubblicato nel 1489 e poi in parecchie edizioni. Una decina di anni più tardi, il M. appare già staccato nell'Hortulus animae, raccolta di preghiere fatta a cura di J. Wehinger (Strasburgo 1503).
La preghiera divenne mezzo, per opera del servo di Dio Claude Bernard (1588-1641), di numerosissime conversioni e prodigi. Anche il servo di Dio Filippo Roothan, generale dei Gesuiti, la propagò con zelo instancabile, ottenendo nel 1846 indulgente da Pio IX, e la introdusse a far parte di un'orazione in onore della Vergine della Pace: « Ave augustissima regina pacis ».
Si trova quasi negli stessi termini fin dall'antichità anche tra i cristiani dell'Oriente (« Nemo ad bonitatem tuam confugit quin cito misericordiam consecutus sit » ecc.: Canon, Paraclet, in SS. Deiparam, Opus Photi. Cf. A. Ballerini, Sylloge monument., I, Roma 1854, p. 481).
BIBLI: J. B. Terrien, La Mère de Dieu et la Mère des hommes, II, 1, Parigi 1902, p. 494; L. Paulus, Das Alter des Gebetes Memorare, in Zeitschr. f. kathol. Theol., 26 (1902), pp. 604-606; P. De Santi, Maria Regina Pacis, in Civ. Catt., 1915, I, pp. 335-45; E. Campana, Maria nel culto cattolico, I, Torino 1933, pp. 801-807. Arnaldo Lanz